Giganti dello Spirito
Maestri dello Spirito - Riflessioni di Autori Antichi e Moderni


FESTE DI CRISTO: Sacro Cuore, Trasfigurazione, Santa Croce, Cristo Re

Bernard-Marie Chevignard - «AMATEVI L'UN L'ALTRO COME IO HO AMATO VOI»

L'amore fraterno attinge al cuore stesso del Signore. Certamente, esso deve assumere tutto il vigore, il realismo del nostro cuore di carne. Ma la sua fonte è più alta: è nell'amore di Cristo per noi. Il suo amore ci domina e ci spinge, diceva San Paolo (2 Cor. 5, 14).

Ne consegue che il cammino più breve, il solo per amarci veramente e con coraggio, gli uni gli altri, consiste nel passare per il Cristo, nel dimorare in lui. C'è bisogno di una nuova nascita: la carne ed il sangue non sono sufficienti. Bisogna nascere nel modo di amare del Signore.

Ciò non sarebbe possibile, se il Signore stesso non intervenisse dall'interno. Il discepolo di Gesù non è un superuomo; non «si è tormentato» al punto di divenire «perfetto». Si dà a Gesù Cristo, perché Gesù Cristo lo trasformi. AI riguardo, la sua fede ed il suo amore risultano più efficaci degli sforzi morali, per quanto necessari essi possano essere. Per quanto poi riguarda specificamente l'amore fraterno - da cui dipendono tutta la legge ed i Profeti (cf. Mt. 22, 40) - egli ben sa che non sarà capace di amare, come Cristo gli chiede, se non rivestendosi del suo amore: Amatevi l'un l'altro, come io ho amato voi...

Qui, come sempre, bisogna ricollegarsi al cuore di Cristo. Egli soltanto ci comunicherà interiormente questa pienezza dell'amore che nessuna lentezza stanca, che nessuna ingratitudine arresta, che non si lascia vincere in nulla dal male, ma che converte il male in dolcezza ed in amore. Solo i cuori dolci ed umili, convertiti dal Maestro dolce ed umile, hanno tale pienezza dell'amore che permette loro di sopportare ogni cosa e di risultare, alla fine, sempre vincitori.

Avete notato che nel suo grande inno alla carità (1 Cor. 13), San Paolo sviluppa proprio questa nota di dolcezza e di pazienza? Dove sta la vera carità? Nell'entusiasmo? Nei trasporti? Negli slanci? Sì, senza dubbio; ma prima di tutto essa è nella longanimità. E' la prima caratteristica che le dà San Paolo; quella, appunto, che viene subito al pensiero quando si vuole esprimere la sua essenza: La carità è longanime (v. 4). In un certo senso, quando si è detto questo, si è detto tutto. In tal caso, essa tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (v. 7). La sua pazienza, alla lunga, vince ogni cosa. Santa Teresa d'Avila era solita dire: «La pazienza ottiene tutto». In che cosa consiste, dunque, questa pazienza? Consiste nella pienezza dell'amore dei dolci ed umili di cuore. Dove "attingono? In se stessi? No, ma dal costante contatto con l'amore infinito e sempre presente del Cristo dolce ed umile che lava i piedi dei suoi discepoli. Il tremendo logorìo della vita non li stanca né li irrita, in quanto essi «conoscono» ad ogni istante la soavità e la mansuetudine di Cristo. E noi, poveri cristiani, vogliamo imparare un po' di questa longanimità del Cristo? Cerchiamo di imparare a dimorare nel suo cuore dolce ed umile.

Tratto da: La doctrine spirituelle de J'Evangile, Le Cerf, Parigi 1958 pp. 168-169 e 172-173.

Bernard-Marie Chevignard

Jean-Marie Chevignard (Padre Bernard-Marie) nacque a Digione il 5 marzo 1909 ed emise la professione religiosa tra i Frati Predicatori nel 1927. La sua spiritualità, fondata su seri studi teologici, si ricollega alla grande intuizione di San Domenico, il quale non ha voluto avere nessun'altra dottrina spirituale se non quella del Vangelo. Padre Chevignard, per lungo tempo maestro dei novizi della provincia francese, ha potuto mettere a confronto questa intuizione con le esigenze apostoliche del momento, e ci affida, in un linguaggio semplice, una specie di regola di vita in cui è manifestamente evidente lo spirito della Chiesa primitiva.
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