"La famiglia, dono e impegno, speranza dell'umanità"
La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II


Responsabilità delle coppie e questione demografica

1. Uno dei problemi centrali della prossima conferenza organizzata dall'ONU a Il Cairo su "popolazione e sviluppo", è la cosiddetta "esplosione demografica". Si tratta di un fenomeno complesso, che è oggetto di valutazioni non sempre convergenti. Stando ad alcune rilevazioni e previsioni statistiche, l'umanità nel suo complesso va crescendo ad un ritmo che potrebbe in futuro recare difficoltà alla stessa convivenza tra gli uomini. In non poche nazioni, invece, si registra una preoccupante crisi di natalità.

La Chiesa conosce il problema e non ne sottovaluta la portata. Proprio per questo, anche di recente, ha promosso e incoraggiato studi approfonditi, prendendo in considerazione i dati statistici e valutando i risvolti etici e pastorali.

Essa riconosce la responsabilità degli Stati in tale delicato ambito. Nel Catechismo è esplicitamente detto che la pubblica autorità può prendere "iniziative al fine di orientare la demografia della popolazione" (Cathechismus Catholicae Ecclesiae, n. 2372). Tali iniziative presuppongono ovviamente il senso di responsabilità delle famiglie. Come ho già avuto modo di ricordare, i coniugi devono prendere la loro decisione di procreare secondo una ragionevole progettualità, poggiata su una valutazione generosa e, nello stesso tempo, realistica delle loro possibilità, del bene del nascituro e di quello della stessa società, alla luce di criteri morali oggettivi (cfr. Giovanni Paolo II, Messaggio alla Sig.ra Nafis Sadik, 19 Marzo 1994: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVII, 1 (1994) 747). Queste cose vengono dette anche nel Messaggio della Santa Sede alle Nazioni Unite, alle istanze che preparano il Documento finale del Cairo.

2. Si incontrano, pertanto, in questa materia, l'etica della famiglia e l'etica della politica. La dimensione etica pone precisi limiti anche agli interventi degli Stati e della Comunità internazionale. Ad esempio, non è mai lecito intervenire "con imposizioni autoritarie e cogenti" (Cathechismus Catholicae Ecclesiae, n. 2372), volte ad esautorare i coniugi della loro responsabilità primaria ed inalienabile. E’ anche inaccettabile che si incoraggi l'uso di mezzi immorali, specialmente abortivi, per la regolazione delle nascite. E’ qui uno dei punti di contrasto radicale tra la Chiesa ed alcuni indirizzi emergenti. In verità, come non essere turbati di fronte al fatto che si è disposti a spendere ingenti somme di denaro per diffondere mezzi contraccettivi eticamente inammissibili, mentre ci si rifiuta di sviluppare il grande potenziale della "pianificazione familiare naturale"? Questa, oltre ad essere meno costosa, è certamente "di aiuto alle coppie nel mantenere la loro dignità umana nell'esercizio dell'amore responsabile" (cfr. Appello dei Cardinali in difesa della famiglia, su L'Osservatore Romano, 15 giugno 1994, p. 1).

E’ evidente che, per una retta soluzione della politica demografica, occorre intensificare l'impegno sia per una crescita delle risorse naturali ed economiche, sia per una loro più giusta distribuzione, nonché per una retta cooperazione internazionale nello sviluppo dei Paesi meno favoriti.

3. Invochiamo la Vergine Santa, perché apra gli occhi di quanti hanno responsabilità di fronte al futuro dell'umanità. I problemi, certo, sono seri e gravi. Ma l'aiuto di Dio non mancherà, se ci teniamo ben saldi alla sua legge. Maria Santissima ci ottenga, con la sua Preghiera materna, una profonda conversione del cuore.


GIOVANNI PAOLO II ANGELUS
Domenica, 24 luglio 1994

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