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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano

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Narrare la Fede ai Figli Omelia Domenicale e Festiva

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Domenica 1 Aprile 2012 Domenica delle Palme Anno B

Letture: Isaia 50, 4-7; Salmo 21; Filippesi 2,6-11; Marco 14, 1-15, 47, forma breve: Marco 15, 1-39.

ANIME SALVE.


Vi posso chiedere una cortesia, un favore sacrosanto?
Da ora fino a Pasqua, in Chiesa, dimenticate l’orologio.
E’ una richiesta fondamentale per il cristiano.
Non possiamo vivere le celebrazioni di questi giorni “per onore di firma”, da spettatori passivi, timbrare il cartellino e poi scappare via.
E’ importante far scendere la Parola di Dio nei nostri cuori; la Fede nasce dall’ascolto.
Iniziamo subito da questa settimana, il Vangelo è lungo, veramente lungo.
Però, credetemi, vale la pena ascoltarlo.
Chiaramente gli spunti di riflessione che potremmo trarre sono veramente innumerevoli, non possiamo affrontarli tutti in questa piccola riflessione.
Nel brano della Passione di Cristo viene fuori tutta la nostra difficoltà ad accettare veramente il significato più profondo del cristianesimo.
Mi stupisce sempre, in maniera sconvolgente, come la gente che acclamava Gesù al suo ingresso a Gerusalemme come inviato di Dio, dopo pochi giorni scelga, con tanta
sollecitudine, un brigante da graziare al suo posto.
Mi chiedo il perché di questo cambiamento.
Sarà, come va sempre di moda, che a quel tempo c’erano tanti “voltabandiera”?
In realtà c’era una scelta importante da fare che coinvolge anche noi oggi.
Una scelta non solo legata ad un nome ma sicuramente legata ad un programma di vita.
Quello di Barabba contro quello di Gesù.
Che cosa rappresentava Barabba per il popolo d’Israele?
Ecco, per usare un linguaggio da tribunale, a Barabba si potevano ascrivere vari capi d’imputazione. Il Vangelo ci dice che era stato arrestato per sommossa e per
omicidio.
Barabba non accettava l’occupazione da parte dei romani della sua terra, era, potremmo dire, un rivoluzionario, uno che si batteva con violenza per una causa giusta.
Cercava la giustizia, in modo umano: se non te la danno, te la prendi con la forza.
C’è anche in noi la ricerca di una giustizia veloce, certa, che appartiene alla nostra carne e che di essa si serve.
In realtà molti degli obiettivi che l’uomo si prefigge pur essendo buoni come intenzione spesso si servono di mezzi che rovinano tutto.
Faccio degli esempi?
Il realizzarsi, anche economicamente, non è un male ma, spesso, il nostro mondo ci indica delle scorciatoie veloci, come fregare il prossimo…
Penso alle tante storie dei miei amici carcerati.
A volte le storie peggiori iniziano impacchettate come un regalo stupendo per la nostra vita.
Quando si apre il pacchetto spesso è troppo tardi…!
Altro esempio di questi nostri tempi è il pensare ad un “modello” di pace che vada bene per il mondo.
E’ una cosa meravigliosa, un sogno alla “Imagine di Lennon” ma, spesso, il mondo ci indica che se vuoi la pace preparati alla guerra….
Così può accadere che, per portare la pace, ci siamo trovati in un mare di guerre.
Altro esempio.
L’amore? L’amore che è donazione diventa, seguendo la via che il nostro mondo ci indica, una forma di possesso…
Quanta gente fa le cose più atroci per amore, le cronache dei giornali ne sono zeppe.
Altro esempio.
L’economia, è una parola molto in voga in questi giorni per il grande problema della crisi mondiale, nel suo significato etimologico troviamo contenuti i concetti di
distribuire, di ripartizione di beni.
Ma è sotto gli occhi di tutti che pare che questa distribuzione sia avvenuta tutta da una parte…
Un termine che poi nel concreto di tutti i giorni viene realizzato nel suo esatto contrario, date un’occhiata ad un dizionario dei sinonimi e contrari!
Lo so che vi passa per la mente, lo so che scoraggiarsi è facile.
Ma sai, c’è Cristo.
Sì, c’è Gesù e la Sua Strada da percorrere.
La strada del donarsi, del pagare al posto degli altri, la strada di amare il nemico, la strada di avere misericordia anche degli essere più infami ( e quanti ce ne sono ai
nostri tempi).
C’è Gesù che ci viene a rompere quel muro invalicabile che è la nostra paura di morire.
La nostra paura di perdere tutto che ci porta a vivere come dei poveracci pezzenti che non hanno niente.
Anni fa c’era una trasmissione dal titolo “Cosa c’è dietro l’angolo”.
Già, cosa ci aspettiamo dalla vita, cosa c’è dietro l’angolo della nostra strada terrena?
Un sepolcro, magari per qualcuno un mausoleo?
E allora, senti a me, arraffa tutto quello che puoi oggi, domani non si sa!
Aspetti la vita eterna?
E allora, senti a me, facciamoci oggi, già su questa terra, un tesoro per la vita eterna:
La canzone è sempre quella, la medesima melodia: AMA COME GESU’, DONANDOTI AL TUO PROSSIMO.
Che curiosità che mi è venuta ora.
Tu chi scegli tutti i giorni sul posto di lavoro, per strada quando percorri quel benedetto tratto di asfalto, quando stai nel condominio, con tua moglie, con i figli?
Barabba o Gesù?
Ho un’ultima curiosità (da infame):
Quando porterai la palmetta Domenica la porterai in nome di Barabba o in nome di Gesù?
Il raccontino ci fa capire cosa si aspetta Dio da noi, sì da me e da te!
“Il Dio del cielo un giorno guardò dall'alto sulla terra per vedere i suoi figli. Vide un bonzo cinese sorridente, che cercava l'armonia tra il bene e il male: ne fu contento, ma
disse: «Perché tanto sforzo?».
Vide un indù seduto con le gambe incrociate, in profonda meditazione, dimentico di tutte le cose del mondo: ne fu contento, ma disse: «Perché tanta mortificazione?».
Vide un uomo primitivo pieno di paura fare sacrifici: davanti al suo totem ne fu contento, ma disse: «Perché tanta paura?».
Vide un mussulmano a piedi scalzi, inginocchiato sul suo tappeto, con la fronte chinata fino a terra, pregare alla voce del muezzin sul minareto: ne fu contento, ma disse:
«Perché tanta distanza?».
Vide un ebreo recitare le benedizioni con le tavolette della legge pendenti dalla fronte e dal braccio: ne fu contento, ma disse: «Perché tante leggi?».
Perciò Dio Padre disse al suo Figlio: «Scendi a dire a tutti i miei figli: non voglio sacrifici, perché sono Padre. Non voglio tante leggi, perché sono Padre.
Voglio solo amore sereno e sincero, perché voi siete i miei figli»”.
Un servo inutile


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