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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Il Libro Consigliato

Domenica 13 Novembre 2011 XXXIII domenica del T. O. anno A

LETTURE: Pr 31,10-13.19-20.30-31; Sal 127; 1 Ts 5,1-6; Mt 25,14-30

MENTRE ASPETTO CHE RITORNI



Sembrerebbe che Gesù questa Domenica voglia donarci una parabola molto attuale, parla di investimenti, di denaro da far fruttare.
“Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì”
I talenti al tempo dei romani erano monete belle pesanti!
Embè, lo sai che vi dico?
Avete mai pensato che tutti i problemi che ci affliggono possono trovare soluzione nella Parola di Dio?
Mi stupisco (e mi arrabbio) perché di fronte ai tanti problemi che affliggono i nostri giorni come siano basse, solitarie o proprio silenziose le voci di chi dovrebbe indicare la Via di Cristo come percorso di risanamento sociale, morale e quindi anche economico.
Ma già, si sono convinti anche molti cristiani che l’economia può fare a meno di Cristo;
che il vivere sociale può fare a meno di Cristo;
che la giustizia può fare a meno di Cristo;
che la politica può (e deve…) fare a meno di Cristo.
Io non mi arrabbio con chi non crede in Cristo,
me la prendo con chi dice di credere in Cristo e tace e asseconda e si corrompe e ritiene che le cose debbano andare per forza così.
Io non ci sto.
Cristo è la Via anche per i mali che affliggono la nostra Italia.
D’altronde, ditemi, in sincerità, le tante ricette che quasi settimanalmente vengono fuori dai vari potenti del mondo (credetemi non ne faccio una questione di colore politico) che effetto sortiscono?
Un grigio che sta diventando velocemente nero!
Cerchiamo di investire, di far fruttare il Vangelo attualizzandolo.
Quanto è scomodo e scandaloso e fuori luogo per il mondo questo pensiero di attualizzare il Vangelo nella vita di tutti i giorni!
La parabola che Gesù ci dona è divisa in tre tempi,
potrebbero essere i tempi della nostra vita, proviamo a ritrovarli in noi.
La prima parte parla di un uomo in partenza che affidò i suoi beni a dei servi, quindi il tempo è il passato;
La seconda parte ci parla al presente che è il tempo di far fruttare questi talenti;
La terza parte al futuro che è il tempo in cui verrà chiesto conto di come questi talenti sono stati utilizzati.
Il padrone dopo aver affidato i suoi beni se ne parte, lascia completamente liberi i suoi servi di quantificare, pensare e lavorare, far fruttare questi beni ricevuti.
E’ un padrone che ha fiducia dei suoi servi.
Però, attenzione, l’assenza del padrone è lunga ma non definitiva.
Nella parabola i tre servi iniziano a darsi da fare ognuno a “modo loro”, secondo le proprie passioni e secondo quello che pensavano di Colui che gli aveva affidato i talenti.
I talenti sono del padrone; il modo di trafficarli è caratteristica dei servi.
Mi piacerebbe già fare una domanda:
Se anche noi, nella nostra vita, abbiamo ricevuto questi talenti e, in caso positivo, quali potrebbero essere...
Vediamo un po’, magari interpretando il Vangelo alla lettera, potremmo dire che questi talenti sono appunto “la pecunia”.
Allora, quando alla fine dei tempi verrà il padrone, noi saremo giudicati su quanti soldi abbiamo accumulato!
Ci troveremo tutti con i libretti della banca, carte di credito ed estratti conto in mano e molti, dato il momento che attraversiamo, affaticati nello spingere carriole piene di lingotti d’oro.
No, non penso, conoscendo un pochino il padrone (Dio) sono certo che non si riferisca ai soldi…
Penso onestamente che i talenti che si intendono nel Vangelo odierno non siano legati alla nostra capacità di fare soldi, di attirarli a noi (il grande E.De Filippo diceva che i soldi hanno la voce, si chiamano e quindi vanno dove stanno gli altri).
Per capire bene i talenti che Dio ci ha donato dobbiamo dare un’occhiata al Vangelo delle “dieci vergini” e a quello del “giudizio finale”.
L’olio delle vergini sagge accumulato per accogliere lo Sposo e le azioni concrete compiute o non compiute del giudizio finale dove il bene fatto agli ultimi è fatto direttamente a Cristo.
Il grande talento che abbiamo ricevuto cari fratelli è la possibilità di fare entrare il Regno di Dio nel mondo, oggi.
Sì, ognuno di noi ha ricevuto un prossimo da amare, a cui donarsi, a cui testimoniare concretamente l’amore di Dio per l’umanità.
Mettere in circolo questi talenti per il cristiano significa unicamente mettere in circolo l’amore di Dio.
Mettere in circolo l’amore di Dio significa tante cose spirituali e anche materiali.
Un detto islamico ricorda che la fede ha tre dimensioni: “ fede è parola con la bocca, fede è verità col cuore, fede è opera coi fatti”.
I talenti per il cristiano si moltiplicano solo donandoli, è una legge che le “borse” mondiali ora un po’ “scoffolate” ma sempre ingannatrici e perverse non conoscono…
Allora capisci come, per il cristiano, questi talenti si identificano in…tutto
E’ un Dio che si dona e chiede ai suoi discepoli di donarsi.
Il servo cattivo lo diventa perché quello che ha ricevuto lo tiene per sè.
Questo servo apostrofa il suo padrone come “Un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso”.
Di Dio non ha capito nulla, Lo identifica nel suo egoismo, vive la sua religione chiuso nella paura.
Il cristianesimo è donazione, senza limiti, senza paura.
La donazione del cristiano ha come meta un luogo sul “calvario”:
La croce, amare nella dimensione della croce.
Questa settimana voglio raccontarvi dei dialoghi che ho avuto negli anni con una bella donna che conosco da qualche anno e che sono continuati nel tempo, attraversando le stagioni della sua esistenza.
Il mio ministero lo esercito tanto nell’ascolto.
Anni fa feci con lei una chiacchierata e mi snocciolò la sua esperienza.
E’ giovane e felicemente sposata, il marito un bell’uomo, praticamente un armadio...
Circa sei anni fa ha incontrato Gesù in una situazione di vita concreta, il cancro.
Mi ha parlato del suo peregrinare di ospedale in ospedale, dei suoi viaggi della speranza che poi si rivelavano senza speranza
Della gioia provata al sentire la fatidica e anelata frase “è guarita”
e dell’incubo di fronte alla temuta notizia “il male è ricomparso”.
La cosa che mi ha colpito è che sorrideva, gli occhi brillavano di gioia, di serenità.
Devo dire la verità, lei anche quando fa la terapia ed è messa alle corde dalla chemio, i suoi occhi, i suoi occhi: brillano sempre!
Mi ha descritto con molta chiarezza gli stati d’animo di chi si trova, strappato alla normalità di tutti i giorni, in queste avventure e di come a volte la disperazione sia un sentimento che si manifesta in tanti modi, anche nel rifiuto delle cure.
Poi un giorno quello che aspettava da tempo:
la vita donata da Dio nel loro matrimonio.
Il coraggio di dire il suo “sì” alla vita, il coraggio di dover prendersi cura prima della vita che portava in grembo e poi della sua stessa vita.
La gioia di vedere questa bimba stupenda saltare per la casa e in ogni dove senza un attimo di tregua…
Scorgere negli occhi di una mamma il timore di quello che sarà nella sua malattia.
I momenti bui che accompagnano i nostri sentieri di vita vera.
E la forza che nasce in lei quando si aggrappa a Gesù;
E il suo combattere di questi giorni di sofferenza;
E le pagine della sua vita ancora da scrivere, lei ora che in fondo è semplicemente e stupendamente,
una matita nelle mani di Dio
Mi ha trasmesso e mi trasmette i suoi talenti, abbondanti, non legati ad un benessere fisico ma unicamente legati alla presenza di un amore circolante.
Talenti che si moltiplicano nel vivere il quotidiano fatto anche di sofferenza.
Sono talenti che valgono anche per il prossimo, che non sono conservati nell’insaziabile borsa del nostro egoismo;
non ha buchi sul fondo una vita vissuta così…
Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Il cristiano pensa sempre alla gioia di Dio
Già, il coraggio di vivere il quotidiano in Cristo.
Cari fratelli in Gesù, i talenti che riceviamo da Dio a volte sono così inaspettati e diversi da quelli immaginati ma sono di una inesauribile ricchezza, riescono a riempire al massimo il nostro conto corrente nella Banca della vita eterna.

sempre servo inutile

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