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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Il Libro Consigliato
Domenica 11 Settembre 2011, 24ª Domenica del Tempo ordinario.

Letture: Sir 27,30-28,7; Rm 14,7-9; Mt 18,21-35

E SE DAVVERO TU VUOI VIVERE UNA VITA LUMINOSA E PIU’ FRAGANTE …




Il fatto è serio veramente,
Il brano del Vangelo di questa settimana ha poco di ragionamenti umani;
Questo brano allontana la Fede cristiana da qualsiasi altro credo sulla faccia della terra:
PERDONA.
La Parola di questa Domenica ci coglie tutti in difetto.
Pietro, sempre lui, si avvicina a Gesù con una di quelle domande che qualche volta ci “vengono” quando incontriamo determinate persone…: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello che pecca contro di me?”
Ditemi, chi di noi non ha una persona concreta che, sistematicamente, si diverte ad umiliarci, ad offenderci, a parlare male di noi, che ci ha rubato un qualcosa, che ci ha fatto del male seriamente?
Un parente, un amico, una persona cara che già tante volte abbiamo perdonato, dimenticato e che eppure continua…
Diciamoci la verità, la nostra ottica di vita a riguardo è fortemente legata alla legge del taglione:
Occhio per occhio dente per dente, cioè, quello che l’altro ti ha fatto, fallo anche tu a lui;
I più “generosi e buoni”confondono (volutamente)il perdono con l’indifferenza, tenendo lontano certe persone moleste.
L’espressione più comune a riguardo è questa:
“Non la odio, per me è come se non esistesse!”
Con Gesù la suonata cambia: “Quello che Dio ha fatto a te; tu fallo all’altro”.
Nel brano del Vangelo un Re condona un debito enorme, diecimila talenti (pensa che le rendite annuali di Erode il Grande erano novecento talenti), ad uno dei suoi servi che,disperato,lo supplica.
Questo servo, condonato, a sua volta, aveva un conoscente che gli doveva dei soldi(una somma infinitamente più piccola di diecimila talenti): “Appena uscito quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva, -Paga quel che devi-”.
Dobbiamo assolutamente capire dove questa Parola di Gesù vuole incarnarsi in noi, nella nostra vita, non vederla riflessa in situazioni che non ci appartengono, altrimenti rischiamo di ridurre il cristianesimo ad una bella filosofia.
Nella vita non ci sono solo perdoni su fatti eclatanti, storici…, ci sono quelle situazioni di tutti i giorni, quelle situazioni che ogni tanto, purtroppo, sfociano in tragedie familiari, in cui letteralmente la mente si ottenebra minata dall’odio, dal desiderio di vendetta.
Ad esempio, il perdono nella vita di coppia; scusatemi se insisto spesso su questo argomento, voi sapete che nel mio ministero sono chiamato “all’ascolto e al consiglio ” e per questo quante ne sento…
La maggior parte dei matrimoni si sfasciano per l’incapacità di perdonare anzi, su certi argomenti, il perdono non esiste neanche livello concettuale.
Perdonare o separarsi?
Quanti giovani coppie che conosco, incamminati nel matrimonio verso una terra dove scorre latte e miele, si sono poi ritrovati in una valle di lacrime, altro che cani e gatti.
E quando inizia “ u cap abbascia”(andare a testa in giù, tutto al contrario) nei matrimoni le conseguenze sono molteplici e quelli che pagano il conto sono i più deboli…
Eppure, Cristo anche dalle nostre ceneri quotidiane, dai nostri fallimenti, potrebbe ricostruire alla grande.
Magari uno quando parla di rivoluzioni pensa al “Che Guevara” a “Karletto”:
La rivoluzione più grande della storia è proprio il Perdono cristiano e credimi ci vuole coraggio a perdonare e non basta solo quello…
La Chiesa, tutti noi cristiani, siamo chiamati ad avere il coraggio di annunciare e testimoniare questo amore.
La testimonianza più vera è quella di dare l’esempio.
E allora anche le nostre parrocchie devono diventare esempi viventi di perdono, laddove c’è la presenza di un cristiano si riconosce dal perdono.
Dal Perdono il cristiano trae la vera pace, dal perdono l’umanità può ritrovare la speranza.
Il cristiano è chiamato anche a saper ascoltare chi vive in difficoltà, a saper consigliare; quante volte con il nostro parlare abbiamo “acceso dei fuochi” fra colleghi d’ufficio, fra amici, nei condomini, impedendo poi una riconciliazione, portando le situazioni a degenerare?
Voglio evidenziare un altro aspetto fondamentale del perdono cristiano: non bisogna solo saper perdonare ma anche saper chiedere perdono.
Anche quando siamo chiamati a perdonare abbiamo qualcosa da farci perdonare……
Non tutte le “offese che riceviamo” sono immotivate, non sempre siamo “anime innocenti”,ti pare?
Bè, coraggio, di fronte ai nostri fratelli “nemici” mettiamoci un pò in riflessione e ricordiamo tutte le volte che siamo stati PERDONATI DA DIO…
Che “tsunami” di Vangelo!
Il raccontino che vi dono questa settimana parla di ranocchie disperate….
“C'erano due ranocchie che caddero in un recipiente pieno di panna.
Si resero conto subito che sarebbero affogate: era impossibile nuotare o rimanere a galla per tanto tempo in quella massa densa come le sabbie mobili.
All'inizio le due rane si misero a sgambettare nel tentativo di raggiungere il bordo del recipiente. Ma era inutile, riuscivano soltanto a sguazzare sul posto e ad affondare. Diventava sempre più difficile risalire in superficie e respirare.
Una di loro disse ad alta voce "non ce la faccio più.E’ impossibile uscire da qui, non si può nuotare in mezzo a questa roba viscida e dato che devo morire, non vedo perché prolungare la mia sofferenza. Non riesco proprio a capire che senso abbia morire di sfinimento per uno sforzo inutile" Detto questo smise di scalciare e affondò rapidamente, inghiottita dal denso liquido biancastro.
L'altra rana, più costante o forse più cocciuta disse tra sè:
"Non c'è verso di salvarsi! Non si può fare nulla per andare avanti in mezzo stà roba.
Eppure, anche se la morte si avvicina, preferisco lottare fino all'ultimo respiro.
Non voglio morire neanche un secondo prima che sia giunta la mia ora".
Continuò a sguazzare sempre sul posto, senza muoversi per ore e ore.
Ad un tratto, con tutto quello zampettare e ancheggiare, agitare e tirar calci, la panna si trasformò in burro.
Meravigliata, la ranocchia spiccò un salto e pattinando raggiunse il bordo del recipiente,
Lo scavalcò e se ne tornò a casa gracidando allegramente!

Bè, anche se non riusciamo subito a perdonare è il caso di insistere, a forza di insistere magari riusciremo a … sulla Sua Parola, settanta volte sette!


un servo inutile.




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