Narrare la fede ai figli
a cura di Don Michele Cuttano



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Don Michele Cuttano



Domenica 25 Ottobre XXX DEL TEMPO ORDINARIO - LETTURE: Ger 31,7-9; Sal 125; Eb 5,1-6; Mc 10,46-52

C’ERA UN CIECO, CHE COME ME, AMAVA…

Subito una domanda!
Quante azioni della nostra giornata riusciremmo a fare senza la vista, senza vedere?
Non ci avevate mai pensato, vero?
Sicuramente non potremmo giocare al calcio, o farci una partita alla play station, o vedere le smorfie sul viso del fratellino, o il colore del mare d’estate, o i cartoni animati alla televisione, o andare in bicicletta, o sui pattini, o prendere in giro l’amico che ha la faccia un po’ da ridere…
Riusciremmo a vedere Gesù?
La risposta a questa domanda è nel Vangelo di questa Domenica.
Ci parla di un uomo cieco.
Ai tempi di Gesù essere ciechi era più complicato di oggi.
Oggi la nostra società a volte si interessa delle persone cieche cercando di aiutarle con alcune soluzioni.
Ad esempio avrete sicuramente visto o quantomeno sentito parlare dei “cani guida” che aiutano i non vedenti a fare una passeggiata, o di libri scritti in una maniera strana (alfabeto Braille) dove la persona cieca riesce anche a leggere sfiorando con le dita le pagine speciali di questo libro.
Questo cieco del tempo di Gesù invece sedeva lungo la strada, buttato per terra e mendicava.
Tutta la sua vita dipendeva dagli altri, da solo non poteva fare niente e non doveva neppure dare fastidio alla gente con la sua presenza.
Una persona completamente sola, abbandonata, nessuno si preoccupava di lui.
Ma succede una cosa strana, vediamo cosa.
Gesù è in cammino verso Gerusalemme e passa per una città di nome Gerico.
Questo cieco sente che passa Gesù e si mette a gridare con forza!
“Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”
Il cieco grida così forte che la gente intorno a Gesù lo rimprovera dicendogli di tacere.
Ma lui grida ancora più forte continuando a chiamare Cristo per nome.
Ma tu guarda, un uomo cieco che capisce che Gesù passa e che Gesù può aiutarlo.
Insiste a gridare al punto che Gesù si ferma e lo chiama.
Possiamo già capire una cosa importante:
Tutte le volte che un uomo invoca, chiede aiuto a Gesù, Lui si ferma e ascolta la richiesta.
Cosa vi fa venire in mente questo gridare del cieco?
LA PREGHIERA
Sì, il cieco gridando forte, con insistenza, ci fa capire che Gesù ci ASCOLTA, SEMPRE.
Anche noi, ragazzi, pregando abbiamo la possibilità di farci ascoltare da Gesù.
Il cieco aveva una richiesta importante da presentare a Dio…
Il cieco sa che Gesù puoi liberarci da ogni difficoltà, da ogni situazione che ci mette nella tristezza.
Infatti subito rivolge a Gesù la sua richiesta importante:
“Rabbunì, che io veda di nuovo!”
Guardate come è in gamba quest’uomo.
Capisce che a Gesù non bisogna chiedere delle cose inutili, banali.
Poteva anche chiedere dei soldi o da mangiare d’altronde era per terra a mendicare…
Chiede la cosa più importante della sua vita che a lui mancava:
La vista.
E’ un cieco (non ridete) illuminato!
Non vede ma capisce più di noi.
Ha capito che Gesù è il Figlio di Dio;
Ha capito che Gesù avrebbe ascoltato la sua preghiera;
Ha capito che Gesù lo avrebbe guarito:
Il cieco ha capito che Gesù lo ama!
E per capire tutte queste cose non è stato certamente aiutato dai suoi occhi!
“E Gesù gli disse: “Và la tua fede ti ha salvato”.
Sembrerebbe che la Fede valga più della vista, più degli occhi che vedono.
Sì, decisamente la Fede conta più degli occhi, più di tutti i nostri sensi.
Il cieco è guarito da Gesù grazie alla sua fede.
Dovremmo ora chiederci come stiamo combinati noi a Fede.
Trovare un posto dove poter comprare la Fede, o farcela prestare da qualche amico o andare dal catechista in parrocchia e chiedere come si fa ad avere Fede.
Gioventù, la Fede è un dono che Dio ha fatto ad ognuno di noi il giorno del nostro Battesimo.
Sì, tutti noi abbiamo avuto da Dio questo dono immenso però spesso ci comportiamo come se non l’avessimo.
Avere fede significa essere certi che Gesù ci è vicino in ogni momento triste della nostra vita.
Lui passa e, se noi lo chiamiamo con la preghiera, Lui si ferma ad aiutarci.
Quindi la prima cosa da fare è riscoprire la preghiera.
Pregare senza vergognarsi di farlo in nessun posto.
Il cieco non ha vergogna di pregare…
Magari a noi può capitare che in famiglia, con gli amici, a scuola abbiamo timore di pregare.
Vi faccio un piccolo esempio:
Molti di voi, spero tutti, pregano e ringraziano Dio prima di mangiare.
Ebbene, se andate a farvi una bella pizza fra amici dimenticate (vi vergognate) di pregare…
Oppure al catechismo, quando vi chiedono di fare delle preghiere spontanee…
Ma tu guarda un cieco abbandonato per strada è più in gamba di noi…
Magari fossimo come quel cieco!
Lui, grazie alla Fede, non solo riacquista la vista ma fa anche una cosa straordinaria:
“E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada”.
Pensate, si mette a seguire Gesù.
Questo è quanto Gesù si aspetta da tutti noi.
Se incontriamo davvero Gesù iniziamo a seguirlo per la Sua strada.

Questa settimana vi dono un raccontino che parla di luce e tenebra…
Un vecchio rabbino invita i suoi discepoli a spiegare in che modo si possa distinguere il momento esatto in cui finisce la notte e incomincia il giorno.
Quando sorge il sole? No.
Quando si può vedere di lontano se una bestia è pecora o cane? No.
Quando si è in grado di distinguere se un albero è un pesco o un fico? No.
E allora, quando?
Ed ecco la risposta del vecchio rabbino: "Quando, guardando il volto di un uomo qualunque, tu vedi che è tuo fratello! Infatti, se non riesci a fare questo, qualunque sia l'ora e la luce, è sempre notte, notte fonda".

Semplicemente un servo inutile in Cristo, don michele cuttano.





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