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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 11 Dicembre 2011 III Domenica di Avvento Anno B

LETTURE: Is 61,1-2.10-11; Lc 1,46-54; 1 Ts 5,16-24; Gv 1,6-8.19-28

ANIME SALVE (E FELICI)


Si parla ancora di testimonianza, una testimonianza diversa da come normalmente la intendiamo.
La testimonianza della gioia.
Infatti, la terza domenica d'Avvento viene chiamata “domenica gaudete” e il colore dei paramenti che i celebranti possono indossare è il rosa!
Sì, questa domenica di Avvento ci porta alla gioia, la gioia dell’attesa.
Quanto è onestamente difficile parlare nella nostra esistenza della gioia, è una situazione di vita molto sfuggente nel nostro quotidiano.
Se consideriamo la società, il mondo esterno ai nostri sentimenti intimi, di gioia non se ne parla spesso e quando se ne parla i concetti sono molto particolari, a volte estremi, più deleteri che portatori di serenità.
A causa del mio ministero visito tante persone, seguo gruppi religiosi, ho contatti con realtà difficili sia a livello familiare sia a livello sociale.
Non posso fare a meno ora di rivedere in me gli occhi dei tanti viandanti che incontro.
Spesso sono occhi tristi ma alla ricerca di un qualcosa che riaccenda l’animo;
Alcune volte, e sono i momenti più duri, sono occhi tristi che non cercano più niente.
Penso in questo momento ai fratelli che visito in carcere, sono tutti giovani.
Scorgo nei loro animi tanti sentimenti: la speranza di poter rivedere i figli, i genitori, la fidanzata, l’attesa del pacco mensile dalla famiglia massimo di 20 chili, il bisogno di incontrare un qualcuno che li ascolti, che ascolti anche la loro rabbia.
Sembrerebbe all’apparenza che non aspettino niente di buono ma poi, gratta gratta, viene fuori che hanno grandi attese anche se miste a grandi paure.
Ho ancora nelle orecchie la voce di un giovane che mi dice: “don Micheeeele, io quando sto qui dentro sono certo che non rifarò più quello che ho fatto ma ho paura che quando sarò fuori e incontrerò i problemi di prima lo rifarò …”.
E ancora mi viene in mente un’altra voce che, con un accento di un’altra regione, le prime volte mi trattava male e si “arrabbiava” sempre con la Madonna ma poi mi diceva sempre con una dolcezza improvvisa “don Michè, tu ci devi portare la speranza”.
Ed un altro fratello che mi scrive delle poesie incredibili, belle, che parlano di cieli, spazi aperti, dei miei occhi che gli danno speranza.
Ed io che gli dico sempre: “Uè ma sei sicuro che hai visto bene?”
In tutte queste situazioni di sofferenza, di difficoltà, mi viene sempre un pensiero, una tentazione che mi assale:
“Che gli devo dire? E se poi gli parlo di Gesù e questi ragazzi mi mandano a quel paese?
Madonna mia, aiutami tu”.
Effettivamente, le male risposte me le sono prese e ho imparato a capire che queste non sono un rifiuto ma sono una preghiera, un grido di aiuto che viene dal soffrire.
Vengono dal “mondo di fuori” le male risposte o i rifiuti che mi fanno male, che umiliano nell’intimo.
Ma alla fine lo sai che capita?
Che Gesù viene in mezzo a noi!
Loro lo cercano, a modo loro, ma lo cercano.
Sì, cari fratelli c’è tutta un’umanità che attende la gioia, ognuno di noi ha diritto a questa gioia vera, una gioia che liberi da ogni paura del quotidiano e del domani, una gioia che sconfigga le nostri innumerevoli morti.
La gioia di un Dio che ha scelto te e me.
Una scelta scriteriata a livello umano ma è una scelta di un Dio follemente innamorato delle sue creature.
Dio conosce il sorriso, la gioia di donarsi a tutte le genti, quelle brave e distinte e anche (direi io soprattutto) quelle che si sono perse.
San Giovanni questa settimana c'indica la gioia che viene, che vuol entrare nella mia e nella tua storia.
Caro fratello, qualsiasi sia il tuo pensiero, le tue convinzioni più intime, la tua situazione di vita, il colore della tua pelle, il profumo del tuo corpo, il tuo stato di salute, il tuo stato economico, se sei un Ordinato o sei un “poco Ordinato”, se sei arrabbiato con il tuo parroco:
Cristo vuole incontrarsi con te, sì proprio con te.
Giovanni è la Chiesa, che c'indica il Maestro.
Il Vangelo odierno esordisce proprio così: “Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni”.
Accetta questa proposta d'incontro, attraverso la Chiesa, che ti viene direttamente da Dio.
Terza domenica di Avvento, Domenica di invito a partecipare e a ricevere una testimonianza:
Testimonianza che è missione, è persecuzione ma che è GIOIA!
Ascolta questa storia, ci parla di come ci vede Dio….
Disse il ragazzo:
“Mi dicono che non faccio niente di buono, sono maldestro, cattivo.”
Che posso fare?”
Il maestro gli rispose senza guardarlo: “Mi dispiace ragazzo, non ti posso aiutare, prima ho un problema da risolvere. Magari dopo…”. E dopo una pausa aggiunse: “Ma se tu mi aiutassi, magari potrei risolvere il mio problema più in fretta e dopo aiutare te”.
“Con piacere maestro” disse il giovane sentendosi per l’ennesima volta sminuito.
Il maestro si tolse un anello che portava al mignolo della mano sinistra e, porgendolo al ragazzo, disse: “Prendi il cavallo che c’è là fuori e va’ al mercato. Ho bisogno di vendere questo anello perché devo pagare un debito. Vorrei ricavarne una bella sommetta, almeno una moneta d’oro.
Il giovane prese l’anello e partì. Giunto al mercato inizio ad offrire l’anello ai mercanti, che lo guardavano con un certo interesse finché il giovane diceva il prezzo. Appena il giovane menzionava la moneta d’oro, alcuni si mettevano a ridere.Un vecchio gentile si prese la briga di spiegargli che una moneta d’oro era troppo preziosa in cambio di un anello.
Dopo aver offerto il gioiello a tutte le persone che incrociava al mercato, più di cento, rimontò a cavallo demoralizzato per il fallimento e ritornò dal maestro.
Entrò nella stanza.
“Maestro” disse “mi dispiace”. Non è possibile ricavare quello che chiedi. Magari sarei riuscito a ottenere due o tre monete d’argento, ma credo di non poter ingannare nessuno riguardo al valore dell’anello.”
“Quello che hai detto è molto importante, giovane amico” rispose il maestro sorridendo. “Prima dobbiamo conoscere il vero valore dell’anello. Rimonta a cavallo e vai dal gioielliere. Chi lo può sapere meglio di lui? Digli che vorresti vendere l’anello e chiedigli quanto ti darebbe. Ma non importa quello che ti offre: non glielo vendere. E ritorna qui con il mio anello”.
Il giovane volò dal gioielliere.
Il gioielliere esaminò l’anello con cura e disse al ragazzo: “Dì al maestro che non posso dargli più di cinquantotto monete d’oro”.
“Cinquantotto monete?” esclamò il giovane.
“Sì” rispose il gioielliere. “Lo so che avendo più tempo a disposizione potremmo ricavare circa settanta monete d’oro, ma se ha urgenza di vendere…”.
Il giovane si precipitò dal maestro tutto emozionato a raccontargli l’accaduto.
“Siediti” disse il maestro dopo averlo ascoltato. “Tu sei come questo anello: un gioiello unico e prezioso. E come tale puoi essere valutato soltanto da un vero esperto. Perché pretendi che chiunque sia in grado di scoprire il tuo vero valore?”
E così dicendo si infilò di nuovo l’anello al mignolo della mano sinistra.
Lo sai chi è il vero esperto del cuore di ogni uomo?

servo inutile, fin quando ci sono

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