"La famiglia, dono e impegno, speranza dell'umanità"
La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II


Complementarietà e reciprocità dei due sessi

1. Domani sarà resa pubblica una mia Lettera alle donne. In essa ho voluto rivolgermi direttamente, e quasi confidenzialmente, a tutte le donne del mondo, per manifestare loro la stima e la gratitudine della Chiesa, ed insieme riproporre le linee essenziali del messaggio evangelico che le riguarda.

Oggi, riprendendo il discorso avviato alcune domeniche fa, desidero in particolare soffermarmi sulla complementarità e reciprocità che caratterizza il rapporto tra le persone dei due sessi.

Nella pagina biblica della creazione si legge che Dio, dopo aver plasmato l'uomo, ha pietà della sua solitudine, e decide di dargli un aiuto che gli sia simile (Gen 2, 18). Ma nessuna creatura è in grado di colmare quel vuoto. Solo quando gli è posta innanzi la donna, tratta dal suo stesso corpo, l'uomo può esprimere il suo profondo e gioioso stupore, riconoscendola "carne della sua carne, e osso delle sue ossa" (Gen 2, 23).

Nel suggestivo simbolismo di tale racconto, la differenza dei sessi è interpretata in chiave profondamente unitaria: si tratta infatti dell'unico essere umano, che esiste in due modi distinti e complementari: al "maschile" e al "femminile". Proprio perché la donna si differenzia dall'uomo, ponendosi però al suo stesso livello, può essergli veramente di "aiuto". D'altra parte, l'aiuto è tutt'altro che unilaterale: la donna è "aiuto" per l'uomo, come l'uomo è "aiuto" per la donna!

2. Tale complementarità e reciprocità emerge in ogni ambito della convivenza. "Nell'"unità dei due" - scrivevo nella Lettera Apostolica Mulieris dignitatem - l'uomo e la donna sono chiamati sin dall'inizio non solo ad esistere "uno accanto all'altra" oppure "insieme", ma sono chiamati ad esistere reciprocamente l'uno per l'altro" (MD, 7).

L'espressione più intensa di questa reciprocità si verifica nell'incontro sponsale, nel quale l'uomo e la donna vivono un rapporto fortemente caratterizzato dalla complementarità biologica, ma proiettato al tempo stesso ben oltre la biologia. La sessualità tocca infatti la struttura profonda dell'essere umano e nell'incontro nuziale, lungi dal ridursi a soddisfazione di un cieco istinto, diventa linguaggio mediante il quale s'esprime l'unione profonda dei due soggetti, maschio e femmina. Essi si concedono reciprocamente, e in modo così intimo, proprio per esprimere la comunione totale e definitiva delle loro persone, facendosi al tempo stesso responsabili cooperatori di Dio nel dono della vita.

3. Chiediamo alla Vergine Santa di aiutarci a cogliere la bellezza del disegno di Dio. Nella speciale missione che le venne affidata, prima nella famiglia di Nazaret e poi nella iniziale comunità credente, Maria portò tutta la ricchezza della sua femminilità. Apprendano da Lei, gli uomini e le donne del nostro tempo, la gioia di essere fino in fondo se stessi, stabilendo rapporti reciproci di rispettoso ed autentico amore.


GIOVANNI PAOLO II ANGELUS
Domenica, 9 luglio 1995

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