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Domenica 10 Aprile 2011 V Domenica di Quaresima anno A

TUTTI QUANTI ABBIAMO UN ANGELO



Cari ragazzi, questa Domenica il Vangelo ci racconta un evento straordinario che ci riguarda da vicino, da molto vicino:
Il miracolo di Lazzaro!
Voi penserete:
“E mica siamo morti come Lazzaro noi…”
Sapete che c’è? Tuffiamoci subito nel Vangelo.
“In quel tempo, era malato un certo Lazzaro di Betania”
Proviamo ad iniziare il Vangelo così:
In questo tempo, è malato un certo……… (metti il tuo nome) di……… (metti il nome della tua città).
Direte giustamente che Lazzaro è ammalato.
Forse lo siamo anche noi?
No, non andate ora a prendere il termometro e a misurarvi la febbre…
C’è una malattia di nome peccato che ci mette chiusi tutti quanti nel sepolcro del nostro egoismo,
come se fossimo morti;
come Lazzaro, appunto.
Il peccato ci isola, ci chiude gli occhi e non ci fa vedere la Luce;
ci tappa le orecchie e non ci fa ascoltare il bisogno del fratello;
ci rende paralitici e non ci fa andare incontro al nostro prossimo!
Stiamo proprio sistemati, il peccato è proprio una malattia dell’anima…
Però, a leggere bene il Vangelo, Lazzaro è fortunato,
aveva due sorelle che avevano incontrato Gesù e Lo avevano visto fare miracoli,
per cui appena Lazzaro si ammala hanno pensato ad un medico così bravo di Nome Gesù…
“Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».”
Fosse che fosse che anche noi abbiamo qualcuno che si preoccupa, che si scomoda per noi e va a chiamare Gesù per aiutarci?
Già, chi potrebbe essere per noi figura delle due sorelle di Lazzaro?
Magari mamma e papà che pregano per noi…;
oppure i nostri catechisti…;
o il nostro parroco…
Fatto sta che Gesù si reca da Lazzaro;
cioè viene da noi perché qualcuno ha pregato per noi.
Gesù spesso lo chiamano medico dell’uomo ma sinceramente Gesù è molto di più che un medico per noi…
Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!».
Cristo condivide totalmente il nostro dolore, Lui soffre, è triste insieme con noi.
Ora, però, avviene la cosa più stupefacente.
Nonostante Lazzaro fosse morto già da quattro giorni Gesù lo richiama alla vita.
Cioè, anche se noi siamo ormai stagionati ben bene nei nostri peccati;
anche se da tempo non parliamo più con quell’amico verso cui abbiamo rancore…,
Gesù ci richiama all’Amore!
Voglio farvi notare una cosa stupefacente.
Cristo prima di chiamare Lazzaro chiede a degli uomini di andare a rotolare il pesante masso che chiudeva il sepolcro di Lazzaro.
Certamente lo avrebbe potuto fare da solo, senza nessun aiuto;
è il Figlio di Dio…
Ed invece prima di liberare Lazzaro dalla morte e riportarlo alla Luce, ha voluto la collaborazione di altri uomini.
Tale e quale come fa oggi con noi quando ci libera dalla morte dei nostri peccati.
Ci sono degli uomini, dei discepoli che si mettono al servizio di Cristo e spostano dal nostro cuore il masso dei nostri peccati…
Certamente i sacerdoti nel Sacramento della Riconciliazione!
Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
Che Vangelo straordinario e così attuale per noi.
Cari ragazzi, Gesù ci è sempre accanto e piange quando noi soffriamo.
Lui ascolta le preghiere di chi si rivolge a Lui per essere guarito.
Anche noi possiamo pregare per qualche amico che ha delle difficoltà, che non riesce ad amare.
Cristo, pregato dalle sorelle, chiama Lazzaro dal sepolcro, lo chiama a vivere una nuova vita nella luce.
Anche noi possiamo fare la stessa cosa per i nostri amici e familiari.
A tal proposito vi dono un raccontino che ci aiuta a capire una cosa importante…

Un maestro viaggiava con un suo discepolo incaricato di occuparsi del cammello. Una sera, arrivati in una locanda, il discepolo era talmente stanco che non legò l’animale.
“Mio Dio, pregò coricandosi, prenditi cura del cammello: te lo affido”
Il mattino dopo il cammello era sparito.
“dov’è il cammello?”, chiese il maestro. “Non lo so” rispose il discepolo. “devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro cammello. Non è certo colpa mia se è scappato o è stato rubato. Ho esplicitamente domandato a Dio di sorvegliarlo.E’ Lui il responsabile. Tu mi esorti ad avere la massima fiducia in Dio, o no?”
“Abbi la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello”, rispose il maestro.
“Perché Dio non ha altre mani che le tue”.

Nelle difficoltà è importante chiedere sempre aiuto a Gesù,
ma è anche importante mettersi al Suo servizio aiutando concretamente il nostro prossimo!
“Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».”
Lui accorre, sempre, ci scioglie dal peccato e ci rimette in cammino, verso la Pasqua.

un servo inutile




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