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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Il Libro Consigliato


Domenica 2 Settembre 2012 XXII Domenica del T. O. Anno B

LETTURE: Dt 4,1-2.6-8 Sal 14; Gc 1,17-18.21b-22.27; Mc 7,1-8.14-15.21-23

CRISTIANI DA DOPOLAVORO? CRISTIANI DA SALOTTINO PARROCCHIALE?



E’ antiquata la Parola di Dio rispetto ai nostri tempi così veloci?
Effettivamente oggi va tutto di fretta:
l’ultima notizia giornalistica appena sfornata appartiene già al passato;
il computer appena acquistato è superato;
lo spread positivo di ieri è oggi disperato;
la finanziaria di quindici giorni fa è già sostituita da una nuova stangata;
la moglie da poco sposata è “vecchia”, da cambiare;
la macchina nuova al primo tagliando è pronta per la permuta;
l’ultimo film in prima visione è già in blu-ray , da poter vedere in casa;
l’ultima epidemia di mucca pazza è già sostituita dal contagio dei polli e quella dei polli è sostituita dai suini, quella dei suini è sostituita dalla zanzara americana;
I fidanzati si “svegliano insieme” già dopo due giorni che si conoscono (ma si sposano dopo almeno un decennio di prova e rodaggio, se tutti i tagliandi vanno bene …) .
Pensate che io d’estate alla mia fidanzata, che andava in vacanza con la sua famiglia (e non certo con me!), gli scrivevo le lettere.
Queste, se tutto andava bene, arrivavano dopo cinque giorni una settimana.
No, non andava in vacanza a Nuova York, andava nella mia stessa regione, altro che e-mail.
Roba da antiquariato o da fare compassione ai giovani d’oggi!
Oggi quando il fidanzatino scende dalla casa della fidanzatina (i genitori spesso sono da loro temporaneamente sfrattati da casa…) scendendo le scale ha già il telefonino in mano che gli dice: “Quando ci vediamo? Mi manchi…”
Decisamente tutto è cambiato.
Figurati se possiamo considerare attuale Gesù che è venuto sulla terra più o meno duemila anni fa!
Potremmo amaramente dire “Mio buon Gesù e chi ti pensa più!”.
Poveri ignorantoni e bugiardi che siamo.
Siamo cristiani e spesso etichettiamo la Chiesa e il messaggio di Cristo come antiquato, non adatto alle nostre realtà troppo complicate.
Facciamo questo errore perché non conosciamo e non amiamo la Parola di Cristo.
Ad esempio, il Vangelo di questa ventiduesima settimana del tempo Ordinario io direi che è stato scritto la settimana scorsa tanto è attuale, concreto per la nostra società post moderna…
I farisei, vedendo i discepoli di Gesù che prendevano da mangiare con mani immonde, accusano Cristo di non far osservare la tradizione degli antichi.
Questa prevedeva tutta una serie di abluzioni al fine di purificare il corpo; erano e sono dei rituali comuni a molte religioni.
Ora, non è che lavarsi sia una cosa negativa, tutt’altro ritengo sia consigliabile, anzi doveroso…( a buon intenditore…).
Ciò nonostante Gesù risponde ai farisei chiamandoli ipocriti:
“Bene ha profetato Isaia di voi , ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il cuore è lontano da me.”
Gesù porta una novità, una novità di vita che prende l’uomo dal profondo e non dall’esteriorità.
Vedete come è attuale Cristo?
Oggi noi viviamo in una società dove l’esteriorità e il guadagno rappresentano tutto.
Il nostro vissuto quotidiano viene “interpretato” come da attori su un fatuo palcoscenico dove si cambiano gli atteggiamenti di vita con la stessa facilità di un cambio scena al teatro.
Può capitare anche a noi cristiani, come i farisei del Vangelo, di pensare che la nostra fede sia quel classico abitino da indossare fatto di gesti esteriori, gesti accomodanti che relegano Cristo ad una croce appesa al collo (è pure di moda), o all’appartenere ad un gruppo cattolico.
Cristiani da “dopolavoro”, un salottino di cristianesimo…
Quanti ne conosco di cristiani in prima fila e sorridenti alle processioni e poi sul posto di lavoro, dove vengono pagati pure profumatamente, innavicinabili e sprezzanti della dignità umana altrui.
Quanti ne conosco di ottimi predicatori, che sanno tirar fuori l’indice accusatore rivolto sempre verso il prossimo, ma poi quando scopri solo un pò della loro vita li ritrovi zoppicanti alla grande, poveri uomini che si comportano da adolescenti alla prima cotta d’amore .
Ma la vita non è una recita teatrale; te ne rendi conto quando vivi certe situazioni particolari, di malattia, di abbandono, di solitudine, di incomprensione, di non senso della vita; serve a ben poco recitare.
Te ne rendi conto quando per televisione vedi degli uomini senza nome e con una dignità rubata che cercano un lavoro che permetta solo di campare.
Te ne rendi conto quando il “qualcuno” di turno, grande risanatore, dice che è giusto che avvenga così, che devono pagare per i misfatti altrui, che sono fatti loro se fanno quella fine.
La cosa triste è che noi cristiani spesso restiamo in silenzio.
Proprio noi cittadini d’Europa che dopo i nostri colpevoli silenzi davanti alle atrocità dei campi di concentramento avevamo giurato, non solo a Dio, ma anche a noi stessi che mai più nessun uomo sarebbe stato trattato come una bestia (e magari come una bestia).
Attenzione a due cose:
La prima è che chi semina odio o indifferenza umana ci può sembrare pure un opportunista pulcinella saltimbanco o al contrario una persona dai principi sani, molto sani , ma all’improvviso si può mostrare come un novello Stalin o Hitler, la storia è maestra.
Sto dicendo semplicemente che non è l’uomo il nemico, ma è quel seme di odio e di egoismo che viene tirato fuori ogni tanto come una soluzione per i problemi della società civile e seminato e che alberga nei cuori degli uomini che è ancora presente oggi nelle nostre società opulente.
La seconda riguarda tutti noi cristiani ed il rapporto con la Verità.
Questo rapporto rimane inquinato, si insozza, tutte le volte che noi pensiamo che il pane quotidiano, l’anello al dito, la Stola sul collo, il bastone da pastore ce lo ha messo in mano un uomo.
Attenzione il pane, l’anello al dito, la stola sono doni di Dio!
La nostra gratitudine è unicamente verso Dio e solo verso di Lui dobbiamo essere servi!
Tutte le volte che pensiamo di dovere gratitudine ad un uomo, come cristiani, incateniamo Cristo e la Verità!
Gesù ci riporta in noi stessi, ci porta a guardarci dentro, ci chiede di fare il passo della vera fede.
Avere un cuore pulito, perché è dal cuore che viene fuori tutto il nostro male:
“E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo.”
Facci caso a come tutte le volte che compiamo il male cerchiamo una giustificazione…
Facci caso come prima di ogni guerra si cerchi (o addirittura si costruisca) una causa di guerra.
Se tradiamo il coniuge lo facciamo perché non siamo più capiti…;
Se rubiamo, non pagando le tasse, lo facciamo perché ci mettiamo al pari con gli altri “così fan tutti”…;
Se abortiamo lo facciamo perché, sinceramente, con un altro figlio non ci riusciamo…;
Se chiudiamo un occhio sulle pratiche d’ufficio lo facciamo per amicizia;
Se arriviamo tardi in ufficio lo facciamo perché abbiamo famiglia;
Se accettiamo che un nostro subordinato tratti male e indegnamente i dipendenti è perché abbiamo paura che vengano fuori i nostri scheletri che abbiamo nell’armadio;
Se trattiamo come una stupida nostra moglie è perché abbiamo avuto una giornataccia;
Se sbagliamo a battere l’importo sullo scontrino fiscale è perché ci siamo distratti;
Se abbiamo “rapporti prematrimoniali” è perché il mondo è cambiato.
Se stiamo in silenzio di fronte al male ricevuto da un povero è perché poi i poveri ci invadono…
Sembra che tutto il male che esiste venga sempre dal di fuori,
tanto per dimostrare che siamo buoni di cuore…
E invece viene Gesù e ci dice che:
“Tutte queste cose vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo”.
Ora, siamo sinceri, dobbiamo riconoscere che le Parole di Gesù sono dedicate per noi oggi, Chiesa del nuovo millennio.
Sono parole che ci “inseguono” nei nostri “fatti” di tutti i giorni.
Quanto del nostro vissuto viene fatto per “opportunità” umana e quanto con “autenticità” cristiana?
A volte anche nel fare il bene si può inseguire la propria vanagloria, il proprio tornaconto, anche se solo affettivo.
Vivere la liturgia domenicale in pienezza consiste non solo in un rito accurato, solenne, ma permettere che questa si ramifichi nella ferialità di tutti i giorni.
Non si tratta di aderire a tradizioni, accendere candele alla De Pretore Vincenzo (che rubava e cercava la protezione a San Giuseppe), fare pellegrinaggi, far parte di quel gruppo parrocchiale più “fedele”;
Si tratta di spalancare le porte della propria vita a Cristo, lasciar entrare lo Spirito Santo con la sua forza di vita.

Permettere a Gesù di prendere possesso dei nostri cuori, sempre!

Semplicemente un servo inutile in Cristo



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