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Il Santo del Calendario:
Omelia Domenicale e Festiva a cura
di Don Michele Cuttano



CROCE DI SAN DAMIANO IN ARGENTO
Crocefisso di San Damiano in Argento

Braccialetto Rosario in Argento e Cristalli Swarovski con Croce e Medaglia Miracolosa
Braccialetto Rosario in Argento



Abbastanza grande per esser indossato come collana rosario
Rosario originale di Betlemme



Domenica 3 Novembre 2013 XXXI Domenica T. O. Anno C

Letture: Sap 11,22-12,2; Sal 144; 2 Ts 1,11 - 2,2; Lc 19, 1-10

MA CHE DISASTRO IO MI BENEDICO, HO SCELTO TE,, UN ZACCHEO PER AMICO



Zaccheo non era certamente una persona che ci sarebbe piaciuto avere come amico:
era un capo dei pubblicani e, come dice il Vangelo, anche ricco.
Cioè, era capo degli esattori delle tasse per conto dei romani che erano gli invasori.
Zaccheo era un collaborazionista, di alto spessore, degli invasori romani, insomma non era certo simpatico ai suoi compaesani.
Lo sai perché faccio questa precisazione?
Guarda che Zaccheo è “costretto” a salire su un sicomoro (albero alto circa 10-12 metri) per vedere Gesù passare.
Costretto non solo dalla sua bassa statura, il Vangelo lo descrive come “troppo piccolo di statura”, ma anche dal fatto che Zaccheo non fu accolto sulla veranda di nessuna casa per vedere questo Gesù che passava…
E chi lo faceva entrare Zaccheo in casa propria?
Uno sporco infame collaborazionista che faceva anche la cresta su quanto il popolo versava ingiustamente ai romani!
E magari Zaccheo, di rimando, non voleva neanche tanto entrare in nessuna casa!
Ma Zaccheo voleva vedere Gesù!
Te la immagini la scena?
Immagina Michele (o anche te stesso) che cerca di salire su un albero alto per vedere Gesù che passa.
Spesso nelle nostre esistenze cerchiamo di salire per incontrare Gesù e non ci rendiamo conto che Gesù ci aspetta giù, nelle nostre realtà di difficoltà, di peccato.
Zaccheo in alto, su un albero e Gesù in basso per strada che si va a fermare proprio sotto quel benedetto sicomoro!
Zaccheo che, come sua(e nostra) consuetudine, è salito in alto e Gesù che, da sotto, lo invita a scendere!
Quante volte anche noi saliamo in alto, nei nostri orgogli, nelle nostre opere sante,nella nostra superbia(come il “giusto” fariseo del Vangelo di domenica scorsa), per incontrarci con Dio ed invece Gesù ci invita a scendere!
E’ un cambiamento di direzione, di rotta non solo fisico ma soprattutto spirituale che avviene in Zaccheo.
Lo sai come si chiama questo cambiamento di rotta dal salire allo scendere?
CONVERSIONE!
Ma attenzione, non dimentichiamo che in Zaccheo c’è un’ansia che lo porta a quest'appuntamento, a questo incontro con Dio.
Seppur pieno di peccati Zaccheo VUOLE vedere Gesù.
E Gesù che fa?
Si ferma sotto il sicomoro a raccogliere (accogliere)un frutto stupendo: il nuovo Zaccheo, figlio di Abramo, onesto, generoso, ritrovato!
Caro fratello e tu hai quest’ansia di incontrarti con Gesù?
O sei convinto che tu Gesù lo incontri tutti i giorni e sono altri coloro che devono incontrarsi con Cristo?
E se è vivo in te il desiderio di incontrarti con Cristo, su quale sicomoro sei salito e ti sei messo bello appollaiato? Il sicomoro potrebbe esser la tua sicura poltrona di parroco; il sicomoro potrebbe essere la spilletta a forma di Croce sulla tua giacca…
Il sicomoro è quella situazione in cui tu ti senti sicuro di vedere ed incontrare Cristo e che invece di fatto ti allontana dal Luogo dell’incontro.
“Scendi presto perché oggi devo fermarmi a casa tua”
Sai, c’è da scendere dal sicomoro su cui ti sei appollaiato e su cui sei diventato inattaccabile!
Allora, ritrovato lo “Zaccheo” che è in te?
Ti dono un raccontino, carino…
“Quando diventò grande, suo padre gli disse: Figlio mio, non tutti nascono con le ali come noi. Anche se non sei obbligato a volare, sarebbe un peccato che ti limitassi a camminare avendo le ali che il buon Dio ti ha regalato.
Ma io non so volare rispose il figlio.
E’ vero, disse il padre e mentre camminavano lo condusse sull’orlo di un precipizio, in montagna.
Vedi figliolo? Questo è il vuoto. Quando vorrai volare dovrai venire qui: prendi un bel respiro, ti butti nel precipizio e dispiegando le ali riuscirai a volare.
Il figlio esitava.
E se cado?
Anche se cadi non morirai. Ti farai soltanto qualche graffio che ti renderà più forte per il prossimo tentativo, rispose il padre.
Il figlio ritorno in paese dai suoi amici, i compagni con cui aveva camminato per tutta la vita.
I più ottusi gli dissero: ma sei impazzito? Perché dovresti farlo? Tuo padre è tutto matto… perché hai bisogno di volare? Perché non la pianti con queste sciocchezze? Che bisogno c’è di volare?
Gli amici migliori gli consigliarono: “ E’ se fosse vero? Non sarà pericoloso? Perché non cominci piano piano? Prova a buttarti da una scala o dalla cima di un albero. Certo dalla cima di una montagna…”
Il giovane ascoltò il consiglio di chi gli voleva bene. Si arrampicò sulla cima di un albero e facendo appello a tutto il suo coraggio si buttò. Spiegò le ali, le agitò nell’aria con tutta la sua forza ma purtroppo si schiantò al suolo.
Con un grosso bernoccolo sulla fronte si presentò davanti a suo padre.
“Mi hai mentito! Non posso volare. Ci ho provato e guarda che botta! Non sono come te! Le mie ali sono di figura.
Figlio mio, disse il padre, per volare occorre creare lo spazio di aria necessario per dispiegare le ali. E’ come buttarsi con il paracadute, hai bisogno di una certa altezza per lanciarti.
Per volare, devi accettare di correre dei rischi.
Accettare dei rischi per amore di Cristo, lo hai mai fatto in vita tua?

servo inutile





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