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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 3 Marzo 2013 III Domenica di Quaresima anno C

LETTURE: Es 3,1-8a.13-15; Sal 102; 1 Cor 10,1-6.10-12; Lc 13,1-9

CON TUTTO L’AMORE CHE POSSO





Il brano del Vangelo di questa terza Domenica di Quaresima ci invita a riflettere sulla storia dell’umanità e sulla nostra storia personale.
E’ diviso sostanzialmente in due parti.
La prima parte ci descrive dei fatti di cronaca, anche attuali per noi oggi.
Uccisioni e incidenti con molte vittime.
Unico epilogo di questi avvenimenti è la morte.
La richiesta fatta a Gesù appartiene anche ai nostri cuori:
Perché Dio permette tutto questo?
Perché tante violenze;
perché tanti disastri?
La seconda parte ci proietta in un orizzonte che ci dona delle risposte che sono anche delle provocazioni….
“Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti …”.
Come ben sapete, spero, i frutti del fico sono particolarmente dolci, gustosi.
C’è un tempo in cui si raccolgono questi frutti.
Come non pensare alla nostra esistenza piantata in una determinata vigna del mondo, in un momento storico dell’umanità, con un frutto da produrre.
Una domanda per tutti:
Chi è questo “Tale” che viene a cercare frutti nella nostra vita?
Già, verso chi rivolgiamo il nostro essere produttivi?
Frutti per il mondo e le sue idolatrie o frutti di vita eterna?
Se è Dio, sappi che Lui ha un “passaggio certo” alla ricerca di frutti…
Sai, non basta essere piantati nelle vigna del Signore, far parte attiva di una popolazione parrocchiale;
bisogna portare frutti.
Il portare frutti è una crescita naturale,
il non portarne è contronatura, perverso.
C’è un tempo che ci viene donato del quale noi diveniamo non padroni bensì fruitori ed amministratori, investitori per dirla con un termine molto comune nel nostro quotidiano.
Non importa la condizione sociale, lo stato di salute, l’intelligenza, se sei una persona brillante o sei un carcerato o un malato terminale.
Dio aspetta con ansia di cibarsi dell’amore che nasce dalle nostre esistenze.
Lui che si fa Cibo per tutti noi vuole che noi ci facciamo cibo per Lui divenendo Amore.
Ci sarebbe bisogno di fermarsi un po’ e guardarsi dentro;
La Quaresima è il tempo opportuno per chiederci sinceramente che cosa stiamo facendo della nostra vita.
Lo dico sempre quando parlo agli uomini che incontro:
bisogna che ci guardiamo “dentro” per capire quello che ci sta accadendo “fuori”.
A volte, sai, è brutto osservarsi dentro, soprattutto se ti lasci scrutare da Dio, anche attraverso un buon padre spirituale;
uno che abbia più “stima” di Dio che di te, che non ti canti gli “stornelli” che ami sentire ma che ti dica la Verità in Cristo.
Magari pensiamo di noi stessi di esser così carichi di frutti al punto che rischiamo di piegarci, sentiamo il “peso” di tutto il nostro impegno cristiano…
Quanti inganni a volte, pie illusioni che costruiscono solo il nostro “io”.
L’albero che porta i veri frutti è raggiante, pieno di vita e di gioia…;
altro che stanchi e depressi per il nostro “grande impegno”!
E potrebbe capitarci che, dopo tanta onorata carriera da cristiano, ci rendiamo conto che erano solo foglie decorative e non frutti di vita eterna.
Da lontano pare così bello un albero (o un cristiano) pieno di foglie (o di attività parrocchiali) ma da vicino, quando la vita “colpisce” anche te in prima persona; fichi dolci non ce ne sono!
Solo tanto orgoglio, superbia, indifferenza verso chi ti è accanto:
tutto preso dalla tua opera prima di tutto, con questi occhiali che ti danno un’aberrante visione del tuo “io”, che distorcono la realtà e non ti fanno riconoscere e neppure vedere fisicamente il volto di tuo fratello.
“Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”
Quanta linfa vitale abbiamo sottratto;
da quanti anni continuiamo a “riscaldare il banco”nella Casa di Dio;
da quanti anni continuiamo ad appropriarci del lavoro di esseri umani che non hanno nessuno che li difenda;
da quanti anni il nostro servizio in parrocchia è divenuto il seggio del signorotto che è in noi;
da quanti anni siamo il “Giuda” del fratello che il Signore ci ha messo accanto;
da quanti anni noi continuiamo ad indicare a Cristo la strada che deve seguire…
“Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire…”
Ci sarà la stagione del nostro frutto quando permetteremo all’albero della nostra vita di stendere e aprire i suoi rami come le braccia della Croce di Gesù;
Ci sarà la stagione del nostro frutto dolce quando il legno secco della nostra chiusura all’amore diverrà il legno verde della donazione totale verso il prossimo;
Ci sarà la stagione del nostro frutto delizioso quando la nostra malattia diverrà l’albero della nostra vita;
Ci sarà la stagione del nostro frutto se tu, oggi, accetti che Cristo lavori in te:
“Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire …”
Magari passerà sulla nostra schiena con l’aratro della Croce;
Magari poterà in noi quei rami inutili che rubano solo linfa e non portano frutto;
Magari toglierà dal nostro petto il cuore di pietra e ci metterà nel petto il Suo Cuore…
Dio ci sta offrendo un tempo di conversione.
Finché dura questo tempo è urgente per noi convertirci.
Indurirci nel peccato significa prendersi gioco della Misericordia di Dio, di questo tempo che ancora viene concesso alla nostra esistenza.
“…se no, lo taglierai”
Queste parole dure vengono a ricordarci non il giudizio bensì la nostra sterilità, il nostro non volerci unire all’Amore di Cristo.
Il Vangelo di Giovanni ci dona una Parola illuminante riguardo al giudizio:
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui…”
Non accettare nel nostro oggi Cristo significa rifiutarlo e preferire la morte, scegliere l’odio al perdono, le tenebre alla Luce.
Smettiamo di vivere il nostro quotidiano con la falsa e perversa convinzione della necessità del male!
Saremo noi stessi coloro che, con la nostra incredulità, ci autocondanneremo.
Terza Domenica di Quaresima, accettiamo un dono da Dio:
il tempo della conversione, il nostro oggi.
Scopriremo qualcosa di straordinario in noi , che forse pensavamo fosse ormai una stagione passata:
La nostra stagione dei frutti di vita eterna.

semplicemente un servo inutile in Cristo.



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