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"La famiglia, dono e impegno, speranza dell'umanità"
La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II


Narrare la fede ai figli
Essere Genitori a cura di Don Michele Cuttano



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Don Michele Cuttano


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Domenica 1 luglio 2012, 13ª domenica del Tempo ordinario.

Letture: Sap 1,13-15; 2,23-24; 2 Cor 8,7.9.13-15; Mc 5,21-43.

DAMMI SOLO UN MINUTO



Dove eravamo rimasti?
In mezzo al mare…?
Questa settimana il Vangelo ci racconta di una giovinetta:
Sì, Gesù si interessa proprio di tutti…
C’è un papà disperato che si rivolge a Gesù perché sua figlia è gravemente ammalata.
Questo signore, di nome Giairo, aveva sentito parlare di Gesù, dei miracoli che aveva operato e, di fronte ad una grave difficoltà, si rivolge a Lui.
Gesù appena ascolta la preghiera di Giairo si mette subito in cammino, lascia tutto quello che stava facendo e si reca con lui a visitare la bambina.
Il Vangelo ci fa capire una cosa importante:
Gesù ascolta le nostre preghiere, si “scomoda” sempre per noi, senza farci aspettare Lui accorre tutte le volte che noi lo chiamiamo.
E’ meraviglioso sentire Gesù che si preoccupa di noi, che nel momento della sofferenza Lui ci stringe forte.
Ma il bello deve ancora arrivare…
Strada facendo tanta folla lo spingeva da tutte le parti e una signora, anch’ella gravemente ammalata, cerca di toccare Gesù.
Nel suo cuore questa donna sperava che semplicemente toccando il mantello di Gesù lei sarebbe stata guarita.
Questa donna non ha neppure l’opportunità di parlare con Gesù e chiedergli aiuto.
Eppure succede qualcosa di straordinario:
Appena sfiora Gesù viene guarita.
“Chi ha toccato le mie vesti?”
Gesù si accorge di essere stato toccato:
Lui ascolta anche la preghiera che nasce da un leggero sfiorare di mantello…
Voglio farvi una domanda importante:
Secondo voi perché queste due persone nella sofferenza hanno chiesto aiuto a Gesù?
Nei loro cuori sicuramente c’era tanta disperazione, tanta incertezza sul da farsi.
La donna e il signor Giairo si rivolgono a Gesù perché hanno fede in Lui!
Nel momento più difficile della loro vita sanno che Dio è vicino alle loro sofferenze;
che Dio può fare qualsiasi cosa per loro.
A voi è mai capitato di rivolgervi con forza a Gesù in un momento particolare?
Sapete, può capitare ad ognuno di noi di attraversare dei momenti bui, di malattia, di tristezza, di solitudine, di vedere che mamma e papà hanno delle difficoltà…
Voi che fate in quei momenti?
Nel Vangelo questi due esseri umani colpiti dalla sofferenza corrono da Gesù.
E voi, chiamate Gesù e vi avvicinate a Lui?
Il brano del Vangelo di questa Domenica viene proprio ad insegnarci che noi possiamo contare su Dio, sempre.
Che in certi giorni dobbiamo “scomodarci” e metterci in cammino per incontrare Gesù.
Come?
Ma certamente con la preghiera fiduciosa.
La preghiera noi non dobbiamo intenderla come qualcosa di faticoso, di noioso.
Come ci dice il Vangelo anche un “mantello sfiorato” diventa una preghiera.
Ragazzi, è preghiera anche il nostro voler sentire Gesù vicino nei momenti tristi, nei momenti in cui ci sembra che non ci sia più niente da fare:
“Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”
Il Vangelo ci dice che la figlia di Giairo era già morta.
“Non temere, soltanto abbi fede!”
A Cristo la morte non fa paura, Lui si avvicina alla fanciulla e le ridona la vita.
A Gesù non fanno paura tutte le nostre difficoltà, anche quelle impossibili.
Lui però si aspetta da noi proprio quello che chiede a Giairo:
“Non temere, soltanto abbi fede!”
Questa Domenica Cristo viene ad interrogarci proprio sulla nostra fede e sul nostro modo di rapportarci con Lui.
Forse non avete mai pensato che la vostra fede e la vostra preghiera può aiutare qualcuno a voi caro che sta soffrendo?
Non intendo solo dolore fisico.
Ci sono tante situazioni in cui noi possiamo e dobbiamo chiamare Cristo in aiuto…
Cominciamo a guardarci intorno e a capire che anche noi possiamo fare qualcosa…:
“Non temere, soltanto abbi fede!”
La nostra preghiera sfiora il cuore di Cristo…
Il raccontino ci parla di preghiera.
Un uomo si recò dal rabbino capo del suo paese disperato;
Sua figlia era gravemente ammalata, i medici gli avevano dato pochi giorni di vita e lui voleva pregare per la sua guarigione.
Aveva saputo che il rabbino poteva insegnargli a pregare.
“Ti prego rabbì, insegnami a pregare, fa presto, non c’è molto tempo”.
Il rabbino, tutto mortificato, gli spiegò che pregare era qualcosa di difficile:
“Quando si prega entri nel cuore di Dio, non è una cosa facile!”
Ci sarebbe voluto molto tempo…
Il poveretto, piangendo, ritornò a casa sua.
Dopo qualche giorno l’uomo si presento al rabbino tutto felice, un sorriso che gli tagliava il volto in due…
“Rabbì, il Signore, Benedetto sia il Suo Nome, ha ascoltato la mia preghiera!”.
Il rabbino, un po’ indispettito gli chiese: “
“Come hai fatto a presentare una preghiera così degna a Dio? Tu non sai pregare!”
L’uomo rispose con una tale semplicità:
“Io so che il Signore è nei cieli e allora sono salito tutti i giorni sulla collina più alta del paese e ho ripetuto migliaia di volte tutto l’alfabeto.
Ogni volta che lo terminavo chiedevo a Dio di ordinare Lui le lettere affinché venisse fuori una preghiera stupenda perché mia figlia guarisse…”
Gioventù, lo sapete qual è il luogo più in alto per noi?
Il cuore, il nostro cuore è il posto più alto da dove deve partire la nostra semplice preghiera…

un servo inutile






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