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"La famiglia, dono e impegno, speranza dell'umanità"
La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II


Narrare la fede ai figli
Essere Genitori a cura di Don Michele Cuttano



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Don Michele Cuttano


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Domenica 6 Maggio 2012 V Domenica di Pasqua Anno B

Letture: Atti degli apostoli 9, 26-31; Salmo 21; 1 Giovanni 3, 18-24; Giovanni 15,1-8IN

UN GIORNO QUALUNQUE



Questa settimana parliamo di vite…!
No, non intendevo dire il plurale di vita.
Parlavo di quell’albero che produce l’uva e quindi anche il vino.
Lo avrete capito, si va per campagne, non è male, data la stagione…
Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto”.
Penso che, per capire bene il Vangelo, devo parlarvi un po’di agricoltura.
La vite è un arbusto da cui vengono fuori dei rami sottili e rampicanti chiamati tralci.
Dai tralci nascono, quando questi sono uniti alla vite, dei bei grappoli d’uva.
Detto questo potremmo dire:
Facile da capire il Vangelo questa settimana!
Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare;
Fra il capire e il vivere ci sono di mezzo terra e mare!
Sì, Gesù lo dice chiaramente che Lui è quell’arbusto a cui noi tralci dobbiamo essere uniti per portare frutto.
Va bene, ma questi frutti che intende Gesù, che sono?
Mica Gesù deve fare il vino con noi!
E se poi questi frutti non arrivano, l’agricoltore, che è Dio, ci taglia!
Non mi sembra una bella prospettiva, non è che abbiamo capito male?
Dio che viene a staccarci da Gesù?
Vediamo di capirci qualcosa!
E’ una parola molto seria.
Gesù nel Vangelo ci dice con estrema chiarezza che, se siamo veramente attaccati a Lui, se Lo amiamo, dobbiamo portare frutti.
E’ dura, vero?
Ma chi ha mai detto che essere cristiani significa farsi una comoda passeggiata?
A volte anche per voi ragazzi è difficile comportarsi da cristiani.
Mi spiace dirlo ma, sconti per l’età non esistono!
In realtà tutti siamo chiamati a portare dei frutti.
Il Papa, i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i giovanotti di 100 anni, i bambini…
Per tutti noi c’è un tempo in cui dobbiamo avere le mani ricolme di buone azioni, non bastano le tante messe che magari ascoltiamo, non bastano le tante preghiere che magari facciamo, non bastano i tanti buoni pensieri, non bastano le spillette a crocifisso sulle giacche, non bastano
le buone parole…
Ci vogliono i fatti concreti.
E allora, per farvi capire meglio, vi faccio qualche esempio concreto.
Cosa pensereste se i vostri genitori vi dicessero tutti i giorni che vi vogliono bene, che voi siete nei loro cuori e, supponiamo per assurdo, che:
rientrate da scuola e non trovate da mangiare…;
state male e i vostri genitori vanno a vedersi un bel film al cinema;
al vostro compleanno dimenticano di farvi gli auguri (con annesso regalo);
si scocciano ad ascoltare i vostri problemi;
vi piazzano tutti i giorni con una collaboratrice domestica;
vanno in vacanza senza di voi;
si scocciano a pregare con voi;
vi rimproverano sempre, anche quando non è giusto…
Bene, nella speranza che questo non sia proprio l’atteggiamento dei vostri genitori, di fronte a queste situazioni voi pensereste che il loro bene è limitato alle parole e a voi non servono parole, ci vogliono i fatti, giusto?
Giusto!
Con Dio è la stessa identica cosa.
Dio vuole da noi dei cambiamenti di vita che si toccano, dei frutti appunto!
Il pericolo che corriamo è quello di essere tagliati!
Rizzate le orecchie, ascoltate bene!
L’agricoltore, si avvicina alla vite e taglia tutti quei rami secchi che non portano frutti.
Non lo fa perché si diverte o vuol fare un dispetto al tralcio, lo fa perché la linfa vitale, che alimenta i tralci, deve andare dove può portare frutto, non deve essere assorbita da rami sterili, morti!
Per noi cristiani questa linfa vitale è la Parola di Dio, è L’Eucarestia, è tutti i Sacramenti.
Io sono birbante, come voi, non riesco a trattenermi dal farvi delle provocazioni.
Prendete un foglio di carta e una penna e scrivete:
I miei frutti concreti da cristiano, che si toccano sono….
fate l’elenco su, nella speranza che questi frutti non siano un “figlio unico di madre vedova!”
Sereni, io lo so che voi il raccontino lo aspettate:
“Il signore di un castello diede una gran festa e invitò tutti gli abitanti del villaggio.
Ma, le cantine del nobiluomo, pur essendo generose, non avrebbero potuto soddisfare la robusta e prevedibile sete di tanti invitati.
Il signore chiese un favore agli abitanti del villaggio: “Metteremo al centro del cortile dove si terrà il banchetto un capiente barile. Ciascuno porti il vino che può e lo versi nel barile. Tutti poi vi potranno attingere e ci sarà da bere per tutti”.
Un uomo del villaggio prima di partire per il castello si procurò un orcio e lo riempì d’acqua, pensando: “Un po’ d’acqua nel barile passerà inosservata…. Nessuno se ne accorgerà!”.
Arrivato alla festa, versò il contenuto nel barile comune e poi si sedette a tavola..
Quando i primi andarono ad attingere, dal barile uscì solo ACQUA.
Tutti avevano pensato allo stesso modo e avevano portato solo acqua!
Quando non riusciamo a trovare l’amore e la pace, una ragione ci deve pur essere…

un servo inutile






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