In Dialogo il Teologo Risponde


Il Teologo Risponde:

Cosa intende Gesù quando parla di "scandalo"

Il Vangelo di Marco ci fa vedere il rimprovero fatto da Gesù ai suoi discepoli perché non siano gelosi di altri che compiono miracoli o meraviglie nel suo nome perché chi non è contro di noi è dalla nostra parte. Il brano del Vangelo prosegue così: «Se la tua mano, il tuo piede e il tuo occhio sono motivo di scandalo taglialo. È meglio entrare nel Regno dei Cieli con un solo occhio, mano o piede piuttosto che con entrambe le mani o gli occhi e piedi ma finire nel fuoco della Geénna». Cosa voleva dire Gesù con questa dura affermazione?

Risponde don Stefano Tarocchi, Preside della Facoltà teologica dell’Italia centrale

Subito dopo la reazione di Giovanni, uno dei Dodici, che vuole impedire a uno sconosciuto che non appartiene al gruppo dei discepoli di cacciare i demoni (con Gesù che risponde «non glielo impedite», perché «chi non è contro di noi, è per noi») il Vangelo riporta una serie di detti che hanno a che fare con il tema dello scandalo. Questo termine, com’è noto, deriva dalla lingua greca, che indicava un «ostacolo» oppure un «inciampo», o un’«insidia».

Non dobbiamo nemmeno dimenticare che poco prima c’è stato il secondo insegnamento sulla passione (Mc 9,30-32), seguito da un’insulsa discussione avvenuta durante la strada. L’evangelista registra, con fare quasi notarile, che avevano discusso su chi fosse il più grande.

Per tutta risposta Gesù prende un bambino e lo mette in mezzo a loro. Si tratta di una creatura che quel tempo considerava al limite estremo nella società, tanto che i discepoli li allontanano, quasi dispoticamente da Gesù, quando glieli avvicinano perché li benedicesse con il contatto (Mc 10,13-16). E non dobbiamo neanche dimenticare che due dei Dodici, Giacomo e Giovanni, dopo il terzo annuncio della passione (Mc 10,32-34) chiederanno un posto privilegiato accanto a Gesù (Mc 10,35-37).

È forse per questo atteggiamento dapprima Gesù mette in guardia chi scandalizza «uno di questi piccoli che credono»?

Infatti, continua Gesù, chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me (forse gli stessi poveri in spirito del discorso della montagna, forse i piccoli della comunità, che sperimentano il cattivo esempio di qualcuno), è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare (Mc 9,42).

Non c’è dubbio che l’immagine è particolarmente scioccante. La macina di cui si parla è quella che un asino doveva muovere nei mulini più grandi per macinare il grano.

Ma ci sono anche altri tre detti sullo scandalo che non riguardano gli altri ma ciò che nasce dal proprio desiderio di possesso. Si parla della mano e del piede ma anche del proprio occhio. Quello che il Vangelo chiede è il sacrificio e la rinuncia per arrivare al Regno di Dio, perché l’alternativa è cadere nella punizione eterna.

Nel Vangelo di Matteo (Mt 5,29) si parla addirittura di «mano destra» e «occhio destro». L’evangelista intende così evidenziare delle parti del nostro corpo che sono particolarmente importanti, ma il concetto non è molto diverso rispetto a quello che troviamo nel Vangelo di Marco.

Così, nel seguire Gesù nella lotta contro il male che accompagna la vita di ogni credente, i discepoli devono essere pronti a eliminare ogni elemento che può rallentare la loro sequela verso il Signore.

Perciò non si tratta di mettere in pratica una rivolta contro sé stessi ma della ricerca della comunione all’intero i discepoli. Siamo qui di fronte, comunque, a degli imperativi estremamente esigenti. Essi, comunque, non sono da prendere alla lettera ma servono a richiamare un risoluto comportamento contro il male.

Il luogo della punizione è la Geenna, ovvero il fuoco inestinguibile: «uscendo, vedranno i cadaveri degli uomini che si sono ribellati contro di me; poiché il loro verme non morirà, il loro fuoco non si spegnerà e saranno un abominio per tutti» (Is 66,24).



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