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Domenica 25 settembre 2011, 26ª Domenica del Tempo ordinario.

Letture: Ez 18,25-28; Fil 2,1-11; Mt 21,28-32.

PAROLE PAROLE, SOLTANTO PAROLE …


Buona Domenica, come va?
Passata la nostalgia del dolce far niente?
Solo per consolarvi vi dico subito che anche questa settimana il Vangelo ci parla di lavori in una vigna!
Sempre per consolarvi, vi dico subito che il Vangelo ci parla di due fratelli di cui uno tale e quale a noi in certe situazioni…
Vediamo subito.
Gesù questa domenica è un po’ intrigante, sembra che conosca tutto dei nostri cuori.
Ci presenta due fratelli: il primo sembra un santarellino;
Il secondo è, all’apparenza, un fetentone!
A questi due fratelli un papà chiede di andare a lavorare nella vigna di famiglia.
Il primo, il santarellino, dice subito: “Sì papà”.
Ma poi non va…..
Il secondo, il fetentone, risponde male al papà dicendo: “No, non ho voglia!”
Ma poi, si pente e va a lavorare.
La cosa strana di questo Vangelo è che Gesù chiede, alle persone che lo ascoltavano, chi dei due figli è stato bravo.
Come mai secondo voi, cari ragazzi, Gesù fa una domanda così inutile?
E’ evidente che il fratello bravo è quello che ha detto prima di no ma poi è andato a lavorare.
Forse Gesù voleva far capire, a chi lo ascoltava, che il loro modo di comportarsi era come il primo fratello?
Uè, non è che Gesù lo vuol far capire anche a noi?
Voi che ne pensate?
Ma no, voi siete bravi, quando dite sì, obbedite davvero.
Magari provo a farvi qualche esempio:
“Luca, hai fatto tutti i compiti?
E Luca risponde: “Sì mamma, li ho fatti tutti bene, senza fretta….”.
Altro esempio:
“Marco, porta l’immondizia giù e stai attento alla raccolta differenziata…
Risponde Marco “Certo mamma, tranquilla, tutto come dici tu.”
Insisto ancora:
La catechista in parrocchia che dice: “Ragazzi, durante la messa, Domenica, non fate chiasso, non vi distraete…..”
“Ma certo” rispondete saremo buoni come angioletti, penderemo dalle labbra del sacerdote, soprattutto durante la predica!
“Vincenzo, non dire brutte parole!”
“Mamma, la mia boccuccia pulita pulita”.
Cari ragazzi, questi sono tutti i sì che dite…..
Facciamo ora un gioco, diciamo le cose come vanno veramente!
Luca, i compiti li fa con una velocità che sembra “Crash Bandicot”, poi di corsa a giocare a pallone con gli amici;
Marco, dimentica l’immondizia, sai la fretta e i “tanti pensieri per la testa”, poi c’è sempre papà che provvede;
Durante la messa, il sacerdote, rosso in volto che sembra al primo giorno di mare, al microfono per farsi sentire deve urlare e minacciare cartellini gialli e rossi…
E Vincenzo ha le “male parole” che scappano e sembrano mazzi di cavolfiore.
Che ne pensate voi?
Essere cristiani significa dire e poi non fare, non mantenere la parola?
E se tu avessi un amico del tipo: ti presto io quel gioco della play station 2…
Passano i giorni, le settimane, i mesi e tu quel gioco lo vedi nei tuoi sogni...
Cosa penseresti di questo amico?
Lo sentiresti amico vero?
Oppure l’amico del cuore che quando ti sfottono a scuola si mette anche lui con gli altri a umiliarti?
Cosa penseresti di questo amico del cuore?
Ebbene, cari ragazzi, Gesù si aspetta da noi la sincerità: le nostre azioni devono essere vere, non possiamo dire “sì” e poi fare di testa nostra.
Per il cristiano aver dato la “parola” è un impegno serio, vero.
Per il cristiano vivere significa lavorare con Gesù, nella sua vigna, cioè nel mondo.
In ogni nostro gesto, in ogni nostro comportamento, in ogni nostro gioco noi possiamo fare entrare Gesù.
I veri amici sono quelli che dicono di sì con le parole e poi con i fatti vivono il loro “SI’”.
Vi dono un raccontino molto concreto che ci parla di come le mie e le tue mani possono essere quelle “usate da Dio”…
Un maestro viaggiava con un suo discepolo incaricato di occuparsi del cammello. Una sera, arrivati in una locanda, il discepolo era talmente stanco che non legò
l’animale.
“Mio Dio, pregò coricandosi, prenditi cura del cammello: te lo affido”
Il mattino dopo il cammello era sparito.
“dov’è il cammello?”, chiese il maestro. “Non lo so” rispose il discepolo. “devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro cammello. Non è certo
colpa mia se è scappato o è stato rubato. Ho esplicitamente domandato a Dio di sorvegliarlo.
E’ Lui il responsabile. Tu mi esorti ad avere la massima fiducia in Dio, o no?”
“Abbi la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello”, rispose il maestro.
“Perché Dio non ha altre mani che le tue”.

Scusate, quanti cammelli abbiamo perso fino ad ora…?
Che bello però, le mie e le tue mani… nelle Mani di Gesù!

Un servo inutile






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