Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano


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Narrare la Fede ai Figli
Omelia Domenicale e Festiva

XXIV Domenica del tempo ordinario (A) 14 Settembre 2008

Nm 21, 4b-9; Sal 77; Fil 2, 6-11; Gv 3, 13-17

DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE …CERCANO LA VITA IN CRISTO!




Inizio questo commento un po' particolare riconoscendo in primo luogo che conosco decine di persone più capaci di me a scrivere questa riflessione in quanto l'argomento ha molto poco di teorico e tanto di vissuto concreto.
E sono decisamente onorato di conoscere queste persone che per me sono "maestri"in quanto parlano da una cattedra tutta particolare.
Questo è il classico caso in cui per davvero sono le pagine della vita che ci ammaestrano.
E ancora, prima di iniziare, voglio ricordarvi che l'argomento è la vita,
vita che vale la pena vivere appieno.
"…perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna."
Di cosa parliamo?
Di un argomento decisamente fuori moda anzi, fuori luogo per questo mondo: festeggiare la Croce!
Sapete, dobbiamo ritrovare il coraggio non solo di dirlo al mondo ma anche a noi stessi.
Che i cristiani professano la fede verso un Dio il cui Figlio, vero Dio e vero Uomo, è morto soffrendo in Croce.
Che dramma per noi cristiani è non capire, scappare di fronte a questa realtà, non saper accompagnare chi la porta.
Ormai anche nei nostri discorsi, nei nostri modi di vivere il quotidiano la sofferenza, l'angusto passaggio della Croce è qualcosa di senza senso, di vuoto, una perdita di tempo, da combattere.
Chi mai in questo mondo ci insegna a soffrire?
Diciamoci la verità, gli sforzi quotidiani sono tesi ad eliminare la sofferenza .
Siamo abituati a costruirci delle "uscite di sicurezza", una via di fuga, in ogni contesto.
Ed invece la Croce, con nostro sgomento, dobbiamo ammetterlo, non ha uscite di sicurezza.
Quando ci sei sopra, ci sei sopra e basta.
Il mondo intorno fa tanto rumore, propone soluzioni di ogni genere.
Una delle tante ha come fondamento l'illusione che ci sia una possibile fuga dal soffrire.
Sì, tendere ad eliminarla in ogni modo.
Non mi riferisco unicamente al soffrire fisico ma ad ogni evento del nostro quotidiano che ci mette nella morte.
C'è la sofferenza nella malattia, la sofferenza nelle difficoltà di un matrimonio fallito, la sofferenza di un lavoro perso, la sofferenza nel non accettare il proprio corpo, la sofferenza nel non accettare certi aspetti della propria vocazione, la sofferenza che il male ricevuto causa in noi ferite sanguinanti nella mente che ci danno il dolore del vivere, la sofferenza del vivere anni in una cella di un carcere , la sofferenza di essere clandestini del mondo e chiedersi quanto vale un uomo clandestino sulla terra, e almeno altre mille sofferenze...
A riguardo, le soluzioni che il principe di questo mondo ci presenta sono di una finezza incredibile ma, fateci caso, pur di eliminarle si distrugge tutto quanto, anche la vita.
Quanti tradimenti, quante famiglie sfasciate, quanti figli senza genitori, quanti genitori senza figli, quanti letti di malattia abbandonati come se fossero letti vuoti, quanti omicidi infiocchettati come atti di bontà nell'interrompere il soffrire, quanti stranieri di questo mondo nel mondo, quanta violenza nelle quattro mura di una casa che è diventata un inferno, quanti furti nei confronti dei nostri prossimi convinti che questi siano degli esseri inferiori solo perché vengono da lontano…
Quanti novelli sapienti profeti azzeccagarbugli nel mondo della scienza, del sociale, della politica.
Ma attenzione, "un albero buono non può dare che buoni frutti".
E se la sofferenza invece che segno di morte ci porti alla vita?
E se il nostro peso quotidiano abbia una valenza eterna, un significato legato al nostro prossimo e al nostro futuro?
E se la croce fosse il segno della vita eterna che inizia?
A questi ultimi "se", il mondo ha già risposto con un pollice verso.
E tu cristiano come rispondi?
Lasciamo perdere per una volta le "versioni ufficiali", quelle "corrette" quando parliamo di "altri" e con "altri" ma rispondi sinceramente;
fai rispondere alla tua vita.
Cosa scegli?
Scegliere per noi significa in certi stagioni della vita vivere e in altre stagioni condividere.
Vivere la nostra Croce, il nostro soffrire come il donare il nostro amore a Cristo, come un canto di lode che ha parole e suoni e pensieri differenti ma veri, veri perché tu sai che quello è il tuo luogo dove trovi la vita eterna.
Sì, proprio in quel matrimonio, proprio in quella malattia, proprio in quella solitudine tu sperimenti la vita.
Dove anche le lacrime hanno una pienezza di vita, dove sono così pulite che ti rendono l'anima e il volto splendente.
Vuoi sapere la verità?
Io ho visto, io conosco fratelli, uomini che vivono la propria croce nella resurrezione.
So i loro nomi e conosco bene i loro volti e conosco i giorni in cui mollano e i giorni in cui riprendono a salire.
E' un combattimento ma è vita, sì vita che vale la pena vivere.
Condividere significa anche non avere paura di quello che ti porti dentro;
non aver paura di vedere e sapere che anche quella è la strada che tu stesso percorrerai.
Condividere significa andare a scuola vestito da "professore" ma dove in realtà, accanto a chi soffre, sei un alunno.
C'è una intimità con Cristo che solo sulla Croce l'uomo può sperimentare, sentire sulla Croce il respiro di Gesù che ti è accanto, che condivide la tua scomoda posizione in Croce.
La Croce ci insegna ad amare, di un amore che il mondo non conosce e che suscita ribrezzo o sorrisi di imbarazzo…
La Croce di Cristo ci insegna il perdono, quello che neppure tu ti aspetteresti di vivere.
La parola di un vero profeta dei nostri giorni, Don Tonino Bello, che ha condiviso e vissuto la Croce, ci dona un pensiero stupendo:
"E' la Croce che ci insegna come amare i nemici. Una croce da prendere per il braccio lungo, come fece Gesù, e non da impugnare per il braccio corto, come abbiamo fatto noi, usandola a guisa di spada che ferisce e uccide."
E tu, caro fratello, la tua croce la porti per il braccio lungo o per il braccio corto?
Braccio lungo o corto nel tuo matrimonio?
Braccio lungo o corto nel tuo soffrire?
Braccio…

P S: questo commento è dedicato a tutti i fratelli che il Signore mi ha donato (anche attraverso il mondo di internet) come veri maestri di vita, che con il loro modo di portare la Croce Gloriosa Quotidiana mi insegnano a vivere.

Aggrappato al braccio lungo della vita, in intimità con Cristo, vostro don michele




Don Michele rimane in ascolto con la sua e-mail donmichele@novena.it ed è disponibile a darti una chiara e veloce risposta.




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