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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 15 Aprile 2012 II Domenica di Pasqua - Anno B

Letture: Atti 4,32-35; Salmo 117; 1 Giovanni 5,1-6; Giovanni 20,19-31

COSA SUCCEDE IN CITTA’


Il Vangelo di questa Domenica ci presenta gli apostoli delle prime ore dopo la Resurrezione.
Secondo voi come stavano?
Ve lo dico io:
Alcuni increduli, altri indecisi, tutti sicuramente con un cuore pieno di timori.
Me li immagino i loro pensieri…
Posso dire una cosa?
Forse forse sono anche i pensieri che a volte albergano nei nostri cuori?
Diciamoci la verità, a volte (magari spesso) è difficile credere.
Abbiamo delle situazioni di vita che ci fanno tutta un’altra catechesi.
Altro che sconfitta della morte, resurrezione, vita eterna.
Ci sono situazioni di vita concreta che ci obbligano a rimanere con i “piedi per terra”!
L’esperienza della Pasqua purtroppo per noi cristiani rimane spesso legata ai banchi della Chiesa.
Fuori, nel mondo, con gli amici, neanche a parlarne!
Vero?
D’altronde come si fa?
Sono tempi pieni di confusione, d’incertezze, contraddizioni.
Faccio alcuni esempi che sono banali e nello stesso tempo drammatici.
Case costruite con la sabbia (pensavamo che la cosa più stolta fosse costruire sulla sabbia)
Storie di disperazione con neonati venduti come bambolotti ad un negozio di giocattoli;
Le nostre città che sono diventate come il Far West di John Wayne con ladri che rubano e malcapitati derubati che sparano;
Operazioni di magica “alta economia” dove spariscono i soldi dei sacrifici altrui;
I giovani che hanno bisogno di lavoro, di progettare un futuro ed i lavori che gli vengono offerti sono tutti a termine;
Chi deve alzare la voce e gridare la verità si rintana e chi “non ha pagato il biglietto” fa la voce grossa;
Potrei continuare per pagine e pagine.
Così può capitarci a volte di avere dei dubbi…
“Pace a voi”
Sì, Gesù ci attacca dicendoci: “Pace a voi”.
E’ proprio di Pace che hanno bisogno i nostri cuori.
Non una pace frutto di compromesso, una pace mercificata, finalizzata all’economia, allo sfruttamento.
Abbiamo bisogno della Pace di Gesù,
Della Pace che nasce dalla Croce di Cristo!
“Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco”.
C’è la vera è unica pace che nasce dall’amore, un amore che è donazione totale, l’amore della Croce.
Se vuoi costruire la Pace, dice il mondo, preparati alla guerra.
Dio, l’unico vero Dio, ci dice che se vuoi la Pace ama, ama anche salendo sulla Croce.
La Croce è il trono del nostro Dio, la Croce è il trono del cristiano.
Certo in ogni epoca ci saranno gli increduli, ogni epoca ha dei San Tommaso che dubitano, sono scettici, vogliono toccare con mano, vedere.
C’erano al tempo di Gesù che non c’era la televisione…, figurati ai tempi nostri dove esisti solo se appari!
Lo sai che c’è?
C’è che io, a San Tommaso, gli bacerei le mani, la fronte e pure i piedi.
A causa della sua incredulità, della sua faccia tosta, ha fatto pronunciare a Cristo una “Beatitudine” che è proprio per me e per te, caro fratello del ventunesimo secolo:
Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”
Uè, embè, noi siamo, potenzialmente, quei beati!
Siamo beati se amiamo, se viviamo la nostra fede da risorti, amando, donandoci al nostro prossimo.
E’ dura, vero?
Sì, è inutile dire bugie, è dura!
Ma sai com’è, Cristo si mette vicino ai suoi apostoli e li guida, li consola, li sostiene, li ammaestra, li aiuta a salire sulla Croce per amore.
Così ha fatto con i suoi primi amici che Lui stesso si è scelto.
Fa così, anche con noi oggi.
Crediamoci, Lui non ci lascia mai soli, Lui fa crescere dei fiori anche nel deserto delle nostre esistenze.
Iniziamo il nostro cammino di Pasqua con il pensiero della condivisione.
Sto pensando ai nostri fratelli aquilani che hanno vissuto la terribile esperienza del terremoto, alla loro immensa amarezza nel sentirsi abbandonati che fa più male del terremoto stesso.
Essere cristiani significa vivere la Liturgia di lode in Chiesa e continuare poi a viverla nel mondo.
Non basta farsi prendere dall’entusiasmo iniziale ma è fondamentale concretizzare il nostro amore in fatti concreti, veri.
Voglio solo ricordarvi che nel sofferente è presente Cristo, è il Vangelo che ce lo afferma con forza e dovizia di particolari.
Se abbiamo fatto l’Incontro con il Risorto, non possiamo non aver riconosciuto in Lui il volto del fratello della terra d’Abruzzo, nel volto del fratello disoccupato.
Ed è Lui che ci dice che la morte è stata sconfitta.
Cristiano a parole o cristiano dei fatti?

servo inutile


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