Giganti dello Spirito
Maestri dello Spirito - Riflessioni di Autori Antichi e Moderni


Riflessioni per la Quaresima:
Giovanni Papini - IL DESERTO

Appena uscito dall'acqua Gesù va nel deserto: dalla moltitudine alla solitudine. Era stato fin allora tra l'acqua e i campi della Galilea e sulle sponde appratite del Giordano - ora va sui monti sassosi, dove fonte non nasce, dove grano non spiga, ma crescono soltanto rettili e rogaie. Era stato fin allora tra i braccianti di Nazaret, tra i penitenti di Giovanni - ora va sui monti solitari, dove non si vedono facce né si odono voci umane. L'uomo nuovo mette fra sé e loro il deserto. Chi disse: guai al solo! non misurò che la propria paura. La società è un sacrificio, tanto più meritorio quanto più ripugnante.

La solitudine, per quelli di ricca anima, è premio e non espiazione. Un'antivigilia di bene certo, una creazione della bellezza interna, un libero riconciliarsi con tutti gli assenti. Soltanto nella solitudine viviamo coi nostri pari: con quelli che trovarono, soli, i magnanimi pensieri che ci consolano d'ogni altro bene lasciato. Non può sopportare la solitudine il mediocre, il piccolo. Chi non ha da offrire. Chi ha spavento di sé e del suo vuoto. Chi è condannato all'eterna solitudine del proprio spirito, desolato deserto interiore dove non crescono che l'erbe velenose de' luoghi incolti. Chi è irrequieto, annoiato, avvilito quando non può dimenticarsi negli altri, stordirsi nell'altrui parole, illudersi vivo nella vita fittizia di quelli che s'illudono in lui al pari di lui...

Gesù è stato fra gli uomini e tornerà fra gli uomini perché li ama. Ma spesso si nasconderà per star solo, lontano dai discepoli. Per amare gli uomini bisogna di tanto intanto abbandonarli. Lontani da loro ci riaccostiamo. Il piccolo ricorda soltanto il male che gli hanno fatto; la sua notte è agitata dal rancore e la sua bocca attossicata dall'ira. Il grande non rammenta che il bene e in grazia di quel poco bene si scorda del tanto male che ha ricevuto. Anche ciò che non fu perdonato sull'atto si cancella dal cuore. E ritorna fra i fratelli coll'amore della prima volta. Per Gesù questi quaranta giorni di solitudine sono l'ultima preparazione.

Per quarant'anni il popolo ebreo - figurazione profetica del Cristo - dovette errare pel deserto prima di entrare nel regno promesso da Dio; per quaranta giorni Mosè dovette rimanere presso Iddio ad ascoltare l'e sue leggi; per quaranta giorni dovette camminare Elia nel deserto per sfuggire la vendetta della cattiva regina. Anche il nuovo liberatore, deve attendere quaranta giorni prima di annunziare il regno promesso e rimaner con Dio. Quaranta giorni per riceverne le supreme ispirazioni.



Giovanni Papini (Firenze 1881-1956) è poeta e scrittore. Temperamento paradossale, esuberante e battagliero, contribuisce largamente a rinnovare la letteratura e il pensiero italiano. Dopo essere passato attraverso le più disparate esperienze intellettuali e morali, il suo spirito - in perpetua ricerca - trova finalmente la via della luce. Ed è proprio la "Storia di Cristo» - che si chiude con la preghiera che stiamo per leggere, vivificata dal suo caratteristico stile veemente e lirico - l'opera che rivelerà inequivocabilmente la conversione del Papini al cattolicesimo.

Tratto da: Storia di Cristo, Vallecchi Editore, Firenze 1961 - pp. 68-70.

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