In Dialogo il Teologo Risponde


L'embrione secondo San Tommaso: in quale momento il corpo umano «riceve» l’anima?

Ho letto, in un dibattito sull’embrione e la pillola abortiva, che secondo San Tommaso il corpo umano verrebbe formato in fasi successive, e sarebbe pronto per ricevere l’anima non nell’istante del concepimento, ma intorno al 40° giorno successivo al concepimento. È veramente così? Mi sembrerebbe più logico che l’anima e il corpo nascessero insieme ma onestamente non so rispondere, chiedo lumi a voi.

Lettera firmata

Risponde padre Athos Turchi, docente di filosofia



La domanda della lettrice ha risposta in più opere di San Tommaso, ma in particolare in due: nella Somma teologica parte I, questioni 75-79; e nel De anima specialmente l’articolo 11. A queste rimando e qui ne riprendo quanto interessa.

Per comprendere il pensiero di Tommaso è necessario muoversi con categorie filosofiche aristoteliche e medioevali, qui sono fondamentali i concetti di potenza e di atto, che spiegheremo. Tommaso può dare adito a ritenere che vi sia una vera evoluzione nella nascita e nella crescita, cioè nello sviluppo dell’essere umano, perché quando espone concetti unitari, ma compositi, come quello dell’uomo, usa scrivere tutti i passaggi nel loro ordine «logico» e non materiale, e lì sembra che pensi quel concetto a settori e non in modo unitario. Ma non è così. Quei testi vanno intesi, perché Tommaso è un pensatore preciso.

L’uomo quando viene concepito, quindi fin dall’inizio, è forma perfettissima (Contra Gentes II c. 89 n. 11), è cioè corpo e anima in unità sostanziale, nella quale non manca nulla di quanto di essenziale deve esserci. Ma questo non vuol dire che non vi sia movimento, una evoluzione. Come ogni realtà materiale l’uomo passa dalla potenza all’atto, quindi quando viene concepito esso è si perfetto ma in maniera potenziale, l’embrione possiede occhi e mani in formazione, è evidente che non vede, ma non vuol dire che non abbia occhi. Michelangelo quando scolpiva una statua riteneva che tutta essa fosse già nel blocco di marmo, solo che andava liberata da ciò che l’avvolgeva. Questo significa passaggio dalla potenza all’atto. Senza poi l’anima che è forma sostanziale - Tommaso si premura di dire ciò continuamente - il corpo umano non potrebbe né formarsi, né vivere, né svilupparsi. Ora anche l’anima, che «informa» il corpo, non può agire senza che gli organi, con i quali opera, siano formati pienamente. L’anima umana in quanto intellettiva sintetizza in sé i tre livelli (da Tommaso detti «virtus») di vita: vegetale, sensibile, razionale. Così quando l’uomo nel suo concepimento unisce anima e corpo, l’anima influenzando il corpo si attiva immediatamente, ma non essendosi formati tutti gli organi atti a farla agire pienemante l’anima agisce su ciò che in quel momento le è proprio.

In questo senso Tommaso parla prima della virtus vegetativa dell’anima, che secondo i suoi tempi faceva vivere l’embrione, poi parlerà della virtus sensibile al momento che i sensi saranno formati, poi parlerà della virtus razionale dell’anima, quando tutto il corpo sarà perfetto. Si noti, l’anima nella sua virtus razionale opera «pienamente» solo quando l’uomo è capace di supportare l’azione della razionalità, e questa viene tardissimo in genere quando la persona si ritiene «adulta». Certo non si può dire che un ragazzo di 13 anni siccome non ha il pieno uso della ragione non sia un uomo. Non lo è pienamente (in «atto»), ma lo è in formazione (in «potenza»).

Similmente per tutto l’essere umano: esso è perfetto fin dall’inizio nella sua struttura essenziale (o in potenza), anche se poi tutte le sue virtus le esplicherà in fasi successive (le porterà in atto). Il bambino che corre evidentemente è il medesimo campione che da grande farà il record mondiale, ma fin da piccolo ha la «virtus» del correre anche se la attuerà perfettamente con un corpo pienamente formato. L’essere umano dunque eplicita gradualmente e in tempi diversi tutte le potenzialità del corpo e dell’anima nella loro piena unità, potenzialità che essendo già presenti nell’uomo, perché essenziali, lo costituiscono tale fin dalla sua prima origine. Tommaso che non aveva ai suoi tempi problemi scientifici come quello dell’evoluzione, può esporre tranquillamente il suo pensiero parlando dei vari gradi nei quali logicamente si esplicita il progresso umano dalla sua prima forma potenziale fino alla sua pienezza di adulto.

Il suo pensiero viene in genere stravolto da coloro che sostengono la teoria evoluzionista dove non c’è il passaggio dalla potenza all’atto, ma dal non-essere all’essere. Questo infatti permette di distinguere le fasi umane della vita non come evoluzione di un unico essere, ma come il passaggio da un essere a un altro. Infatti nell’evoluzione si vorrebbe dimostrare, per es., che da un’ameba si diventa girino, poi uccello, poi scimmia, poi uomo. E questo sarebbe l’evoluzione di millenni, ma proviamo a pensarla in tempi brevi, per es. in 20 anni, e si ha l’idea di cosa voglia dire il passaggio dal non-essere all’essere. Se invece l’evoluzione è potenziale, allora si ha lo sviluppo di un solo essere che passa dalla perfezione potenziale del piccolo, alla perfezione attuale dell’adulto. E questo è quanto pensa S. Tommaso.


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