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Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano


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Narrare la Fede ai Figli
Omelia Domenicale e Festiva

8 NOVEMBRE 2009 XXXII domenica del T.O. (b)

LETTURE: 1 Re 17,10-16; Sal 145; Eb 9,24-28; Mc 12,38-44

ED IO FRA DI VOI…



La Parola di Dio è come un bisturi che incide in profondità nell’animo umano, che arriva fino al midollo…
Cristo è veritiero, non come uno dei tanti profeti dei nostri tempi che ci dicono quello che amiamo sentire…
La concretezza di Cristo ci pone dinanzi una scelta, sempre, in ogni ambito della nostra esistenza.
Il Vangelo di questa Domenica ci presenta una situazione abbastanza comune:
“Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento …”
Quando noi pensiamo al concetto di “folla” in realtà immaginiamo qualcosa di astratto, di anonimo.
Per Dio non è così, Lui ci conosce per nome, ci vede singolarmente.
Ti risulta difficile pensare che in quella folla ci siamo anche io e te, seguaci di Cristo?
Bene, se facciamo questo passo, cioè, se ci mettiamo anche noi in mezzo alla folla possiamo iniziare ad ascoltare…
“Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa”.
Me lo fate passare un termine dialettale?
“Che taccarata!”
Si può vivere da cristiani ma c’è il rischio di interpretare il cristianesimo come una mera rappresentazione teatrale, dove il teatrante si immedesima così bene nella parte da perdere il contatto con la sua vera natura.
Non si accorge più di recitare una inutile parte; inutile perché non serve né a lui e né al mondo!
Già, quante volte abbiamo ridotto, forse inconsapevolmente, il Vangelo ad un copione teatrale dove tiriamo fuori i Suoi brani e ce ne serviamo in riferimento all’ambito o alla situazione che viviamo.
Il protagonismo diventa il “cuore” del nostro agire.
Cari fratelli, se ci pensassimo bene, se ci guardassimo un po’ attorno, ci renderemmo conto che viviamo in una società “malata” di protagonismo.
Fateci caso alle trasmissioni televisive (tanto in voga) che rimbambiscono i nostri figli e noi stessi.
Esisti solo se riesci ad apparire, non importa come, purché tu appaia.
Bene, in questi scribi del Vangelo, l’annuncio e la conoscenza della Parola sono usati come merce di scambio per avere un tornaconto umano seppure solo affettivo, una buona fama.
E diventa un turpe motivo di guadagno:
la ricompensa è la vanagloria!
Però c’è Gesù che conosce i nostri cuori.
Facciamo una cosa?
Partiamo da Gesù.
Già, chi è mai Gesù?
Un Servo, il Figlio di Dio che ha scelto di farsi ultimo al servizio delle Sue creature.
Quante volte Cristo diventa insignificante, un non senso negli affari di questo mondo?
Quante volte anche noi cristiani abbiamo considerato il Messaggio di Cristo come fuori luogo o da accomodare in determinate realtà?
Sapete, ricevo, con molta gioia, tante Vostre e-mails.
Con alcuni sono diventato amico, mi chiedono consigli e anche io apro loro il mio cuore.
Rispondo a tutti, sempre, anche quando il loro modo di rapportarsi con me è diciamo così, per aver un po’ di fair-play, “aggressivo”.
Mi capita spesso di ricevere alcuni consigli del tipo che la Parola di Gesù non è adattabile in certe situazioni, troppo dura, da ammorbidire.
Quante pagine del Vangelo dovremmo strappare?
Magari alla fine rimarrebbe solo la copertina con la scritta “Vangelo”;
poi scriveteci quello che vi piace ascoltare.
Anzi facciamo una cosa più bella:
Scriviamo un Vangelo per noi e scriviamo un Vangelo per il nostro prossimo…
Perdonatemi, lo dico prima a me stesso e poi eventualmente a voi:
Chi cerca la gloria degli uomini non può credere in Dio.
Cristo condanna il nostro essere cristiani di facciata.
Un cristianesimo che diventa padrone della “Parola” si concretizza in un rifiuto di Dio come Padre e di noi come figli.
Allora ripercorriamo alla Luce di questo Vangelo tutte le nostre “azioni quotidiane”, ripercorriamole con un po’ di distacco, come se guardassimo la vita di un altro essere umano.
E chiediamoci quante di queste nostre azioni sono state fatte solo unicamente e semplicemente per amore, per l’amore che Dio ci ha donato.
Caro fratello, non dispiacerti, non abbatterti se incontrerai tanto cristianesimo fatto solo per un tuo tornaconto;
la conversione inizia nel vedere in sé questo peccato di ipocrisia.
Cristo sempre ci osserva, sempre scruta i nostri animi.
Cristo vede anche una esistenza apparentemente insignificante, vissuta nell’ombra del quotidiano:
Cristo osserva anche la vedova del Vangelo di questa Domenica.
Da lei ha una risposta.
Stranamente la vedova, che al tempo di Cristo non era tenuta certamente in alta considerazione, con il suo agire dà la risposta sull’identità di Gesù.
E sì, caro fratello, è il nostro agire quotidiano che dà la risposta al “Chi è Gesù per te”.
Questa povera donna ci dà una lezione fondamentale.
La vera identità di Cristo non è svelata dai dotti scribi.
I suoi due spiccioli danno a me e te una risposta sul chi è Dio.
“Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere” .
Mi fa impazzire questa donna (che è segno della Chiesa), sì mi fa impazzire perché aveva due spiccioli e avrebbe potuto e dovuto donarne uno solo!
E che diamine, poteva fare almeno fifty-fifty!
E invece no, dona tutto sconfessando me e te caro fratello;
me e te sempre pronti a fare “calcoli” con il Signore.
Sì, avrebbe potuto donare anche un solo spicciolo;
Chi mai avrebbe potuto biasimarla?
Una povera vedova che diviene la nostra maestra.
Lei come una vera maestra ci concretizza che Dio è il nostro tutto!
Sapete, c’è una scuola per il vero discepolo;
è quella dei poveri e degli ultimi.
Sai che ti ( e mi ) consiglio?
Finché sono aperte le iscrizioni iscriviamoci a questa scuola.
Potremmo imparare ad essere Chiesa servendo;
unicamente servendo impareremmo ad amare il vero e Unico Dio.

Semplicemente un servo inutile in Cristo, don michele cuttano




 

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