In Dialogo il Teologo Risponde


Perché Maria, pur essendo nata senza peccato, ha provato dolore?

E' dogma di fede che la Madonna, in previsione dei meriti di Cristo, è stata preservata da ogni macchia di peccato. Perché non è stata preservata dal dolore, da ogni sofferenza? Non sono essi conseguenza del peccato originale?

Pier Paolo Allegri

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale



Per rispondere alla domanda non mi addentrerò nella delicata questione antropologica dei cosiddetti doni preternaturali in cui rientra la problematica del rapporto fra peccato originale e sofferenza umana.

Si deve, piuttosto, prendere atto che la chiesa con la sua tradizione liturgica e con lo sviluppo della sua dottrina ha chiaramente affermato da una parte che Maria è stata totalmente preservata dal peccato originale e dall’altra che ha veramente sofferto soprattutto in relazione alla passione e alla morte di Gesù. Possiamo quindi ritenere che, se Dio ha voluto preservare dal peccato originale, in previsione dei meriti di Cristo, colei che doveva essere la madre del suo Figlio, abbia anche deciso che questo non comportasse l’esenzione dall’esperienza del dolore cosicché ella potesse essere in tutto e per tutto unita al Signore che ha sofferto ed è morto per noi e, come madre, potesse anche essere solidale con tutta l’umanità sofferente.

Forse la miglior risposta la possiamo però trovare in un bel discorso di san Bernardo ripreso nell’Ufficio della memoria della Beata Vergine Maria addolorata che si celebra il 15 settembre e che riporto integralmente nella versione presentata dalla Liturgia delle ore. Il santo abate nella sua appassionata riflessione si figura un’obiezione simile alla questione posta del nostro lettore e vi risponde con decisione:

«Il martirio della Vergine viene celebrato tanto nella profezia di Simeone, quanto nella storia stessa della passione del Signore. Egli è posto, dice del bambino Gesù il santo vegliardo, quale segno di contraddizione, e una spada, dice poi rivolgendosi a Maria, trapasserà la tua stessa anima (cf. Lc 2,34-35).

Una spada ha trapassato veramente la tua anima, o santa Madre nostra! Del resto non avrebbe raggiunto la carne del Figlio se non passando per l’anima della Madre. Certamente dopo che il tuo Gesù, che era di tutti, ma specialmente tuo, era ispirato, la lancia crudele, non poté arrivare alla sua anima. Quando, infatti, non rispettando neppure la sua morte, gli aprì il costato, ormai non poteva più recare alcun danno al Figlio tuo. Ma a te sì. A te trapassò l’anima. L’anima di lui non era più là, ma la tua non se ne poteva assolutamente staccare.

Perciò la forza del dolore trapassò la tua anima, e così non senza ragione ti possiamo chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla passione del Figlio, supererò di molto, nell’intensità, le sofferenze fisiche del martirio.
Non fu forse per te più che una spada quella parola che davvero trapassò l’anima ed arrivò fino a dividere anima e spirito? Ti fu detto infatti: "Donna, ecco il tuo figlio" (Gv 19,26). Quale scambio! Ti viene dato Giovanni al posto di Gesù, il servo al posto del Signore, il discepolo al posto del maestro, il figlio di Zebedeo al posto del Figlio di Dio, un semplice uomo al posto del Dio vero. Come l’ascolto di queste parole non avrebbe trapassato la tua anima tanto sensibile, quando il solo ricordo riesce a spezzare anche i nostri cuori, che pure sono di pietra e di ferro?

Non meravigliatevi, o fratelli, quando si dice che Maria è stata martire nello spirito. Si meravigli piuttosto colui che non ricorda d’aver sentito Paolo includere tra le più grandi colpe dei pagani che essi furono privi di affetto. Questa colpa è stata ben lontana dal cuore di Maria, e sia ben lontana anche da quello dei suoi umili devoti.

Qualcuno potrebbe forse obiettare: Ma non sapeva essa in antecedenza che Gesù sarebbe morto? Certo. Non era forse certa che sarebbe ben presto risorto? Senza dubbio e con la più ferma fiducia. E nonostante ciò soffrì quando fu crocifisso? Sicuramente e in modo veramente terribile. Del resto chi sei mai tu, fratello, e quale strano genere di sapienza è il tuo, se ti meravigli della solidarietà nel dolore della Madre col Figlio, più che del dolore del Figlio stesso di Maria? Egli ha potuto morire anche nel corpo, e questa non ha potuto morire con lui nel suo cuore? Nel Figlio operò l’amore superiore a ogni altro amore. Nella Madre operò l’amore, al quale dopo quello di Cristo nessuno altro amore si può paragonare» (Disc. nella domenica fra l’ottava dell’Assunzione 14-15; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 273-274).


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