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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 5 Agosto 2012 XVIII Domenica tempo ordinario Anno B

Letture: Esodo 16, 2-4. 12-15; Salmo 77; Efesini 4, 17. 20-24; Giovanni 6, 24-35

BUGIARDI NOI




Questa Domenica il Vangelo viene a parlarci di pane…
No, non nel senso che comunemente noi intendiamo.
Quando ero ragazzo il pane era qualcosa di fondamentale, qualcosa che era legato alla sopravvivenza fisica.
Oggi si è perso questo senso dell’importanza del pane.
E’ cambiato il nostro stile di vita e, nonostante la crisi economica, c’è più “benessere” economico e di conseguenza sono cambiate le nostre abitudini alimentari, dobbiamo guardarci dagli eccessi…
Sapete com’è, d’estate soprattutto, si pensa alla dieta, alla bellezza fisica, alle maniglie sulla pancia (o maniglioni, dipende), il fisico asciutto nasconde gli anni che inesorabilmente passano…
E viene Gesù che ci dice:
“Io sono il Pane della Vita”;
Già, chissà quante volte mettiamo a “dieta” anche la nostra anima;
Credetemi, l’anima non ha bisogno di diete…
I Vangeli di queste ultime settimane ci presentano con insistenza Gesù che si fa pane per noi.
Mi capita spesso, in quanto diacono, di “consegnare” l’Eucarestia ai fedeli, spessissimo a fratelli ammalati nelle loro abitazioni.
Sono dei momenti particolari.
Tanti pensieri e sentimenti affollano la mia mente.
Il primo pensiero chiaramente è legato all’indegnità della mia persona per quello che il Signore mi chiede di fare.
Tante volte in quei momenti mi ripeto queste parole: “Signore non sono degno di toccarti, di essere tuo strumento, abbi misericordia di me”.
Cari fratelli, questa riflessione è importante:
Quando ci accostiamo all’Eucarestia dobbiamo farlo nella maniera più degna possibile.
Non mi riferisco soltanto all’abbigliamento esteriore(a riguardo d’estate si vedono certi spettacoli indegni anche in Chiesa durante le celebrazioni…)
Penso alla pulizia del cuore…
Penso a tutte le volte che non sono riuscito a perdonare dal profondo;
Penso a tutte le volte che non mi sono donato al prossimo con generosità;
Penso a tutte che ho permesso ai più svariati giudizi di albergare nel mio cuore;
Penso, penso, penso, mamma mia e molto lunga questa mia “black list”
Questo deve essere chiaro:
Non ci può essere sporcizia dove accogliamo Cristo;
Dobbiamo ricevere Gesù in maniera degna.
Vorrei ricordarvi il Sacramento della Riconciliazione, spesso trascurato o banalizzato facendolo diventare una chiacchierata con un amico prete.
A riguardo ho da farvi una “bella” proposta…:
Il periodo delle ferie può essere un periodo favorevole per “acchiappare” un sacerdote e farsi una bella confessione, con calma, alla ricerca di tutte le situazioni di morte che continuamente facciamo entrare nella nostra vita.
Poi c’è anche un altro pensiero che mi nasce dentro, questa volta lo sento in me anima, cuore e mente, mi pervade tutto.
E’ troppo bello, è troppo bello, è troppo bello che Gesù si faccia pane per me, che scelga di donarsi a me, alla mia povera vita.
Mi si riempie il cuore di gioia, mi andrebbe di saltare per la gioia…
Ma ci pensiamo a quello che facciamo quando ci cibiamo del Corpo di Cristo?
Cari fratelli è qualcosa di stupendo, grandioso ma è anche qualcosa che ci riempie di responsabilità, di “cose” da fare concretamente.
Mi viene in mente una un frase del Papa che esprimeva questo concetto:
“Se siamo fratelli dalle nostre mani devono cadere le armi”.
Ora lo so che la nostra mente si proietta subito alle guerre del mondo.
Ma, attenzione, ci sono armi che tutti noi quotidianamente usiamo, anche se non siamo in guerra.
Sono le armi dei giudizi che anche ammazzano…;
Sono le armi della nostra indifferenza che anche ammazzano;
Sono le armi dei nostri scandali che anche ammazzano;
Sono le armi della nostra passività cristiana che anche ammazzano;
Sono le armi della nostra ipocrisia che anche ammazzano;
Sono le armi della nostra rincorsa alle cose banali che anche ammazzano.
In questi ultimi anni sta nascendo grande in noi come collettività il senso del giudizio nei confronti di tante categorie.
Nei confronti dei giovani, nei confronti dei politici, nei confronti di amministratori, nei confronti dei preti e della Chiesa...
Ma non c’è atteggiamento più perverso del cristiano che si accomoda a giudicare il mondo intorno a sé non entrando mai in campo, non mettendosi in gioco.
I cristiani devono devono devono mettersi in gioco, scendere in campo
Sì, ci sono cose da fare concretamente!
Laddove c’e’ una situazione di male, di peccato, di corruzione, di ingiustizia,
questa riguarda il cristiano!
E poco importa se questo male avviene in una parrocchia o in un luogo del sociale quale un ufficio o un consiglio comunale.
Il cristiano interviene, non girando la testa dall’altra parte o con il pettegolezzo tanto in voga oggi anche sui nostri mezzi di informazione.
L’intervento in primo luogo consiste nel non aver i classici “scheletri nell’armadio”, il cristiano è trasparente nella politica e in ogni ambito. Non si può e non si deve confondere il cristianesimo con uno sterile denunciare le mancanze altrui dimenticando le proprie!
Il cristiano scuote le mani per non accettare regali.
Facciamo nostro questo atteggiamento come un principio basilare della nostra vita pubblica!
Perdi credibilità se accetti regali per la tua funzione pubblica, fosse anche una tazza di caffè!
La più grande libertà di agire da cristiano nasce da questo distacco.
Non accettare mai regali, neppure per la tua veste di guida spirituale.
Ma il cristiano parte da una vita vera in Cristo!
C’è una domanda che noi come cristiani dobbiamo farci tutti i giorni:
Qual’è il nostro rapporto con l’Eucarestia?
A questa domanda che risposta diamo?
Che la Domenica a Messa facciamo la fila, riceviamo il Corpo di Gesù e poi rientriamo nelle nostre faccende quotidiane senza che nulla cambi?
Qual’è il nostro pane oggi, dove andiamo concretamente a chiedere la vita?
Al denaro?
Alla rincorsa quotidiana del fare soldi magari adducendo tante motivazioni pure carine e corrette del tipo “ i soldi servono per far campare la famiglia”?
Al piacere?
Alla cura del tuo corpo per essere attraente ora che vedi che sei sul viale del tramonto?
Al vestire bene, ad uno sterile apparire esteriore?
Poverini che siamo, tutte queste cose passeranno, in modo inesorabile passeranno.
Vivere la vita con la filosofia del tipo “prendi oggi quello che puoi perché domani non si sa” come si lega al nostro essere cristiani?
Attraversiamo la vita come se entrassimo in una galleria senza uscita…
Ma credimi, caro fratello seguace di Gesù, la galleria della vita terrena ha un termine.
“Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”.
Dio si fa nostro cibo, Dio vuole incarnarsi nell’umanità anche attraverso le nostre pur insignificanti esistenze.
Ma tu pensa per una attimo se tutti quelli che credono in Dio lasciassero cadere le armi dalle loro mani;
ci sarebbero ancora guerre sulla faccia della terra?
C’è un solo ed unico Dio, il Dio dell’amore, della donazione totale.
Viviamo l’Eucarestia senza ipocrisia;
è il Sacramento della Vita Eterna!

semplicemente un servo inutile



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