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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 8 luglio 2012, 14ª domenica del Tempo ordinario.

Letture: Ez 2,2-5; 2 Cor 12,7-10; Mc 6,1-6.

SE STASERA SONO QUI…





Gesù ritorna alla sua Nazareth.
Il Vangelo di questa Domenica ci racconta che Gesù, nel suo itinerario alla ricerca dell’umanità, passa anche nel suo paese di origine.
Magari è un’esperienza che faranno in molti nelle prossime ferie estive, ritornare nella cittadina natia (speriamo, ma ne dubito, che almeno a loro le cose vadano meglio che a Gesù).
Finalmente potremmo aspettarci un po’ di serenità, niente polemiche, nessuna difficoltà da parte dei farisei…
Per usare un termine calcistico, Gesù suda sul “terreno amico”, gioca in casa, alla grande: tifoseria a favore!
In realtà le cose non vanno proprio così.
Come di consueto si reca ad insegnare di sabato nella sinagoga e succede qualcosa di apparentemente incomprensibile:
“ E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria …”
Gli fanno una cosa che sicuramente abbiamo ascoltato anche noi nella nostra cittadina, fra i nostri amici e parenti:
Gli fanno lo “stato di famiglia”…
Dalle mie parti si dice più o meno così:
“Na famigl d’ spiantat, “non tenen ucchie p’chiagn”(una famiglia di nullatenenti, non hanno neppure gli occhi per piangere) .
“Ma Gesù disse loro: Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”.
Che cosa assurda, la conoscenza più intima di Gesù non aiuta questa gente nel credere in Lui!
La reazione di questa gente è superficiale, si blocca su aspetti banali, sull’abbigliamento, sulle parentele, sulle miserie di paese.
Queste persone non riescono ad afferrare la grandezza del Lieto Annuncio di Gesù e rimangono esclusi anzi, loro stessi si escludono:
“E lì non poteva compiere nessun prodigio …”.
In realtà la loro esperienza di Gesù non è profonda ma di facciata.
Il loro sentirsi ordinari con Gesù fa dimenticare loro la straordinarietà di Dio;
Il poter frequentare Gesù tutti i giorni alza nei loro cuori uno stupido muro fatto di indifferenza:
Si sono vaccinati, nessuna reazione, la temperatura della loro fede non si alza…
Per fortuna noi non siamo nazaretani…;
Noi, da buoni cristiani “praticanti”, non abbiamo nulla a che fare con questo atteggiamento di rifiuto.
O no?
Sapete che penso?
Che i nazaretani non erano proprio tanto diversi da noi.
Che il loro rifiuto, mascherato da aspetti banali, nasce dalla scomodità di accettare il messaggio del Figlio di Dio.
Gesù mette in luce la grettezza della loro religiosità legata ad uno sterile formalismo esteriore.
Non basta indossare i panni da paesano di Gesù!
Un grande com¬mentatore del Vangelo di San Marco, J. Radermakers, ci prende per mano e ci porta al cuore del problema:
«Per cogliere il miste¬ro della persona di Gesù, bisogna aprirsi al Gesù reale e non ridurlo al ritratto che ci eravamo fatti di lui. La potenza di Gesù è legata e la sua parola è resa inefficace, quando non incontra un ascolto attento, una disponibilità alla fede».
Disponibilità alla fede, disponibilità al cambiamento di vita, disponibilità alla conversione.
Quante volte ascoltando la Parola di Dio abbiamo indossato l’impermeabile della nostra convinzione di non essere poi tanto male;
Quante volte abbiamo aggiustato la Parola di Dio quando questa era troppo scomoda per noi;
Quante volte abbiamo pensato che la pagliuzza nell’occhio del fratello era troppo più grande della nostra trave piantata nei nostri occhi e nel nostro cuore;
Quante volte abbiamo chiuso il nostro cuore all’amore per un calcolo economico;
Quante volte abbiamo giudicato la Misericordia di Dio verso i peccatori;
Quante stragi “giuste” avremmo fatto se solo per cinque minuti avessimo “comandato noi”…
Quante volte abbiamo pensato a Dio come ad una “lampada di aladino” della nostra vita;
Quante volte abbiamo rinnegato la Croce nella nostra vita scappando dalla nostra storia.
Caro fratello, non è che i nazaretani avevano la “capa fresca” a rinnegare Gesù, le motivazioni c’erano.
Queste motivazioni ci sono anche per noi oggi.
Anche noi come cattolici subiamo la tentazione di rifiutare Gesù nella storia di tutti i giorni, è un rifiuto molto ben nascosto nei nostri cuori, non lo confessiamo neppure a noi stessi.
Sì, spesso rimuoviamo dalle nostre menti questo rifiuto pratico con tanta bella teoria cristiana.
Le Liturgie, tutti i riti, non sono l’obiettivo del nostro esser cristiani ma sono strade da percorrere che ci devono portare ad amare Dio e il Prossimo.
Cristo ritorna nella nostra vita, nella speranza di essere accolto, di essere accettato dai nostri cuori, con la speranza di trovare la porta aperta.
“E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando”.
Che tristezza quest’ultimo versetto del Vangelo, che tristezza se dovesse capitare anche a noi che Cristo si meravigli della nostra incredulità pratica.
Che tristezza pensare che Cristo passi oltre la nostra vita e vada in un altro villaggio…
Caro paesano di Gesù vedi se sei anche tu un “nazaretano incredulo...”
Sai, può capitarci!

semplicemente un servo inutile



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