Scala Paradiso Esechia
Esicasmo e la preghiera del cuore o preghiera di Gesù


San Giovanni Climaco

La scala del Paradiso (estratto sul tema Esicasmo)

177. In quanto eternamente schiavi delle empie passioni e venuti a patti con loro, noi conosciamo in qualche modo come per esse siamo ingannati, i comportamenti che tengono, la dura tirannia, le malvagie astuzie e la violenza che esercitano gli spiriti del male sulla povera anima nostra.

Altri invero per la potenza dello Spirito Santo si sono resi conto sul modo di allontanare le loro perverse suggestioni. Qualcuno infatti da Lui illuminato ha cominciato a capire cosa vuol dire essere stato liberato dalla sua affliggente malattia ora che ha riacquistato la salute; qualche altro che già sente il benessere della salute riacquistata fa induzioni e congetture sulla natura disanimante del morbo.

Per parte nostra, paventiamo della nostra debolezza e quindi esitiamo ad affrontare il tema dell'esichia come del porto dell'anima, ben sapendo che c'è un cane appostato a questa tavola del santo convito, che ha deciso di rapinare l'anima sottraendo il pane dalla tavola e, portatoselo alla bocca, di correre lontano per mangiarselo in tutta tranquillità.
Per togliere spazio a questo cane, non intendiamo fare la filosofia dell'esichia o una dotta esposizione dei principi di ricerca, pensando non sia giusto parlare qui di pace a gente che sta in guerra, e combatte coraggiosamente sotto le insegne del nostro Re, diremo soltanto che le corone della pace e della quiete sono riservate a coloro che hanno valorosamente lottato. Se credete, con il dovuto discernimento accenniamo a quanto siamo venuti dicendo nel corso del nostro dire senza svilupparlo, ma sì che nessuno abbia a lamentarne la insufficienza.

L'esichia fisica consiste nel saper sistemare i comportamenti e i relativi nostri sentimenti. Quella spirituale è disciplina sistematrice dei pensieri e custodia inviolata della mente. Ama l'esichia il pensiero vigoroso e conciso, sempre vigile alla porta del cuore per eliminare o respingere quelli che dall'esterno vorrebbero in esso irrompere. Chi ha l'esichia nel senso del cuore sa quel che voglio dire. Uno ancora bambino inesperto non può né gustarlo né conoscerlo. Il perfetto esicasta non avrà bisogno di altre parole, perché illuminato sulle ragioni delle cose.

Esichia dei principianti e dei perfetti: il topo spirituale: PG i 097B-1097C

178. L'esichia iniziale tiene lontani i rumori perché sconvolgerebbero il suo profondo; quella perfetta consiste nel non temere il tumulto cui è ormai insensibile. Chi progredisce nell'esichia non soltanto a parole dà spazio abitabile con la sua amabilità ad ogni espressione di carità: difficilmente si muove a loquacità, non si muove affatto a sdegno: il contrario è chiaro. L'esicasta poi lotta per circoscrivere dentro il corporeo l'incorporeo, cosa veramente straordinaria: la mente dell'esicasta sorveglia il suo pensiero come la cacciatrice del topo questo roditore; non ti dispiaccia l'esempio del topo spirituale, ti dà un'idea di quello che è l'esichia. Non si tratta di un comportamento come del monaco che sorveglia un altro monaco, del monaco che sebbene bisognoso di tanto digiuno e fermo proposito spesso corre in aiuto del fratello collaborando con l'angelo di questi. Gli esicasti imitano le potenze spirituali che celebrano insieme la divina liturgia e con l'anima si intrattengono in rapporti d'amore. Non sto a parlarti del caso contrario. Sono dottrine profonde, abissali; la mente dell'esicasta vi si lancia non senza rischio.

Nudi per nuotare, accesi per infiammare, chiusi per santificarsi: PG 1097C-11OOC

179. Chi è ancora immerso tra le passioni non può lanciarsi nel dialogo con Dio, ché correrebbe il rischio di chi si lanciasse a nuoto avvolto nelle sue vesti. La cella dell'esicasta circoscrive il suo corpo, e lì dentro egli dà spazio alla conoscenza. Chi, ancora psichicamente ammalato e avvolto tra le passioni, volesse cominciare a fare l'esicasta assomiglierebbe al navigante che si lanciasse dalla nave credendo di poter raggiungere la terraferma aggrappato ad un asse senza correre alcun pericolo. Chi combatte col fango a suo tempo potrà vivere in esichia, se e quando abbia avuto una guida. Poiché il solitario - parlo del solitario in senso stretto - cioè nel corpo e nello spirito da vero e proprio esicasta deve avere una forza angelica.
Rinnegherebbe l'esichia e mentirebbe un tiepido che accondiscendesse agli umani cavilli che lo spingessero a prendersi una vacanza dal suo stato di esicasta. Lasciando la cella darà la colpa ai demoni, dimenticando che è lui il demonio tentatore di se stesso. Ho visto io cosa vuol dire essere esicasti: non facevano che rinfocolare le fiamme del desiderio di Dio, riempiendosi e mai sentendosi abbastanza pieni; aggiungere sempre fuoco a fuoco, amore ad amore, desiderio a desiderio. L'esicasta è un angelo in terra; egli, liberatosi dall'accidia e dalla pusillanimità, nella sua orazione scrive sulla carta del desiderio lettere perfette che esprimono il suo impegno nell'amore. Era un esicasta colui che gridava: «O Dio, è pronto il mio cuore» . Era un esicasta colui che diceva: «Io dormo, ma il mio cuore veglia».

Chiudi fisicamente la porta della cella per il tuo corpo, ferma la porta alla lingua perché non parli, sbarra la porta dal di dentro contro gli spiriti. La mancanza di tante cose allora rivelerà provandola la fortezza dell'esicasta, nel mezzogiorno quando la bonaccia mette alla prova la resistenza del marinaio. Questi per impazienza si getterà nell'acqua a nuoto; quello preso dal tedio bramerà tornare tra la folla. Tu non temere gli scherzi di quelli che ti frastornano, poiché la compunzione non conosce viltà né costernazione. Quanti hanno veramente appreso a pregare mentalmente sapranno instaurare il colloquio quasi parlando all'orecchio del Re; quanti sanno fare preghiera vocale si prostreranno a Lui nella grande adunanza; quanti vivono nel mondo pregheranno il Re tra il tumulto del suo popolo.

Se hai imparato l'arte, intenderai quel che dico. Dall'alto della torre sorveglia come ti ho spiegato; e allora potrai discernere come, quando e donde, quanti e quali ladri entrino nella vigna a rubare i grappoli. Chi non si stanca di fare la guardia, si alza e prega, ritornerà a star tranquillo, attendendo con coraggio al suo lavoro. Così un tale ricco di questa esperienza, che avrebbe voluto parlarne sottilmente e con esattezza, temendo di rendere trasandati nel servizio di Dio i fervorosi ovvero di scoraggiare quanti avevano scelto l'esichia al suono delle sue parole, se ne astenne. Chi ne parla con sottigliezza e sapienza eccita contro di sé i demoni, perché nessun altro potrebbe trionfare della loro malefica attività con sì felice risultato.

L'esicasta vive nel silenzio per ascoltare Dio, spiritualizzandosi: PG 11OOC-11O1B

180. Chi si impegna nell'esichia infatti riesce a penetrare le profondità dei misteri. Ma non vi si cimenta senza aver prima affrontato il fragore dei flutti, il soffiare dei venti diabolici; lo fa dopo avere visto, udito e fors'anche dopo essersene contaminato. Lo conferma Paolo, che peraltro non avrebbe potuto ascoltare arcane parole senza essere stato rapito in paradiso come in esichia. Nell'esichia l'orecchio intende le straordinarie parole che Dio gli fa sentire, perché essa è ricca di sapienza; perciò fu questa a parlare con Giobbe in quei termini: «Non intenderà forse il mio orecchio le straordinarie parole che Egli mi ha fatto sentire?».
Esicasta è chi fugge il mondo senza odiarlo; lo fugge come altri corre dietro alle sue mollezze, cioè perché non vuole gli siano tagliate le dolcezze di Dio. Perciò lascialo immediatamente, distribuisci il tuo tempo per potere pregando raggiungere l'esichia, applicando a te le parole: «Vendi quello che hai e dallo ai poveri» e le altre: «Prendi la tua croce e seguimi» . Portando il peso dell'ubbidienza e sopportando l'amaro taglio della tua volontà con tutta la tua forza, poi lo seguirai aderendo alla beatissima esichia dove imparerai a vedere quanto operano e come vivono beate le potenze spirituali che mai cessano di lodare il Creatore per i secoli dei secoli; né tu sarai privo dei loro inni al Creatore, una volta entrato nel cielo dell'esichia.

Come gli esseri immateriali non si curano della materia, gli spirituali uniti alla materia non si preoccupano di ciò che l'alimenta; i primi non sentono il gusto del cibo e i secondi non hanno bisogno di procurarselo, in quanto quelli non hanno beni di uso o di possesso cui badare e questi non hanno mali spirituali da cui guardarsi da parte degli spiriti malvagi: gli esseri celesti non hanno interesse a volgere lo sguardo alle creature materiali e gli spirituali non hanno interesse per le forme sensibili una volta che hanno diretto i loro desideri lassù. Come gli esseri celesti progrediscono nell'amore senza mai cessar di migliorare, così gli spirituali non fanno che emulare ogni giorno i celesti; gli uni sanno bene che tesoro sia quel progredire, gli altri non ignorano il valore di amore che li fa salire continuamente fino alla meta dei Serafini, cioè fino a diventare essi stessi angeli attraverso un cammino ben travagliato e mai interrotto. Felice chi spera di giungere a tale stato, mille volte beato chi per diventare angelo ha fatto di tutto per esserlo.

Estratto dal libro: GIOVANNI CLIMACO, La scala del Paradiso, ED. CITTA' NUOVA.

 
 

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