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"La famiglia, dono e impegno, speranza dell'umanità"
La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II


Narrare la fede ai figli
Essere Genitori a cura di Don Michele Cuttano



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Domenica 18 marzo 2012, 4ª domenica di Quaresima.

Letture: 2 Cr 36,14-16.19.23; Ef 2,4-10; Gv 3,14-21.

NON LASCIARMI ANDARE VIA




Questa settimana Gesù fa una chiacchierata con un uomo di nome Nicodemo.
E’ una chiacchierata che interessa anche noi perché si parla di “salvezza”.
Il termine “salvezza” ci fa pensare che c’è un pericolo, un qualcosa di brutto che dobbiamo e possiamo evitare.
Mi spiego con degli esempi a voi più familiari.
Se uno di noi è in barca in mezzo al mare e, all’improvviso, un’onda altissima rovescia la barca che succede?
Succede che ci troviamo tranquillamente ( tranquillamente per modo di dire) in acqua.
Ecco vi devo confessare una cosa:
Non so nuotare!
Cosa mi accadrebbe in questo caso?
Blouob , aiuto, blauuuub, bollicine che salgono e buonanotte…, affogherei.
Però ecco, subito, si avvicina una barca, di legno stagionato da duemila anni, molto grande, ed un signore da bordo mi grida:
“Afferrati, aggrappati alla mia mano”.
Secondo voi, io che farei?
Voi che fareste?
Io non ci penserei due volte mi aggrapperei con tutte le forze a quella mano tesa; è la salvezza!
Bè, scommetto che qualcuno di voi pensa che don Michele è già con la testa al mare…
Embè, fra carcerati da visitare, catechesi in parrocchia, rampe di scale di ammalati, parrocchiani senza il senso del tempo, incendiari notturni, qualche buon samaritano che invece di curarti si sbaglia e ti dà il resto delle bastonate, a volte sai uno si rimbambisce!
Sereni, tutto bene, per il momento.
Allora lo diciamo qual’è il pericolo che corriamo noi oggi come cristiani?
Il pericolo è il peccato, il peccato fa perdere la vita alla nostra anima, perdiamo la gioia di vivere.
Non dobbiamo avere paura a dirlo:
il peccato genera il male, non solo in noi ma anche in tutta l’umanità.
Gesù dice a Nicodemo una cosa straordinaria: “Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.
Gesù, cari ragazzi, non fa solo miracoli, non guarisce solo i nostri corpi.
Gesù può, se noi crediamo in Lui, donarci la vita per sempre, la vita eterna.
Noi siamo più interessati a pensare alla vita su questa terra, ci impegniamo a rendere questa vita terrena confortevole, senza sofferenza.
Dimentichiamo che la vita terrena ha un inizio e ha anche una fine.
Alla fine di questa nostra vita terrena ci sarà, da parte di Dio, un Giudizio.
Ogni uomo che è nato, in tutti i secoli della storia umana, sarà giudicato da Dio per le sue opere.
Le nostre opere sono opere di tenebra o di luce?
Le opere delle tenebre sono tutte quelle che noi facciamo nascondendoci e nascondendole, perché sono cattive e non vogliamo che vengano “scoperte”.
Le opere della Luce sono tutte legate all’amore, a tutte le volte in cui ci siamo donati per amore di Gesù.
Ad essere proprio sinceri dobbiamo dire che la maggior parte delle nostre azioni sono delle tenebre.
Dobbiamo riconoscere che siamo dei peccatori, che scegliamo sempre la via apparentemente comoda del peccato; è più breve.
Raramente scegliamo la via di Gesù.
A questo punto dovremmo dire di noi che non abbiamo possibilità di salvarci, di avere la vita eterna.
Il Vangelo di questa settimana è straordinario, viene a portarci una bella notizia:
Se ti aggrappi a Gesù, alla Sua mano, se credi in Lui,
Lui ti salva!
Dimmelo ora, credi che Gesù può liberarci da tutti i nostri peccati, che Lui paga per noi?
E’ una risposta fondamentale per te e per me, la risposta che vale una vita, una vita eterna!
Credere significa dire “Sì” a Dio in tutti i momenti della nostra giornata, obbedire alle Sue proposte d’amore.
Allora questo braccio teso lo afferriamo?
E’ il braccio della Croce di Gesù.
A proposito di croce e di legno, vi dono un raccontino che ci parla di alberi…
C’era una volta un boscaiolo che si presentò a lavorare in una segheria. Il salario era buono per cui il boscaiolo volle fare bella figura.
Il primo giorno si presentò al capo reparto, il quale gli diede un’ascia e gli affidò una zona del bosco.
L’uomo, pieno di entusiasmo, andò nel bosco a fare legna. In una sola giornata abbatté diciotto alberi.
“Complimenti” gli disse il capo reparto.
Il giorno dopo il boscaiolo decise di migliorare il suo rendimento, quella sera andò a letto presto.
La mattina dopo si alzò prima degli altri e andò nel bosco.
Nonostante l’impegno, non riuscì ad abbattere più di quindici alberi.
“Devo essere stanco” pensò e decise di andare a dormire al tramonto.
Il giorno dopo furono sette, poi cinque, e l’ultimo giorno passò l’intero pomeriggio tentando di tagliare il suo secondo albero.
Preoccupato per quello che avrebbe pensato il capo reparto, il boscaiolo andò a raccontargli quello che era successo, e giurava e spergiurava che si stava sforzando ai limiti dello sfinimento.
Il capo reparto gli chiese: “Quando è stata l’ultima volta che hai affilato la tua ascia?”.
“Affilare? Non ho avuto il tempo di affilarla: ero troppo occupato ad abbattere alberi…”

Ragazzi, lo sapete come si fa ad affilare l’ascia?
Mettendoci in preghiera e chiedendo a Gesù che ci aiuti ad abbattere i nostri peccati.

servo inutile, sulla graticola!





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