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Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano


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Narrare la Fede ai Figli
Omelia Domenicale e Festiva


VI domenica del T.O. anno c - Domenica 14 Febbraio 2010

Letture: Ger 17,5-8; Sal 1; 1 Cor 15,12.16-20; Lc 6,17.20-26

I’VE GOT YOU UNDER MY SKIN (HO TE SOTTO LA MIA PELLE)



Come tutti, penso, rimango inorridito da certe notizie di violenza inaudita, sorda, figlia, vorremmo poter dire per rassicurarci, di una stupidità di pochi.
A volte ci sembrano dei fulmini a “ciel sereno”.
Possono esserlo per chi si è accomodato (e barricato) dietro una scrivania con la convinzione che il mondo passi “sotto la mia giurisdizione”.
La realtà è che non sono episodi marginali ed inaspettati.
Spiacente essere di cattivo gusto o darvi un po’ di scomodità…:
Dobbiamo scendere in campo se lo siamo;
Se siamo cristiani.
“Beati voi poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete,
perché riderete”
Sai, gradirei di più se, di fronte a questa Parola di Dio, io e te scappassimo…
sarebbe più onesto.
Ma sai, fagocitarla, ammazzarla in noi, indossare quel perverso impermeabile del cristiano che non si fa penetrare dalla Parola di Dio e la lascia
scivolare addosso, è la cosa più abominevole che un cristiano possa fare.
E’ una Parola per i discepoli di “fatto”, non per coloro che si autoproclamano tali.
Facci caso, la prima “Beatitudine” è l’unica che usa il presente:
“perché vostro è il regno di Dio”.
C’è un Regno di Dio al “presente”, già in mezzo a noi.
Già, il Regno di Dio allo stadio, il Regno di Dio ai mercati di Kabul, il Regno di Dio dei giovani che ammazzano per una sigaretta, il Regno di Dio delle
schiave sui bordi delle strade, il Regno di Dio …
Ma Dio che fa, come interviene?
Possibile mai che Dio si feliciti di noi quando siamo poveri, affamati, in pianto!
Il mondo, l’umanità ha bisogno di certi uomini.
Di uomini che sappiano confidare in Dio, di uomini concreti che sappiano che Dio interviene in loro favore.
Dio interviene in favore degli uomini perché Dio è Padre.
Non interviene per i nostri meriti, l’Amore di Dio non è un “contraccambio” al nostro.
Il dramma lo sapete qual’è?
E’ che noi per primi perdiamo questa certezza.
Perdere questa certezza non ci coinvolge solo a livello di pensiero.
Non crediamo più che sia fondamentale portare Cristo nella società, nei nostri percorsi quotidiani, nelle nostre famiglie.
I risultati poi li leggiamo sui giornali, i frutti li raccogliamo tutti insieme e sconfortati ci chiediamo perché tanto male , perché tanta violenza.
Abbiamo estromesso Dio dal nostro tutto pensando di sostituirlo con l’uomo.
Pensate veramente che Leggi più toste possano cambiare il mondo, estirpare dal cuore dell’uomo la violenza?
L’Amore di Dio sì, può cambiare il cuore dell’uomo.
Strumenti di questo Amore, canali di questo fiume di vita sono i cristiani.
Credetemi, chi ci ha provato lo sa bene, essere strumenti di Dio non è una situazione privilegiata, non ci porta a sentirci “messi a parte”, non serve
delimitare gli ambiti di questo Amore in luoghi tipo la parrocchia, le nostre comunità, le nostre famiglie (quando va bene), i gruppi protetti dove c’è un
coro di fedeli che fanno sempre “sì” con la testa come i cagnolini che ai miei tempi si mettevano sui lunotti posteriori dell’auto…
Le parole che nessuno mai ci ha detto e che nessun uomo mai ci dirà:
“Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa
del Figlio dell’uomo.”
Essere canale dell’Amore di Dio ci attira questa umanamente “scomoda” beatitudine.
In famiglia, sul posto di lavoro, nella società, persino nella parrocchia, questa è la beatitudine del vero cristiano.
No, non è un’ipotesi remota, è, fammi passare il termine, matematico.
Il vero discepolo percorre e vive la stessa passione del Maestro.
Ma sai, questa beatitudine non porta disperazione, rancore interiore, senso di rivalsa finale…
Le beatitudini portano Pace, un senso della vita che si acquieta anche di fronte al male peggiore ricevuto.
I veri simboli di Cristo da riscoprire non sono quelli appesi in una classe o in qualsiasi altro posto;
i veri simboli di Cristo sono i cristiani fatti di carne, ossa e anima.
La presenza di cristiani coerenti in questo mondo porta la salvezza per tutti.
Si è cristiani nel privato e nel pubblico;
Non possiamo vivere la nostra fede abbarbicati in una parrocchia.
Rischiamo di incartapecorire il vero volto di Gesù.
La soluzione vera viene sempre scartata perché il principe di questo mondo la rifiuta:
Cristo allo stadio, Cristo nelle famiglie, Cristo quando si fanno le leggi, Cristo a scuola, Cristo quando paghiamo le tasse, Cristo a letto, Cristo quando
soffriamo, Cristo a lavoro, Cristo quando godiamo, Cristo sempre.
C’è un’altra sponda per il discepolo…
“Ma guai a voi ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché
sarete afflitti e piangerete. Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi.”
Prima ho accennato che il cristiano è associato al percorso terreno del Maestro:
nelle derisioni, negli sputi in faccia, nell’essere venduto dai suoi amici, nell’essere rinnegato, nell’essere disprezzato senza ragione, nell’essere
condannato e messo in croce.
Se cerchi la riconoscenza, la lode, il carrierismo per evidente e manifesta bontà, il tornaconto economico, non sei di Cristo.
Non servi la Verità, te ne servi a tuo vantaggio e la cambi come meglio conviene.
Può accaderci anche questo…
Ora, infine, c’è una domanda, questo Vangelo viene a porci una domanda:
Michele da che parte sei con la tua vita?
Dalla parte dei beati o dalla parte dei… “guai a te Michele…”?

Un servo inutile in Cristo





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