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"La famiglia, dono e impegno, speranza dell'umanità"
La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II


Narrare la fede ai figli
Essere Genitori a cura di Don Michele Cuttano



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Don Michele Cuttano


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DOMENICA 30 Dicembre 2012 Santa Famiglia - Anno C

Letture: 1 Samuele 1,20-22. 24-28; Salmo 83; 1 Giovanni 3,1-2. 21-24; Luca 2,41-52

PROVIAMO INSIEME AD IMITARLA?





Sapete che penso?
Che il Vangelo di questa Domenica assegni a voi ragazzi un compito importante;
Un compito a casa…
Sereni, non è un compito scolastico, ci vogliono ancora un po’ di giorni…
Però questo compito è più importante…
“I genitori di Gesù si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua…”.
Che andavano a fare a Gerusalemme?
Una scampagnata?
Una gita fuori porta?
Vacanze di fine inverno?
No, decisamente no.
Ci andavano per la festa di Pasqua.
Come famiglia si mettevano tutti insieme e affrontavano questo viaggio, abbastanza scomodo in quanto come ben potete immaginare non c’era la ferrovia, né Autobus gran turismo…
Diciamo che andavano, nella migliore delle ipotesi, cavalcando un asinello.
Lo facevano per manifestare il loro amore a Dio che li aveva liberati, come popolo, dalla schiavitù d’Egitto.
Ma voglio farvi notare una cosa importante.
La famiglia di Gesù viveva la propria fede in Dio non singolarmente ma tutti insieme, come famiglia.
Bene, allora possiamo già porci una prima domanda:
E noi, nella nostra famiglia, come viviamo la fede?
Quante volte riusciamo a trovare dei momenti di preghiera come famiglia?
Penso che molti di voi faranno la preghierina prima dei pasti…
Qualcuno più fortunato riesce pure a pregare la sera con mamma;
Qualche messa tutti insieme, magari a Natale…
Ma in linea di massima la maggior parte delle famiglie non vive dei momenti d’incontro con Dio tutti insieme.
Eppure, ce lo dice anche il Vangelo di questa domenica: la fede si vive prima in famiglia.
Come mai a noi capita raramente?
Forse colpa di mamma e papà?
Forse colpa nostra perché ci sembra strano farlo?
Sapete, anche se abbiamo ricevuto da piccolini il Sacramento del Battesimo e quindi siamo cristiani, la fede va alimentata, è come un seme che deve crescere.
Il primo e più importante alimento si riceve in famiglia.
Sì, è importante andare al catechismo, celebrare l’Eucarestia la Domenica ma è fondamentale vivere Gesù in casa, parlare di Gesù in famiglia, capire cosa pensa di noi Gesù fra le quattro mura domestiche.
Voi direte:
“E’ un compito dei genitori, loro devono trasmetterci la fede, noi che possiamo fare…”
Sì, è un compito dei genitori, è vero.
Ma voi non siete degli spettatori assenti davanti ad una televisione…
Dovete svegliarvi …
Come?
Semplice:
Chiedetelo!
Sì, chiedete ai vostri genitori di iniziare a pregare insieme.
Anche voi ragazzi vi dovete occupare della vostra fede.
“Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?”
Sono le parole che Gesù rivolge ai suoi genitori quando lo rimproverano per essersi attardato a Gerusalemme per occuparsi delle cose di Dio.
Una bella risposta secca ma, come sempre, una Verità di vita.
Bene, il vostro compito è aiutare la mamma e il papà in questo compito importante.
Sono certo che nessuno dei vostri genitori vi dirà che non ha tempo;
provare per credere.
Sono certo che all’inizio, rimarranno imbarazzati, però poi reagiranno da testimoni di Gesù.
Mamma, papà, preghiamo un po’ tutti insieme?
Mamma, papà, andiamo a messa tutti insieme?
Mamma, papà, non ho capito quella cosa che ha detto il sacerdote; me la spieghi?
Sapete, è un bel compito;
io già me le immagino le facce dei vostri cari…
vi dono un raccontino un po’ furbettino…
Un giovane che voleva specializzarsi nella conoscenza delle diverse qualità della giada si presentò ad un maestro e lo pregò di istruirlo.
Il Maestro gli pose in mano una giada raccoman¬dandogli di stringerla forte, mentre gli parlava molto superfi¬cialmente delle duecento specie di giada verde e delle duecento di giada gialla; poi si mise a chiacchierare del tempo, delle donne, della vita.
Dopo un quarto d'ora di conversazione, lo mandò a casa e gli disse di ritornare il giorno dopo.
Il giovane ritornò e il maestro riprese a conversare con lui che teneva sempre stretta in mano una giada. Così andarono avanti per molto tempo. L’allievo era troppo educato per protestare; d'al¬tra parte una vera e propria lezione approfondita sui diversi tipi di giada non veniva mai.
Finché un mattino, quando s'ini¬ziò l'ennesima conversazione sul tempo, le donne e la vita, l'al¬lievo interruppe il maestro dicendo: “Ma questa che mi hai messo in mano, non è una giada”.
“Ecco”, ribatté il maestro: “Ora sei anche tu un conoscitore di giade”...

Dio si conosce anche tenendolo stretto nel cuore… della nostra famiglia…

Un servo inutile










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