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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

Entra - Di chi è la colpa - comunità di caresto
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Crocefisso di San Damiano in Argento

Braccialetto Rosario in Argento e Cristalli Swarovski con Croce e Medaglia Miracolosa
Braccialetto Rosario

Abbastanza grande per esser indossato come collana rosario
Rosario originale di Betlemme

Il Libro Consigliato


Domenica 13 maggio 2012, 6ª domenica di Pasqua.

Letture: At 10,25-48; 1Gv 4,7-10; Gv 15,9-17.

I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA



Hai gioia nella tua vita?
Faccio sempre questa domanda alle persone che incontro sia per riportare un raggio di sole nei vari dialoghi sia per auto porgermi l’interrogativo…
Certo che in tempo di crisi ci vuole coraggio per fare questa domanda; le risposte potrebbero essere anche poco delicate! Quante volte vedo il volto dei miei interlocutori cambiare:
a volte indurirsi; a volte rabbuiarsi;
rarissime volte sorridere (in genere sorridono le persone innamorate…)
“Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.
Gesù, parlando ai suoi discepoli, fa capire con molta chiarezza che l’amore può donarci una gioia piena.
È una parola…, l’amore è un termine molto usato nel nostro quotidiano, a volte però anche molto privo di contenuti o con gli stessi molto “particolari”, personalizzati, potremmo dire.
Una cosa è certa però, tutti ricercano amore.
La potremmo dire alla Beatles: “All you need is love”…!
E’ vero, l’amore è fondamentale per ogni essere vivente, a prescindere che parte del mondo calpestino i suoi piedi;
a prescindere la nazionalità;
a prescindere il dio in cui si creda;
a prescindere lo stato sociale;
a prescindere se si sia carcerati o liberi…
a prescindere tutto.
È questa l’esperienza che faccio quotidianamente parlando con la gente, facendomi compagno di viaggio nelle loro difficoltà, nelle loro amarezze (raramente chiedono di me quando i loro giorni sono sereni).
Da questi incontri “ravvicinati” d’anime traggo questa convinzione:
“L’uomo ha un bisogno primario, essere amato”.
A pensarci è la cosa più bella che abbiamo nel cuore, da questa possono nascere tante situazioni stupende;
A pensarci è la cosa più complicata che abbiamo nel cuore, da questa possono nascere tante sofferenze.
Magari, qualcuno di voi, leggendo queste mie righe, viene riportato ad una delusione, ad un’amarezza profonda che ha appena ricevuto…, come fanno male, come fanno soffrire, quanto è penoso riprendere il cammino dopo aver subito queste umiliazioni, come ti viene voglia di chiuderti in te stesso per sempre.
“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.”
Cosa? Dare la vita…?
Quasi quasi ci verrebbe voglia di fare una bella “lezione di vita” al nostro Datore di vita!
Caro Gesù, hai già dimenticato un certo Giuda Iscariota, o un certo Simon Pietro in un cortile davanti ad una serva curiosa che i fatti suoi proprio non riusciva a farseli?
Caro Gesù, hai già dimenticato che sotto la croce tutta quella gente che avevi guarito e beneficato e liberato da ogni male era sparita…?
Per non parlare poi, dei “pii” farisei e “dell’innocente lavato” e per sempre sporco Pilato?(Pilato è una figura che in tempo di crisi economica sta ritornando di moda alla grande, quante persone nei nostri quotidiani ritengono di non aver “nulla a che fare” con quello che capita al prossimo!)
Figlio di Dio, proprio tu mi chiedi di “…dare la sua vita per i propri amici”
Cari fratelli, noi parliamo di un amore che purtroppo è limitato, affossato dalla nostra debole condizione, un amore che è fortemente legato al ricevere, al prendere, all’arraffare.
Cristo ci porta all’unico amore, l’amore che nasce dalla donazione, che nasce non dal proprio vantaggio ma dal bene di chi si ama.
Amare in una dimensione completamente diversa da quella che la carne continuamente ci spinge a fare.
Amare nella dimensione della Croce.
Io so che cosa significa amare in tutte le dimensioni umane; sono sposato e il Signore mi ha donato dei figli (sono un diacono permanente).
Ma credetemi, un amore travolgente, totale, pieno, intimo come quello della Croce di Cristo non esiste.
L’amore umano, anche quello più idilliaco, ha dei limiti, dei paletti.
Questi paletti sono spesso legati alla paura, alla (come la chiamano alcuni) saggezza, alle stagioni della nostra vita, al proprio egoismo…
L’amore invade ogni angolo della nostra mente.
Quando ami ogni pensiero porta il nome della persona amata…
L’amore di Cristo vince tutte le paure, tutti gli egoismi, tutti gli interessi umani, tutti i rancori, tutte le divisioni, tutti i tribunali.
L’amore di Cristo riesce a perdonare tutto, non esiste un saggio limite di sopportazione.
Esiste l’Amore che nasce dalla Croce di Cristo.
Ed è un amore rivolto a tutta l’umanità, è un amore che salva il credente e l’ateo, il mussulmano e il buddista, l’avanzo di galera e l’incensurato, l’assassino e la vittima.
In nome di questo amore io ho visto dei miracoli stupendi.
Ho visto degli uomini perdonarsi, vincere il male ricevuto perdonando di cuore.
Amare significa accogliere.
E se magari qualcuno ci chiedesse perché accogliere…,
la risposta più esauriente sarebbe: “Perché io sono un cristiano e Gesù fa così”
Tu non lo hai mai sperimentato in vita tua questo amore?
Allora alla domanda iniziale dovrai purtroppo rispondere:
No, non sono mai stato felice!
Povero te.
Il raccontino di questa settimana è in realtà un momento di vita che mi è capitato qualche giorno fa.
Mi sono recato a casa di un’ammalata grave, la moglie e mamma di cari amici fraterni.
Stava malissimo, la malattia è ad uno stadio avanzato e alternava momenti di lucidità con momenti in cui si assopiva, in cui era assente.
E’ una grande donna perché ha una grande umiltà innata, nella sua vita non l’ho mai vista recriminare un primo posto, alzare la voce, fare uno sguardo di giudizio, sempre con una mitezza meravigliosa ma tutt’altro che una donna debole senza forza e rettitudine in Cristo.
Quando vado a casa sua la cosa che mi colpisce, nonostante la durezza della storia che sta vivendo, è la serenità in lei e nei suoi familiari. I suoi dolori sono atroci, ormai non si assopiscono con nessun tipo di terapia del dolore, eppure si respira tanta pace. In certe situazioni, anche se sono molto preso emotivamente per il grande affetto e la gratitudine che nutro per questi amici, non perdo la lucidità di cogliere quello che accade, colgo i piccoli grandi miracoli che avvengono nelle nostre “quattro mura domestiche”. Era incosciente e il marito si è avvicinato a sussurrarle “Come stai?”.
Lei ha riconosciuto la voce di Mario e con gli occhi chiusi, senza forse neppure intendere quello che le veniva detto, gli dona un bacetto sulla guancia…
Ditemi, non è questo l’amore vero?

servo decisamente inutile


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