Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano


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Narrare la Fede ai Figli
Omelia Domenicale e Festiva

XXVII Domenica del tempo ordinario (A) 5 Ottobre 2008
LETTURE: Is 5,1-7; Sal 79; Fil 4,6-9; Mt 21,33-43

C'E' UN FRUTTO CHE DIO ASPETTA DALLA TUA VITA




Siamo ancora nella vigna!
E' proprio periodo di vendemmia e, ti sembrerà strano se non hai una vigna, la vendemmia ha qualcosa che ci interessa personalmente, ce lo dirà il Vangelo di questa settimana.
La parabola che Gesù ci consegna ha due chiavi di lettura:
Una storica, che forse potrà affascinarci meno;
Una attuale che può attizzarci di più ma che ha bisogno della prima per essere compresa.
Storicamente la vigna che Dio si è scelta è il popolo ebraico.
Ha scelto un popolo schiavo, lo ha liberato dalla schiavitù'egiziana e lo ha trapiantato in una terra promessa proprio come fa quest'uomo della parabola che pianta una vigna.
Dopo aver piantato la vigna la cura in maniera amorevole, come uno sposo cura la sua sposa;
La circonda con una siepe per proteggerla, scava un torchio per fare il vino (si aspetta frutto chiaramente), costruisce una torre per depositarne i frutti e infine l'affida a dei coltivatori.
Fin qui un quadretto quasi idilliaco ma si sa, arriva il periodo della raccolta dei frutti e qui nascono i problemi.
Il padrone manda prima dei servi dai coltivatori a prendere i frutti e questi vengono percossi o uccisi.
Poi manda proprio Suo Figlio pensando che, data la parentela, avrebbero trattato meglio almeno lui.
Peggio che andar di notte, i coltivatori sapendo che l'inviato era il Figlio del Padrone lo ammazzano pensando di divenire infine loro i padroni della vigna.
E' la storia di un amore rifiutato, disprezzato, è la storia del popolo d'Israele che non ha accettato Gesù come il Figlio di Dio.
Attenzione fratelli cristiani, questo amore che Dio ha per il popolo d'Israele nonostante il rifiuto nei confronti di Suo Figlio, resta grande, immenso.
Noi, come cristiani siamo chiamati ad amare questo popolo e a sentirci parte attiva di una storia d'amore che ancora è in attesa di un ricongiungimento che avverrà.
Qualcuno a questo punto potrebbe pensare che questa settimana il Vangelo è un ammaestramento storico religioso, lontano dalle cose nostre di tutti i giorni!
Niente di più errato perché questo rifiuto è anche il nostro rifiuto…
E se i coltivatori della vigna fossero tutti gli ascoltatori della Parola di Dio cioè NOI?
Vediamo allora cosa dice questa parabola alla nostra vita…
Tutti noi abbiamo ricevuto da Dio una "vigna da coltivare".
Ora non è che dobbiamo andare a fare una visura catastale alla ricerca di questa vigna….
La vigna possiamo anche pensare che sia la vita che abbiamo ricevuto, o potrebbe anche essere la fede che abbiamo avuta in dono.
Caro fratello il versetto 34 del Vangelo ci racconta che arriva il tempo dei frutti da raccogliere, dalle mie parti c'è un proverbio che dice "con il tempo e con la paglia si maturano le nespole".
Sembra che Dio sia "affamato" di questi frutti.
Sì, Dio aspetta dei frutti dalla nostra vita, dal nostro essere cristiani.
L'apostolo ci dona un pensiero illuminante a riguardo: "La Fede senza le opere è falsa!"
Voglio invitarvi a fare una riflessione sul nostro vissuto:
Ci sono stagioni della vita in cui ognuno di noi esercita la sua libertà, Dio ci lascia fare.
Sembra strano ma Dio ci lascia fare anche il peccato infatti, nel Vangelo, il padrone permette che i coltivatori arrivino ad ammazzare persino Suo Figlio.
E' dura da accettare il pensiero che Dio ci lasci liberi di commettere adulteri, furti, omicidi…
Ognuno di noi è libero di gestire la propria vita in ogni istante, di scegliere fra il male e il bene.
La presenza di Dio sembra una "silenziosa assenza", quante volte lo pensiamo vedendo il male commesso dal prossimo?
Quante volte abbiamo giudicato Dio pensando: "Dio perché permette tanto male?"
Quante volte abbiamo dimenticato che noi stessi siamo quei coltivatori che ammazzano ancora oggi Cristo con le proprie azioni?
Il Vangelo termina con una parola che scuote tutte le nostre certezze, ci mette di fronte ad una verità scomoda: "Perciò vi dico: sarà tolto a voi il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare".
Non c'è sterilità per il cristiano.
Può anche essere che nella tua vita non hai avuto dei figli, puoi anche non aver avuto mai la possibilità di alzarti da un letto di malattia, puoi anche sentirti un essere inutile per chi ti circonda, puoi anche non esser capace di dire due parole in pubblico, puoi anche essere il responsabile di un ufficio e arrivare prima al mattino e andare a casa per ultimo, puoi anche essere il più ingenuo fra tutti i colleghi ben sostenuti politicamente, puoi anche essere il servo ordinato più abbandonato…
ma Dio da te, proprio da te si aspetta dei frutti!
Vuoi sapere che frutti?
Non è l'uva zibibbo ma è AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO…..!
Sto rileggendo le "Fonti francescane" , vi dono un brano tratto da questo testo, San Francesco mi fa impazzire…..!
San Francesco cercava con ogni cura di nascondere nel segreto del suo cuore i doni del Signore, perché non voleva che se gli erano occasione di gloria umana, gli fossero pure causa di rovina. E spesso, quando molti lo proclamavano santo, rispondeva così: "Posso avere ancora figli e figlie: non lodatemi come fossi sicuro! Non si deve lodare nessuno, fino a che è incerta la sua fine. Quando Colui che mi ha concesso il mutuo - così continuava - volesse ritirarlo, rimarrebbe solo il corpo e l'anima, come li hanno pure gli infedeli". Questa era la risposta a chi lo lodava.
Rivolto poi a sé diceva: "Se l'Altissimo avesse concesso grazie così grandi ad un ladrone, sarebbe più riconoscente di te, Francesco!"
don michele, nella vigna del Signore insieme con voi, a lavorare per il giorno in cui il Nostro Signore verrà a prendere i Suoi Frutti.






Don Michele rimane in ascolto con la sua e-mail donmichele@novena.it ed è disponibile a darti una chiara e veloce risposta.




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