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Esicasmo e la preghiera del cuore o preghiera di Gesù


San Giovanni Climaco

DISCORSO XXVIII - SULLA PREGHIERA MADRE SACROSANTA DI VIRTU' E RELATIVO COMPORTAMENTO INTERIORE ED ESTERIORE

La preghiera è dialogo con Dio:


188. La preghiera, secondo la sua vera denotazione, è dialogo dell'uomo con Dio, unione mistica; secondo gli effetti che la connotano, è detta sostegno del mondo e riconciliazione con Dio, madre o figlia delle lacrime e propiziazione per i peccati, difesa dalle tentazioni e baluardo contro le tribolazioni, vittoria nelle lotte e impegno da angeli, alimento degli esseri incorporei e gioia nell'attesa, attività che non avrà mai fine e sorgente delle virtù, prosseneta di carismi e progresso spirituale, nutrimento dell'anima e luce della mente, scure che recide la disperazione e dimostratrice della speranza, dissolutrice della tristezza e tesoro dei monaci, pregio degli esicasti e diminuzione dell'ira, specchio di progresso e rivelazione del giusto mezzo, indicatrice delle condizioni in cui ci troviamo e preannunciatrice di quelle future o segnalatrice della gloria vera. La preghiera, per chi la fa veramente, è il luogo del giudizio del Signore, il trono su cui Egli siede per invitarci al discernimento prima che venga il momento del giudizio definitivo. Alziamoci quindi per ascoltare il verdetto di questa santa regina delle virtù che proclama a voce alta e chiara: «Venite a me, voi tutti affaticati e stanchi, e io vi ristorerò; prendete sulle vostre spalle il mio giogo e troverete la pace delle vostre anime, la guarigione delle vostre ferite; perché il mio giogo è d'aiuto a chi lo porta, atto a guarire piaghe di gravi cadute».

Per presentarci al Re divino e avere un colloquio con Lui, non intraprendiamo la corsa senza esserci prima preparati e premuniti, perché non debba vederci disarmati o privi della veste regale mentre ci aspetta da lontano, e non debba mandare servi e ministri ad allontanarci dal suo cospetto in catene e in esilio, o a rigettarci in faccia le nostre preghiere non ininterrotte. Presentati a Dio con la tua veste spirituale intessuta tutta di lino da cima a fondo, cioè col filo del rifiuto di ogni ricordo delle offese che purifica da ogni macchia; altrimenti a nulla varrà la preghiera. Prega con tutta semplicità, con una sola espressione, come fecero il pubblicano e il prodigo che si resero Dio propizio. Uno è lo stato d'orazione, ma ci presentiamo a Dio con varie modalità e con finalità differenti: chi si trattiene col Signore come con un amico per ottenere da Lui aiuto non per sé ma per gli altri con preghiera di lode e di supplica; chi chiede ricchezze, onorificenze e libertà maggiore, chi domanda la liberazione definitiva dal proprio nemico e chi supplica perché gli sia concesso di diventarne degno; altri pregano per ottenere la perfetta libertà da affanni, per venir liberati dal carcere o essere infine svincolati da accuse.

Preghiera pura:

189. Tu soprattutto domanda di essere esaudito circa quanto sta scritto nel primo rigo del papiro, secondo l'ordine che vuole in primo luogo la sincera preghiera di ringraziamento; poi passa al secondo rigo della confessione con vero dolore dell'anima piena del senso di Dio: solo allora avremo imparato come rivolgere le nostre preghiere al Re dell'universo. Ottimo invero questo metodo di orazione, secondo che fu rivelato ad un fratello da un angelo del Signore. Non avrai bisogno di ulteriori spiegazioni se offrirai la tua preghiera come uno che deve rendere conto ad un giudice umano; se non sei mai stato ad un tribunale di quaggiù né ti sei mai interessato di saperne, impara dal modo con cui i malati pregano il chirurgo che li cura prima di essere da lui sottoposti ai ferri o ai cauteri. Non affannarti a sottilizzare sulle parole da usare nella preghiera. Spesso infatti balbettii semplici e disadorni di bambini placarono il Padre che è nei cieli. Non molte parole devi cercare, perché tale affannarsi causa la dissipazione della mente.
Con una frasetta il pubblicano placava il Signore, e una sola espressione pronunziata con fede salvò il ladrone. Molte parole spesso distraggono nella preghiera perché riempiono la mente di fantasie, una sola parola spesso contribuisce al raccoglimento. Quando ad un certo punto della preghiera c'è una parola che ti piace e ti concilia la compunzione, resta li: allora si unirà alla tua preghiera l'angelo custode.

Non abusare poi della libertà confidente, anche se hai raggiunto la purificazione. Piuttosto, avvicinandoti a Dio con molta umiltà, potrai ottenerne più alta libertà. Anche se fossi giunto in cima alla scala delle virtù, continua a pregare perché ti siano rimessi i tuoi peccati, come fece Paolo che paragonandosi ai peccatori esclamava: «Io sono il primo di essi». Purità e compunzione delle lacrime debbono dare ali all'orazione ovvero darle il sapore, come l'olio e il sale che condiscono le vivande. Aggiungivi la mitezza e la dolcezza, di cui devi rivestirti tutto se vuoi liberare il tuo cuore da tutto ciò che gli toglie la libertà di elevarsi senza sforzo a Dio. Finché non avremo raggiunto, facendo molte esperienze, tale chiarezza di orazione, assomiglieremo a degli incipienti nella via della vita, come i bambini che cominciano a camminare. Cerca di elevare la mente a Dio o piuttosto di tenerla chiusa entro l'ambito delle espressioni di orazione, e se per debolezza infantile non si tiene ferma, rimettila subito in sesto: purtroppo la nostra mente è instabile, ma l'Onnipotente può renderla stabile.

Se riuscirai a lottare senza mai venir meno, finalmente scenderà in te Colui che mantiene nei suoi limiti il mare della mente, e le dirà mentre tu la elevi alla preghiera: «Verrai fin qui e non passerai oltre». Vero è che lo spirito non si può legare, ma se interviene il Creatore dello spirito tutto a Lui deve sottostare. Potresti peraltro instaurare con Lui un colloquio come si dovrebbe, solo se tu potessi fissare lo sguardo sul bagliore del sommo Sole. Ma come potresti incontrarti senza timore di ingannarti con Uno che non vedi? Perciò principio dell'orazione sono degli accostamenti a Dio con un invocazione brevissima che scaccia ogni altro pensiero sul nascere; momento mediano è quello di tener fissa la mente in ciò che si dice o si pensa; punto di arrivo o perfetta preghiera è il rapimento estatico nel Signore.

Purificazione e unione con Dio:

190. A quelli che vivono in comunità accade talora di sentire dei sussulti di gioia; ma questa è ben diversa da quella che godono coloro che pregano nell'esichia, tutta piena di umiltà. La prima è forse frutto di fantasia; se disciplinerai la mente in modo che non fantastichi la terrai raccolta in te anche se sei vicino al deposito della mensa; se invece tu permetterai che uscendo vada girovagando, non la sentirai mai presente.

Il grande cultore dell'alta e perfetta orazione la volle disciplinata entro l'ambito di cinque parole che esprimessero il pensiero della mente (1 Cor 14.9); non lo comprendono bene gli imperfetti, e forse per questo anche noi in quanto imperfetti preghiamo misurandola col criterio della qualità e della quantità delle parole: lo facciamo anche noi perché il metodo degli imperfetti conduce a quello dei perfetti. Dio infatti - si dice - concede la pura orazione a chi, benché preghi ancora con sforzo e in maniera meno nobile, tuttavia lo fa con impegno. Altra cosa però è la minor nobiltà della preghiera e altra la sua estinzione, come altro è far un brutto scherzo e altro è il rubare sul serio. Stiamo davanti a Dio con minor nobiltà quando non cacciamo i pensieri estranei prodotti dalla fantasia, provochiamo l'estinzione della preghiera se ce ne facciamo imprigionare per darci a pensieri inutili; è un furto perpetrato sul serio il sottrarre la mente a Dio mentre noi stiamo apparentemente dinanzi a Lui, è uno scherzo del demonio - uno dei tanti - quello per cui si avvicina a noi per distrarci da Dio.

Quando in tempo di orazione ci troviamo da soli, preoccupiamoci soltanto dell'atteggiamento interiore di umile supplica; se non ci sono ministranti per la celebrazione di lode, conformiamo il nostro atteggiamento esteriore alla preghiera pubblica, perché tra gli imperfetti di solito il comportamento interiore si conforma a quello esteriore. Tutti poi avremo sempre bisogno di presentarci in umiltà al sommo Re per ricevere la remissione dei peccati, con ineffabile contrizione del cuore. Se ci trovassimo ancora stretti dai vincoli del peccato, ascoltiamo la voce che disse a Pietro di indossare un panno di obbedienza. Spogliati prima di quello della tua volontà, e poi presentati al Signore per pregarlo nudo di desideri egoistici; Se invocherai Dio di poter solo fare soltanto la sua volontà, otterrai di averlo come pilota del tuo cuore, guida sicura della tua anima.

Risorgi dallo stato della materialità mondana amante dei piaceri, rigettane le sollecitudini, spogliati dei suoi pensieri, rinnega il tuo corpo; perché altro non vuole la preghiera, per sua natura alienazione dal mondo sensibile e non sensibile per stare unito inseparabilmente con Dio: «Che altro c'è per me nel cielo? Nulla. Che altro voglio sulla terra al di fuori di Te? Nulla». Questo richiede l'orazione. Se altri aspira a ricchezze, altri alla gloria e altri ad altro possesso, per me è solo bene desiderabile lo stare unito con Dio, unico fondamento della mia speranza e della mia apatia. La fede dà le ali alla preghiera, in nessun altro modo l'orazione potrebbe volare per il cielo.

Costanza e perseveranza nella preghiera pura:

191. Questo soltanto chiediamo al Signore. Siamo infatti ancora vittime delle passioni, ma da questa condizione tutti vogliamo innalzarci alla mèta dell'apatia, tagliando definitivamente la via alle passioni. Quel giudice che non temeva Dio cedette alle insistenze della vedova per non avere più la noia di sentirla; Dio farà giustizia all'anima vedova di Lui a causa del peccato contro il corpo suo primo nemico e contro i demoni suoi avversari invisibili. Il divin Commerciante saprà bene ricambiare le nostre buone merci; mette a disposizione i grandi suoi beni con amorosa offerta ed è pronto ad accogliere le nostre richieste, ma se si tratta di insensati cani spirituali, li lascia a insistere nelle loro suppliche per provarli con la fame e con la sete, perché sa che il cane è ingrato, e appena ricevuto il pane si allontana subito da colui che gliel'ha dato.

Non dire di non avere ottenuto quello che hai chiesto pregando a lungo, perché hai profittato spiritualmente. Quale bene più sublime infatti può esserci dello stare unito col Signore e del perseverare nell'unione ininterrotta con Lui? Chi se ne sta proteso nell'orazione non dovrà poi temere la sentenza del divin Giudice come la teme il condannato quaggiù. Perciò, se sei saggio e non hai corta vista, al ricordo di quella sentenza potrai facilmente distogliere il tuo cuore dalle offese ricevute e da ogni rancore, dalle preoccupazioni per gli affari e dai tormenti che ne derivano, dalla tentazione di sazietà e da ogni spirito di nequizia. Con la preghiera ininterrotta del cuore preparati all'orazione perenne delle labbra, e presto avanzerai nella virtù.

Ho visto modelli luminosi di ubbidienza attendere alla preghiera delle labbra senza trascurare per quanto possibile nel loro interno il continuo ricordo di Dio, sempre presenti a se stessi, divenuti fonti inesauribili di lacrime, proprio perché preparati all'orazione dalla santa obbedienza. Vero è però che con la salmodia comunitaria sono connesse certe servitù e distrazioni che non ci sono nella preghiera personale; ma questa deve combattere contro l'accidia, mentre quella trae vantaggio dal comune fervore. L'amore del monaco verso Dio si dimostra nel momento particolare e nello stato di orazione, come l'attaccamento del soldato al suo re si rivela in tempo di guerra; la preghiera peraltro ti rivelerà lo stato di spirituale progresso, perché secondo i maestri di sacra dottrina essa è lo specchio del monaco.

Normalmente chi è occupato nel lavoro viene ingannato dal demonio che lo induce a lavorare anche quando giunge il tempo della preghiera. Questi nostri ladroni infatti non intendono stare un' ora senza devastarci il tesoro della preghiera. Al contrario, tu non rifiutarti mai di pregare anche se non hai conseguito il dono dell'orazione, perché spesso la fede di chi invita a pregare per lui salva l'orante comunicandogli il suo spirito di contrizione. Se poi preghi per un altro e sei esaudito, non montare in superbia, perché è la sua grande fede che ha ottenuto il risultato. E ogni anima è responsabile della sua cooperazione alla grazia ogni volta che prega il Signore, quasi come il fanciullo che ogni giorno è tenuto a render conto al maestro impegnato nell'insegnamento del profitto che trae dalla dottrina impartitagli. Badaci sempre più perché dovrai pregare con tanto maggior impegno con quanta maggiore ostilità si accaniranno contro di te i demoni per impedirtelo. Questo è lo scopo che si propongono, non fare il loro giuoco. Alla preghiera più che all'acquisto di ogni altra virtù deve rivolgersi il tuo continuo impegno.

La nostra preghiera sarà poi particolarmente fervorosa se l'anima avrà debellata la passione dell'ira. Ma solo se avremo ottenuto di possedere la presenza del Signore nel nostro cuore anelante a Lui, quanto noi avremo ottenuto con tante preghiere e in tanto tempo sarà stabile. Raggiunto questo scopo, non dovrai preoccuparti di intessere la tua orazione con parole, perché allora lo Spirito intercederà per te in te con gemiti inenarrabili. Quindi tieni lontana dalla mente ogni forma sensibile che potrebbe turbare il tuo raccoglimento. Allontanerà ogni incertezza il solo rivelarsi del mistero cui aderirai con incrollabile fede.

Non contaminare la purezza della preghiera:

192. Preoccupati molto di unire all'orazione la compassione. Allora il monaco otterrà il cento per uno, e via di seguito; il fuoco dello Spirito inabitante nel cuore del monaco orante innalzando l'anima nella preghiera ne sollecita lo slancio fino al cielo, rinnovando la sua discesa nel cenacolo dell'anima. Certuni quindi hanno l'idea che la preghiera sia più potente del pensiero della morte; quanto a me, esalto l'utilità di quella unità, quasi di due nature della medesima ipostasi . Un buon cavallo più corre e più si riscalda, più si riscalda e più corre: questo diciamo in senso spirituale, riferendoci alla corsa dell'innodia e al cavallo generoso dello spirito. Una tale creatura sente fin da lontano l'odore della battaglia; vi si tiene pronta, né sarà facile vincerla.

E' più difficile distogliere dalla sospirata preghiera prima del suo termine un'anima orante e compunta, che sottrarre alla bocca assetata il refrigerio dell'acqua. Non recedere dalla preghiera, finché non vedi illanguidirsi per naturale e provvidenziale esaurimento il tuo fuoco e il tuo pianto. Cogli il momento opportuno per ottenere la remissione dei tuoi peccati, perché esso non ti si ripresenterà forse in tutta la vita. Prendi gusto all'orazione pura; chi ne contaminasse la purezza ammettendo nella sua mente, come spesso capita, un solo pensiero estraneo, anche se continua a pregare non otterrà quello che il suo cuore è solito pregando desiderare. Col cuore infatti devi spesso meditare tra te e te, ma è diverso il meditare consultando il cuore per via della mente che offre al Cristo sacerdotalmente un'oblazione razionale. Chi medita in cuor suo, come disse uno che è chiamato teologo, brucia certo del santo fuoco celeste che inabita in lui per purificare le scorie rimaste ancora a contaminarlo; ma chi consulta il suo cuore per via della mente in Cristo brucia di una fiamma che l'illumina secondo il grado della sua perfezione. Si tratta della stessa fiamma che è detta fuoco consumante e luce illuminante.

Per questo motivo alcuni quando escono dal luogo dove pregavano appaiono in quel momento come persone che vengono fuori da una fornace ardente, e si sentono di fatto come alleggeriti delle scorie e delle piaghe; altri invece come persone rischiarate da una luce che li riveste del duplice abito dell'umiltà e della gioia. Quelli infatti che escono dalla preghiera senza questa duplice forza dimostrano di aver pregato solo materialmente e per dir così alla maniera giudaica. Come infatti si può non rimanere cambiati al contatto con il divin Corpo se lo tocchiamo con mani pure? Il corpo quando viene a contatto con un altro corpo ne rimane influenzato.

Ognuno viva di preghiere nella propria condizione:

193. Osserviamo che il nostro Re, Iddio sommamente buono, si comporta come i re della terra che sono soliti elargire ai loro soldati i loro benefici direttamente e talora indirettamente, attraverso persone fidate o attraverso i loro domestici. Dio lo fa elargendo i suoi doni secondo l'abito di umiltà di cui siamo rivestiti. Inoltre Egli ha in abominazione chi prega accettando i pensieri impuri che gli passano per la mente, voltandogli le spalle come un cortigiano che stando alla presenza del re terreno si rigirasse per parlare con i nemici del suo signore. Hai un'arma per scacciare da te il cane che ti si avvicina sfrontatamente, dagli addosso ogni volta che ti tenta, non cedergli mai. Domanda con animo compunto, cerca il Signore nell'ubbidienza, picchia alla porta senza mai perderti d'animo, perché sta scritto: «Chi domanda riceve, chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto».

Guardati dal pregare troppo per una donna, come talora si dà il caso; correresti il rischio di essere depredato dagli astuti tuoi avversari. Non passare in rassegna i consuntivi della tua attività pertinente al corpo per non diventare insidiatore di te stesso. In tempo di preghiera non è davvero il caso di esaminare come vanno condotte le attività pur necessarie e anche spirituali, che ti sottrarrebbero quel che più vale. Non cadrà mai chi si sia appoggiato sempre al bastone dell'orazione. Seppure dovesse inciampare non cadrebbe, o non resterebbe a terra; poiché la preghiera ha un potere pio ma assoluto sul cuore di Dio. E di tale utilità per noi, che i demoni ce la vogliono impedire al momento della sinassi. Segno di tale utilità è anche il frutto che matura in noi con la sconfitta del nostro avversario, come canta il Salmista: «Io conobbi davvero quanto bene mi volessi dal fatto che in tempo di guerra non permettesti che il nemico ridesse alle mie spalle; perciò gridai a Te con tutto il cuore, corpo-anima-spirito, perché dove si trovano uniti due di questi minimi elementi là c'è Dio in mezzo ad essi».

Non tutti hanno le medesime doti, né secondo il corpo né secondo lo spirito. Per alcuni va bene la preghiera più breve, per altri è buona quella più lunga della salmodia. C'è chi confessa d'essere ancora prigioniero del suo corpo, e c'è chi dice di lottare nell'ignoranza dello spirito; ma se tu invocherai comunque il nostro Re contro i suoi nemici che ti assalgono da ogni parte, abbi fiducia; non dovrai poi far gran fatica nel respingerli, perché essi stessi spontaneamente si allontaneranno ben presto: gli empi infatti non vorranno assistere alla vittoria che su di essi sicuramente riporterai per via della preghiera; anzi se la daranno a gambe come fustigati dalla sferza della tua fervorosa orazione. Tu raccogli tutte le tue forze, e Dio penserà a insegnarti come pregare.

Non possiamo imparare a ben pregare in altra scuola che in quella della stessa orazione che ha per maestro lo Stesso Dio [...] Dio, che «insegna all'uomo la scienza», è il solo che possa insegnare la preghiera; ed elargendola a chi prega, benedice gli anni del giusto.

Estratto dal libro: GIOVANNI CLIMACO, La scala del Paradiso, ED. CITTA' NUOVA.







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