In Dialogo il Teologo Risponde


È vero che se si arriva in ritardo la Messa non è più valida?

Un lettore ci chiede se sia vero quello che sua mamma gli diceva fin da piccolo che se arrivavi in chiesa dopo il «Confiteor» la Messa non era valida.
Gino Galastri

Risponde don Roberto Gulino, docente di liturgia alla facoltà Teologica dell'Italia centrale

Altro che «Confiteor»… fino agli anni 60 del secolo scorso vi era la forte convinzione che, per assolvere regolarmente al precetto festivo, bastava entrare in chiesa durante la Messa prima del momento in cui il sacerdote, iniziando i riti offertoriali a metà della celebrazione, scopriva il calice per mettervi dentro il vino e l’acqua.

Questa indicazione era motivata da una visione teologica e liturgica che sottolineava molto la parte «sacrificale» della Messa a discapito della liturgia della parola che, appunto, poteva anche essere saltata.

Cinquant’anni fa, con la costituzione Sacrosanctum Concilium, la Chiesa ha dato seguito alla riforma liturgica richiesta da più parti e ha cercato di far riscoprire a ciascuno di noi l’unità e la complementarietà di tutta la celebrazione eucaristica, ribadendo più volte che si tratta di un unico atto di culto a cui è importante partecipare per intero (S.C. n° 56).

Siamo chiamati a vivere la Messa cercando di accogliere ogni aspetto che ci invita ad entrare in comunione con il Signore e a fare memoria del suo mistero pasquale: a cominciare dal canto d’ingresso, dal segno di croce, dal saluto liturgico e da tutti i riti iniziali che ci introducono nel cuore della celebrazione… Ogni elemento è pensato per farci rivivere in modo sacramentale l’amore e la salvezza di Dio, attraverso il dono e l’offerta di Gesù, nella grazia e nella forza dello Spirito!

Ecco perché, volutamente, Sacrosanctum Concilium e altri documenti sulla Liturgia non parlano mai di un momento in cui la Messa diventa «valida»… occorre partecipare a tutta la celebrazione eucaristica, dall’inizio alla fine, canto finale incluso… Il fatto di non farlo, e soprattutto le motivazioni dei nostri ritardi o dell’uscita anticipata, credo vadano messi in coscienza davanti a Dio (e al confessore) per valutarne seriamente l’opportunità e l’eventualità: arrivando tardi o andando via prima della fine, ci perdiamo comunque qualcosa di importante che ci permette di vivere pienamente la comunione con il Signore e con la comunità.


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