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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 16 Settembre 2012 XXIV Domenica del Tempo Ordinario Anno B

LETTURE: Is 50,5-9a; Sal 114; Gc 2,14-18; Mc 8,27-35

LE LUCI DELL’ALBA



Mi capita spesso di ascoltare le solenni chiacchierate, quelle di tutti i giorni
Gli argomenti sono i soliti…
Crisi economica, evasione altrui del pagamento delle tasse, tradimenti matrimoniali, trasmissioni televisive, cronaca varia cittadina.
E mi capita spesso che scatti la chiusura centralizzata dell’ascolto, un rigetto istantaneo nel perdere tempo per tali argomenti.
Ma sono un tipo paziente e mi piace tanto capire la gente per cui ascolto tutti con molta disponibilità.
Come penso poi capiti ad ognuno di voi, la sera a casa ripenso al vissuto quotidiano con tutti i volti, le opinioni, gli argomenti.
E mi stupisco sempre di questo aspetto: noi cristiani non parliamo quasi mai di Fede, del nostro Credo cristiano
In genere è la sera tardi che scrivo i commenti al Vangelo.
Dopo qualche ora, aprendo la pagina del Vangelo di Domenica prossima ho ricevuto la sorpresa:
“La gente chi dice che io sia?”
Voi cosa avreste pensato?
Che, onestamente, questa domanda sono secoli che non ce la facciamo più in maniera seria.
Il bello della Parola di Dio è che, se non sei proprio un caso disperato, ti coglie in prima persona.
Voglio semplicemente dire che la domanda “La gente chi dice che io sia” la sento rivolta per prima a me e poi (eventualmente) al mio prossimo.
Già, che ne ho fatto di Gesù nella mia vita, in che posto della mia esistenza ho “sistemato” Dio?
Dovrei fare un immersione nella mia vita, prendere il coraggio a due mani ed immergermi nei “fatti miei quotidiani”e ricercare la presenza di Cristo in me.
Ritengo che, per scrutarmi dentro, devo avere dei punti di riferimento solidi.
Il primo è certamente la Parola di Dio;
Poi ci vuole tanta sincerità, smettere con l’atteggiamento di “autoassoluzione” e ricerca di attenuanti derivanti da situazioni esterne;
a questo punto penso che ci voglia anche tanto coraggio…
Forse dobbiamo fare un po’ tutti questa sofferta e faticosa“immersione” nella nostra anima…
Fratelli carissimi, sotto molti punti di vista abbiamo ridotto la presenza di Cristo ad un qualcosa di astratto, una splendida ed edificante convinzione, non avvalorata poi da fatti concreti, che Cristo occupi un posto importante nella nostra vita.
Dobbiamo necessariamente confrontarci, seriamente, con la Parola di Dio
Come sto vivendo i versetti del Deuteronomio che dicono: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai…” (Deut 6, 4-7).
Mamma mia, che parola forte, senza spazi per dribblare, anche per i più volponi (come me).
Amo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze?
Qual è il mio rapporto con i soldi? Che posto occupano nella mia vita?
Veramente al primo posto della mia esistenza metto Dio e non il denaro?
Veramente parlo ai miei figli che Dio è l’unica fonte della vita e che la felicità non è accumulare beni per sé?
Veramente vivo Cristo anche nel matrimonio aprendomi alla vita?
Veramente vivo Cristo sul posto di lavoro sia se sono datore di lavoro non sfruttando il prossimo o sia se sono operaio o impiegato non rubando sull’orario di lavoro, non rubando fingendomi ammalato, non rubando prendendo le “bustarelle”?
Veramente vivo Cristo nella politica o riempio con imbrogli vari il mio conto segreto in banca o schiavizzo e rubo la dignità alla povera gente che ha bisogno di lavorare?
O forse ho ridotto il mio essere cristiano unicamente ad un culto rituale dimenticando il vero culto del cuore?
La mia vita, i miei figli, mia moglie, i miei cari, la mia salute, la mia casa, tutti i miei beni, appartengono a Dio?
Sì, a parole sono preparato e rispondo come Pietro “Tu sei il Cristo”…
Ma poi, di fronte alla croce, alla sofferenza, rimprovero Dio per avermela donata, dico a Dio che è ingiusto nei miei confronti?
“Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
Caro fratello, il Vangelo è chiaro e non lascia margini di interpretazione.
Ora è il tempo in cui sono chiamato a scegliere chi seguire;
Ora è il tempo di seguire le “Orme di Cristo” nella mia vita.
“Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”.
Perdere la propria vita per causa del Vangelo e di Cristo.
Che significa concretamente perdere la mia vita per Gesù?
Se non riesco a darmi una risposta concreta come posso illudermi di salvarmi?
Se non trovo dei fatti concreti dove perdo la vita per Gesù, chi sto seguendo?
Mi capita spesso, a causa del mio ministero, di accompagnare fratelli in stagioni di gravi sofferenze fisiche.
In questo momento sto pensando ad un fratello in particolare che con la sua vita mi mostra una realtà che io raramente ho incontrato anche in luoghi santi, una realtà molto scomoda anche per i cristiani.
La sofferenza vera che diventa donazione. Guardate che è difficile esprimere queste realtà con le parole, è più semplice capire con gli sguardi e con i toni di voce e con il clima che si respira in questa famiglia. Anche se la situazione è per davvero seria io ritrovo in questa famiglia tanta pace e serenità, insieme sempre a tanta speranza. Quando la nostra vita diventa una sequela di Cristo tutto cambia, non è uguale a quello che capita nel mondo. E allora tutto viene purificato e slegato dai pesi della superbia umana e dal pretendere della carne, tutto diventa più leggero. Guardate che non sto parlando di persone che camminano “tre metri sopra il cielo”, ma di persone normalissime, con le difficoltà della crisi economica, con le difficoltà delle cure costose, con le difficoltà di far crescere i figli, con le difficoltà che tutti noi incontriamo ogni giorno…
Eppure ritrovo tanta pace e serenità e allora capsico che con Cristo tutto è diverso e che questa famiglia sebbene cammini per i sentieri terreni e molto più in alto di tre metri sopra il cielo!
Quando io, come uno scolaro, mi reco in questa casa imparo tante cose, soprattutto quella domanda che Cristo pone ad ognuno di noi inizia ad avere una risposta vera.
Poi passa la scena di questo mondo.
Fra un anno, forse fra dieci, magari fra cento passerà il mio tempo e mi ritornerà la domanda:
“Michele, Gesù chi è stato per te?”
Sai che penso?
Forse è meglio che questa domanda ce la facciamo oggi.
Sì, il nostro oggi è il tempo opportuno…

Semplicemente un servo inutile in Cristo



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