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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Domenica 12 febbraio 2102, 6ª domenica del Tempo ordinario Anno B

LETTURE: Lv 13,1-2.45-46; Sal 31; 1 Cor 10,31-11,1; Mc 1,40-45

IL TEMPO NON TORNA PIU’


Chissà cosa ci passa per la mente quando pensiamo alla parola “Lebbroso”
Sicuramente qualcuno che soffre in luoghi lontani da noi, nel senso che non ci sono questi fratelli ammalati nelle nostre città;
a un grande uomo della storia dell’umanità che ha amato tanto gli ammalati di lebbra, mi riferisco a Raoul Follereau, al tanto bene che ha fatto a questi fratelli ammalati e al tanto bene che ancora oggi siamo chiamati a fare;
magari a me, a causa dei luoghi che frequento per il mio ministero, ad una famosa scena di un bel film degli anni settanta con il titolo a farfalla che parlava di una famoso carcere…
Noi oggi non temiamo più il “lebbroso”…, è rimasto però, come significato della parola, una “persona da evitare”.
Oggi non lo è più, ma, ai tempi di Gesù, la lebbra era una malattia diffusa che incuteva paura.
Il malato di lebbra veniva tenuto lontano dalla società del tempo, non poteva frequentare i villaggi, doveva gridare “Immondo” perché tutti si tenessero a distanza da lui, chi si rendeva conto di avere a che fare con un lebbroso doveva denunciarlo. In poche parole, diremmo noi di questi tempi, era uno da tenere lontano.
“In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi”
Gesù, non rispetta la Legge.
“Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!”
Il Figlio di Dio che trasgredisce, stiamo a posto…
Nessun ebreo, infatti, poteva avere contatti con i lebbrosi, non solo per evitare di diffondere la malattia ma, anche e soprattutto, perché il lebbroso era immondo, sporco, la causa della sua lebbra era il peccato!
Come ci sembrano lontani questi brani, che non sia vero quello che spesso ci dicono che il Vangelo è roba antiquata…?
Come sarebbe bello se questa affermazione del mondo fosse la verità!
La lebbra rappresenta tutte quelle diversità che, nella nostra società evoluta, sono difficili da accettare.
In genere le società civili emarginano determinate categorie di esseri umani.
Chi non si adegua agli usi e costumi della maggioranza diventa come un lebbroso, da evitare!
Non ci viene in mente niente, vero?
Extracomunitari, malati di mente, barboni, carcerati, diversamente abili, malati di alcune patologie, prostitute, uomini di alcune nazionalità che in questi giorni i fatti di cronaca ...
Dimmi la verità, quando incontri per la strada queste persone che fai?
Cambi strada, la maggior parte di noi cambia, con molto stile, strada.
Sono incontri che evitiamo; incontri scontri da evitare.
Sai che fa Gesù?
“Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!”.
Gesù che tocca un lebbroso, un diverso non accettato del tempo.
Gesù che tocca ancora oggi i tutti lebbrosi delle nostre città e chiede a tutti i cristiani di toccare i lebbrosi dei nostri tempi.
Il toccare di Cristo porta la guarigione e anche il toccare di Cristo attraverso i cristiani porta la guarigione.
I cristiani che toccano i carcerati, che toccano gli extracomunitari, che toccano i malati di mente, che toccano gli emarginati.
Essere cristiano significa vivere sempre dalla parte degli ultimi.
Attenzione non per occultare il male, per scusare il male commesso, per cercare una falla per avere uno sconto, per indorare un qualcosa che onestamente Dio non vuole che si infiocchetti:
Il male è male e basta.
Ma Dio salva il peccatore, non rifiuta il Suo perdono a nessuno.
C’è il comandamento di Cristo che è quello dell’amore nella dimensione della Croce.
Il cristiano non si fa certo giustizia da sé del male ricevuto,
il cristiano non si mette certamente a fare roghi delle abitazioni di chi pensa che abbia commesso reati!
La porta della Casa di Dio è chiusa per chi pensa che essere cristiani sia farsi giustizia del male con il male.
Essere cristiano significa abbracciare uomini di culture diverse e riscoprirsi fratelli, figli di un unico Dio;
Essere cristiano significa costruire una società a misura degli ultimi, non solo per quelli in gamba ma per quelli che non hanno gambe, braccia, che non hanno chiavi per aprire le “porte”, che non hanno voce in capitolo, che non hanno niente e non sono nessuno.
Essere cristiano significa tendere la mano a chi non ti ama, a chi la pensa in maniera totalmente diversa dalla tua.
Oggi come non mai il mondo ha bisogno di poche chiacchiere e di fatti concreti e credetemi, anche l’indifferenza è un male enorme: quando spegniamo il televisore non riusciamo a spegnere il male.
Non cadiamo nell’errore di pensare che il male si estirpi facendo un male maggiore a chi lo commette, questa è vendetta e sulla vendetta nessun paese può costruire nessuna forma di giustizia o di qualsivoglia vivere civile.
In un passato, non molto lontano, abbiamo avuto uomini che volevano costruire grandi nazioni cancellando dalla faccia della terra altri uomini.
Hanno miseramente fallito e macchiato tutta l’umanità, anche quelli che sono stati semplici e silenziosi spettatori, in un modo indelebile!
Cristo ha anticipato tutti, Lui ha teso la mano per primo ai diversi, agli uomini scomodi di cui i nostri tempi sono pieni…
Potremmo trovarci stranamente all’improvviso noi nella condizione di lebbrosi,
anzi, lo sai che c’è?
Questa lebbra è già in noi se non riusciamo ad amare chi è diverso da noi.
E amare per il cristiano non è fare un sguardo pietoso, un sorriso di circostanza e tolleranza, una carità pelosa…
Amare per il cristiano significa condividere vita.
Scegli oggi chi sei!
Un cristiano?
Bene, allora il Vangelo di questa domenica ti dice che cosa sei chiamato a fare!
Abbracciare la diversità, qualsiasi essa sia.
Gesù farebbe così, punto
Il raccontino di questa settimana lo dedico a tutti quelli che da una vita stanno cercando di cambiare e che forse si stanno arrendendo…:
“C’era un paese, all’inizio del secolo scorso, dove ogni famiglia era specializzata in una attività.
C’era la famiglia che riparava le scarpe, c’era la famiglia dei fornai, c’era la famiglia dell’orologiaio.
Non c’erano due famiglie che svolgevano le stesse attività, ad ognuno la sua.
Un bel giorno l’orologiaio ricevette un telegramma dall’America.
La notizia era fantastica, il classico zio d’America aveva lasciato un'eredità enorme all’orologiaio.
Detto fatto, lui e tutta la sua famiglia, abbandonarono il paese per andare in America.
Non c’erano altri orologiai in paese.
La notizia lasciò pensierosi molti degli abitanti del paese che cominciarono a pensare a come fare quando i loro orologi avrebbero smesso di funzionare perché rotti…!
Questo pensiero triste però restò nei loro cuori solo pochi giorni.
Gli orologi continuavano a camminare….
Un giorno però accadde che un orologio cadde e cominciò ad andare per “fatti suoi”, non segnava più l’ora bene.
Il suo proprietario per qualche giorno continuò a tenerlo al polso e a dargli la carica.
Dopo qualche giorno annoiato rinunciò.
Così accadde pian piano a tutti gli abitanti, escluso un ragazzo che, affezionatissimo al suo orologio in quanto regalo del papà, continuò a caricare l’orologio e a rimettere l’ora tutti i giorni.
Dopo diversi anni l’orologiaio in America cadde in disgrazia e ritornò al paese natio, a riparare gli orologi.
La coda di paesani davanti alla bottega dell’orologiaio era lunga, tutti volevano far riparare il loro orologio fermo ormai da anni.
Nulla, l’orologiaio non poté riparare nessun orologio, erano fermi da troppo tempo e il loro meccanismo era bloccato, da buttare.
L’unico orologio che poté riparare fu quello del ragazzo che per tutti quegli anni, nonostante l’orologio andasse male, aveva continuato a dargli la carica e a rimetterlo, a lui il meccanismo non era bloccato e morto definitivamente…
Che storia strana, mi ricorda la nostra vita da cristiani…
Magari è tanti anni che continuiamo a seguire Gesù e non vediamo poi tanto bene intorno a noi. Magari ti accorgi che se fai il bene vieni calpestato o sei messo in condizione di avere paura che ti brucino l’auto o che la sera rientrando trovi un qualcuno che ti faccia un bel volto nuovo…,
anzi ogni giorno che passa sembri che tanti cristiani e tanti preti vanno avanti a “fatti loro” e anche nella nostra mente si fa strada lo stesso pensiero…
Che dici, è il caso che continuiamo lo stesso a dare la carica al nostro battesimo?
Un giorno incontreremo l’orologiaio e se, come cristiano, è rimasta ancora una rotella che gira si può provare a ripartire per bene…
Già, ma oggi chi fa girare la nostra vita?

servo inutile finchè ci sono


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