Catechesi su Giovanni Climaco - klímakos, che significa della scala (klímax)
Esicasmo e la preghiera del cuore o preghiera di Gesù


San Giovanni Climaco

APPENDICE AL DISCORSO XXVII - DIFFERENZE E DISCERNIMENTO TRA LE ESICHIE

Due categorie di esicasti: idioritinici e contemplativi:

181. In ogni statuto epistemologico, come tutti sanno, vi sono differenze di ordine logico ed etico, perché non tutti ne raggiungono la perfezione in tutto e per tutto per mancanza di impegno o per difetto di capacità. Vi sono quindi molti approcci al porto dell'esichia che è piuttosto un mare o un abisso. Certuni vi entrano per una fuga dalla loro debolezza nel governare la lingua o da altre predisposizioni fisiche. Vi sono di quelli che vi entrano perché disgraziatamente sono di temperamento iroso sfortunatamente incapaci di dominarlo nella comunità. Ve ne sono che vi si decidono perché mirano all'indipendenza da qualsiasi guida nel navigare il mare dell'ascesi; alcuni perché non si sentono di distaccarsi dalle cose materiali restando in mezzo ad esse, altri perché vogliono coltivare il loro impegno vivendo per conto proprio; alcuni per rimanere sconosciuti nelle loro penitenze per i peccati, altri invece per motivo opposto della gloria che può provenirne loro.

A un'altra categoria appartengono, ma stanno scomparendo sulla terra e il Figlio dell'uomo al suo finale ritorno non ne troverà, quanti si sono messi per la via dell'esichia stretti ad essa in nozze sante, attratti dalle sue delizie e dalla sete dell'amor di Dio, dopo aver dato il libello di ripudio all'accidia riputando adulterio aderire a questa dopo essersi uniti a quella. Questi stanno nella scala che come buon architetto nei limiti della scarsa conoscenza elargitami io cerco di costruire. Che ognuno sappia in quale scalino si trova facendo attenzione alla qualità di esso. Perciò chi cerca l'indipendenza o la vanagloria, chi non sa dominare la lingua ovvero l'ira, chi si trova avvolto dalle passioni o deve far penitenza dei peccati, chi vuol diventare fervoroso o aggiungere fuoco a fuoco, scelga ricordandosi che gli ultimi potranno essere i primi e i primi gli ultimi, e delle sette giornate operative della vita presente alcune saranno accette altre no e solo 1' ottavo giorno significa la vita eterna che ci attende.

Attento, o monaco, tu che ti sei fatto solitario come le fiere, sorveglia perché altrimenti non potrai collocare al loro giusto posto le tue reti. Guarda se l'accidia da te ripudiata si è definitivamente allontanata ovvero ti si può ancora presentare innanzi. In questo caso non saprei come possa vivere in esichia. Perché mai i santi di Tabennesi non furono così grandi come i luminari di Sceti? Lo veda chi ha illuminata la mente. Quanto a me, non so rispondere, o meglio, non intendo rispondere.

La vera osservanza nella vita anacoretica e cenobitica:

182. Alcuni s'impegnano a ridurre le loro passioni, altri a salmodiare; parecchi sono peculiarmente perseveranti nella preghiera, certuni sono protesi nella vita contemplativa. Li capisca chi può nel Signore. Quanto a quelli che vivono la vita cenobitica, non mancano anime fiacche che pascendosi delle loro cose materiali vanno incontro alla loro rovina, ma ve ne sono di quelle che dalla vita comune traggono motivo per uscire dalla tiepidezza o spesso per passare da una vita meno impegnata a una vita fervorosa.

Applichiamo lo stesso schema anche per distinguere quanti vivono in esichia. Alcuni di essi sono di fatto riconosciuti eccellenti, ma non lo sono più dal momento che per la loro indipendenza dimostrano piuttosto amore al piacere. L'esichia rende fervorosi quanti abbia accolti impegnati nel bene, trepidanti e solleciti di deporre il bagaglio dei loro peccati per timore del giudizio. Ma nessuno vi acceda ancora sconvolto dall'ira e dalla superbia, dall'ipocrisia e dal ricordo delle offese, perché non trarrebbe altro che alienazione. Chi invece si è già purificato può discernere quel che gli occorre; o forse neppure lui!

Comunque sono segni o stadi o prove che si possa partecipare alla classe degli esicasti, non soltanto a parole, uno spirito non agitato e una mente pura, l'esperienza del rapimento in Dio e la meditazione delle pene, sentire vicina la morte e non saziarsi mai di pregare, guardarsi dal venir depredato ed estinguere la libidine, non avvertire più le passioni e morire al mondo, non appetire più cibi gustosi ed essere disposti a dialogare con Dio, cercare la fonte del discernimento e mantenere il patto con le lacrime, eliminare la loquacità e simili comportamenti da cui è aliena la gente ordinaria. Al contrario, non possono considerarsi veri esicasti coloro che mostrano una povertà che non abbandona le ricchezze e un'irascibilità sempre più grave, un certo ricordo che accumula risentimenti e una diminuzione della carità, un aumento di alterigia o certi altri comportamenti di cui mi par bene tacere.

Occorre a questo punto del discorso soprattutto dire di quanti vivono sotto obbedienza, anche perché ad essi si rivolge particolarmente per lo più quel che dico. Ad essi che fedelmente e impeccabilmente si sono piegati al bene sposando l'ubbidienza sono rivolte le parole dei Padri che a nome di Dio ne definiscono le qualità distintive, cui noi giorno per giorno abbiamo aggiunto qualcosa secondo che siamo andati progredendo: circa la crescita nell'umiltà iniziale, la diminuzione dell'ira che non potrebbe mancare una volta svuotata la bile, l'eliminazione delle tenebre e l'aumento nella carità, l'alienazione dalle passioni e il dissolvimento dell'odio, il decremento della sensualità per via della correzione, il non avvertire più l'accidia e l'avvertire il bisogno della vigilanza, l'amore compassionevole e l'estraneità alla vanagloria. Tutti debbono proporsi tali comportamenti, ma pochi si approssimeranno all'ideale che necessariamente sfugge per la natura delle cose: se la fontana non dà acqua, è fuor di luogo chiamarla sorgente. Sottintendo il resto, che intenderanno quanti hanno intelligenza. Basti dire che quando l'anima non osserva il patto sancito spiritualmente si contamina, come la sposa che non osservando la fedeltà del talamo ne rimane corrotta nel corpo. Se a questa toccano biasimo, odio, frustate e abbandono come massima pena, all'anima sopraggiungeranno violazioni, dimenticanza della morte, insaziabilità del ventre, nessuna padronanza degli occhi, attività per la vanagloria, durezza di cuore, aridità spirituale, insensibilità, pensieri cattivi nel ripostiglio del cuore, schiavitù dell'anima, dissipazione nell'operare, rifiuto dell'ascolto, spirito di contraddizione, cedimento alle passioni, mancanza di fede, incertezze, loquacità, abuso della libertà che è il male peggiore, e infine, la cosa più deplorevole d'ogni altra, il venir meno della compunzione del cuore cui fa seguito nei più negligenti l'insensibilità letargica che è origine di tante cadute.

Il vero esicasta:

183. Mentre coloro che vivono sotto ubbidienza lottano contro tre demoni (mente, corpo, bocca), quelli che sono nell'esichia devono combattere con gli altri cinque (tentazioni a livello mentale, come quelle superate da Gesù stesso). L'esicasta che combatte l'accidia spesso va in perdita, perché sciupa il tempo dell'orazione e della contemplazione nel lottare con ogni mezzo contro questo vizio. Una volta anch'io, sdraiato e fiaccato dall'accidia nella cella, fui quasi sul punto di lasciarla, quando sopraggiunsero alcuni uomini che me ne distolsero, magnificando la mia condizione di esicasta con parole acconce a scacciare quel mio pensiero, così presto messo in fuga da quello della vanagloria. Mi stupii invero del fatto che quella diabolica spina si era potuta opporre al malanno degli altri aculei demoniaci! Guardati dalle suggestioni di questa tua compagna di vita, guardatene ogni momento osservando come la vanagloria ti induce a piegarti e a mutare i tuoi propositi.

Anche chi ha raggiunto la tranquillità, che è dono dello Spirito Santo, non ignora la realtà di questa esperienza. E' proprio dell'esichia il dono della amerimnia (stato di indifferenza evangelica alle preoccupazioni) che guida tutte le nostre azioni in qualunque contingenza spirituale o materiale: chi cede nello spirituale si può considerare già vinto nel materiale. Altro dono è la preghiera ininterrotta; il terzo consiste nell'attività mai distratta della mente: senza il primo gli altri due non si possono ragionevolmente ottenere, sarebbe impossibile fisicamente più che occuparsi di lettere a chi non ha mai imparato a leggere e scrivere.

Mentre partecipavo del secondo dono, una volta mi trovai nel bel mezzo dell'orazione che mi diede quella luce di cui ero assetato. Ed ecco cosa mi accadde pregando. C'era qualcosa o qualcuno, non so, che non poteva spiegare quale forma avesse prima di assumere quella visibile, forse non glielo permetteva Colui che tutto regge. Gli chiedevo che mi rivelasse dove e come si trova adesso; e mi rispose: «Dove a Lui è proprio, non in uno dei luoghi quali sono questi». Allora io: «Qual è la sua destra e dove sta? Quale il trono di Colui che tutto muove?». Mi rispose: «Non è possibile rivelare tali arcani ad orecchio umano». Infine lo pregai che mi portasse dove mi attirava l'ardore del desiderio, in quel momento; ma mi rispose che non era venuta l'ora perché mi mancava ancora il fuoco della purificazione. Non saprei invero se questo mi sia capitato entro il corpo oppure fuori del corpo; non posso dire nulla.

Il rischio dell'accidia:

184. Difficile davvero scacciare il demonio del sonno meridiano (tedio, svogliatezza), soprattutto nella stagione estiva; allora è il caso - ma non soltanto allora - di non disprezzare il lavoro manuale, perché il demonio dell'accidia precede e spiana la via a quello della lussuria, lo sappiamo; lo fa per poter violentare il nostro corpo sommergendolo nel sonno profondo e poi contaminandolo liberamente durante il riposo. Se a questi due demoni resisterai con forza, certo essi continueranno a combattere accanitamente per farti smettere la lotta perché inutile; ma la stessa guerra che duramente muovono contro di noi ti mostra proprio la loro inferiorità con la loro sconfitta.

Custodisci l'entrata col raccoglimento, perché se la lasci spalancata non se ne voli il bene che hai accumulato come un nuvolo di uccelli chiusi in una gabbia; allora a nulla davvero ti gioverebbe l'esichia. Una piccola pagliuzza basta a tormentarci un occhio, e una piccola apprensione basta pure a strapparci dall'esichia, la quale appunto ci fa deporre le inquietudini ed escludere anche un ragionevole stato emotivo. Il vero esicasta escluderà le sollecitudini per il proprio corpo perché Colui che ha promesso non mentisce. Chi intende stare con mente pura alla presenza di Dio e intanto si lascia agitare dai fastidi assomiglierebbe a chi credesse di poter camminare speditamente dopo essersi legati i piedi con stretti vincoli. Sono pochi quelli con una buona istruzione che raggiungono i vertici della filosofia di questo mondo, ma direi che sono ancor di meno quelli che veramente raggiungono la filosofia dell'esichia. Chi non ha ancora raggiunto la conoscenza di Dio non è fatto per l'esichia, anzi per essa affronterebbe molti rischi, perché l'esichia soffoca chi non ha fatto esperienza di Dio, lo chiuderebbe come in una prigione e lo devasterebbe, lo butterebbe nell'accidia e lo terrebbe in agitazione, lontano dal gusto delle dolcezze divine. Chi gusta la bellezza della preghiera sarà invece libero come l'onagro lontano dal frastuono della gente; chi si dibatte ancora con le passioni non cessa nell'eremo dalle ciarle di questo mondo! Me lo diceva un santo vegliardo, Giorgio Arsilaita, che anche tu, mio reverendo, hai potuto ben conoscere.
Egli così una volta ebbe ad esprimersi per fornire alla povera anima mia i principi fondamentali dell'esichia. Ecco come mi guidò quasi prendendomi per mano:

Il discorso dell'Arsilaita sull'esichia orante e fiduciosa in Dio:

185. «Notai - diceva - che i demoni della vanagloria e della concupiscenza generalmente si presentano al mattino, quelli dell'accidia e dello scoraggiamento a mezzogiorno, quelli più sporchi e quelli che tiranneggiano il ventre alla sera».
Vale più un poveretto sotto l'ubbidienza che un esicasta distratto; chi ha abbracciato la vera esichia non calcola i suoi acquisti quotidiani, altrimenti non avrebbe la vera esichia e sarebbe vittima della superbia: l'esichia consiste nello stare in continua adorazione del Signore, sempre alla sua presenza, con il ricordo di Gesù aderente al suo respiro, allora potrai toccare con mano i vantaggi dell'esichia.

Per l'esicasta è peccato rallentare l'orazione, come per chi vive sotto ubbidienza è peccato fare la propria volontà. Se invece ami di essere visitato nella tua cella perché ti piace stare in compagnia, sappi che non sei impegnato per le cose di Dio ma sei soltanto un accidioso. Tieni come modello di orazione la vedova che aveva subito ingiustizia da parte di quell'iniquo, come modello di esichia quel grande esicasta Arsenio che emulò gli angeli; nella vita monadica ricordati della condotta di questo angelico esicasta e osserva in che modo spesso rimandò i visitatori per non perdere quello che per lui era più importante.

Notai che non di rado i demoni mandano a visitare i veri esicasti degli stolti girovaghi per impedire loro quel po' di lavoro che fanno. Tienili d'occhio, caro, e non esitare a tormentare santamente questi disimpegnati, perché per le tue ammonizioni facciano cessare il flagello dei girovaghi; però non contristare, per raggiungere il tuo scopo santo, un'anima assetata della tua parola che venga alla tua fonte; in ogni caso ci vuole il lume del discernimento.

La vita degli esicasti, specialmente di quelli che vivono nella solitudine, deve essere vissuta secondo coscienza e senso spirituale. Chi corre per la via della vera esichia conforma secondo il Signore, con l'aiuto suo, i propri comportamenti: azioni o parole, desideri o fatti in ogni suo movimento con senso spirituale e alla presenza di Dio. Se ancora siamo vittime delle illusioni diaboliche, la nostra vita non potrà dirsi virtuosa. Secondo quanto dice la Scrittura, affida il tuo progetto al salterio sul quale modellare il tuo volere, perché il tuo discernimento da solo è insufficiente. Manifesterò il mio buon volere attraverso la preghiera, perché essa mi confermi pienamente nella verità.

Ala dell'orazione è la fede. Se prego senza quest'ala, il mio cuore l'abbandonerà. Fede vuoi dir fermezza stabile della mente mai scossa da difficoltà di sorta; perché chi ce l'ha, pensa che Dio può tutto e che se crede otterrà. Essa quindi apre la porta della buona speranza, lo dimostrò il ladrone; ma madre o sorgente della fede è la compunzione in quanto rettitudine del cuore che rende la fiducia: incrollabile se la compunzione ne è madre. La fede a sua volta è madre dell'esichia, perché come potrebbe essere esicasta uno che non ha fede? Come chi sta in prigione teme colui che eseguirà il terribile giudizio di condanna, così chi sta chiuso nella cella teme il terribile giudizio che il Signore farà: questi ha timore del verdetto del Giudice più di quanto quello abbia timore dei giudici».

Compunzione, non accidia: l'Arsilaita e il Climaco:

186. «Anche la tua esichia straordinaria ha bisogno d'un grande timore di Dio, senza del quale non potrai mettere in fuga l'accidia: nulla infatti può tanto. Il condannato tiene sempre teso l'occhio per vedere se il giudice è venuto in carcere; chi fa veramente le opere del Signore vigila per vedere se sta per giungere Colui che viene: il primo è schiacciato dal peso dell'angoscia, il secondo è sommerso da un fiume di lacrime.

Se impugnerai il bastone della pazienza, i cani cesseranno dalla loro tracotanza; la pazienza che mai si stanca non si lascia turbare dai benché minimi incidenti. Con la pazienza il servo del Signore è imbattibile; egli vince anche cadendo, perché pazienza vuol dire avere consapevolezza che ogni giorno avremo tribolazioni, vuoi dire eliminare cavilli che ci inducono ad una tensione sconveniente. Chi lavora per il Signore come l'esicasta ha bisogno più di pazienza che di nutrimento; con quella si merita la corona, e con questo se ne ha la perdita. L'uomo paziente è già morto prima di morire, suo sepolcro è la cella.
Si è pazienti perché si spera nella compunzione; senza pazienza e senza speranza si diventa schiavi dell'accidia. L'atleta di Cristo deve conoscere quali nemici si combattono da lontano e quali si affrontano a corpo a corpo, quando la corona si merita con la lotta e quando la rinuncia al combattimento merita biasimo. Su questo però non si può dare norma precisa che sia valevole per tutti, perché non siamo fatti alla stessa maniera. Perciò tu tieni d'occhio quello spirito diabolico particolare che ti fa guerra senza quartiere, sia che stia fermo sia che cammini, sia che stia seduto sia che ti muova o vada a riposarti, sia che preghi sia che dorma».
Tra quelli che sono già nella via dell'esichia, c'è sempre qualcuno che ripete tra sè e sè: «Ho avuto sempre dinanzi ai miei occhi il Signore». Di fatto, però, quasi pani impastati con farina spirituale discesa dal cielo, non hanno tutti una forma. Anche le preghiere sono varie: «Con la vostra pazienza salverete le vostre anime», o soltanto: «Vigilate e pregate», ovvero: «Preparati alla morte con opere buone», oppure: «Sono stato umiliato, ma tu mi hai salvato». Certuni dicono: «Le sofferenze di questo mondo non hanno nulla a che fare con la gloria che si manifesterà in noi»; altri invece: «Nessuno mai vi dilanii, quando non ci sarà chi vi salvi». Mentre questi meditano su tali parole, altri ricordano: «Tutti corrono, ma uno sarà coronato».

Chi tra di loro ha fatto progressi continua senza sforzo non solo da sveglio ma anche nel sonno. Perciò alcuni giungono a respingere i demoni che loro appaiono in sogno, talora parlando come se volessero convertire ad una vita casta delle donnine impudiche.

Esichia nella solitudine e nella vita comunitaria:

187. Non attendere visite, né prepararti per esse, perché lo statuto dell'esichia richiede una vita semplice e senza legami di sorta. Pensa che chi vuole edificare la torre, ovvero la cella dell'esichia, deve prima calcolare e decidere nella preghiera quanto gli è necessario per l'edificazione secondo le proprie possibilità, per non essere infine dopo aver posto le fondamenta oggetto di scherno per tutti quelli che ha nemici ovvero di scandalo agli altri servi del Signore. Guardati pure dal cedere a sensi di gioia che ti capiti di avere qualche volta, perché possono venire più che da medici crudeli da coloro che ti sono nemici insidiosi.

Di notte datti alla preghiera più a lungo che puoi, molto di meno alla salmodia; di giorno compi il tuo lavoro secondo le tue forze preparandoti alla preghiera. La lettura è fatta per illuminare come si deve la mente e tenerla nel raccoglimento, perché è parola dello Spirito Santo che armonizza nella piena pace tutti coloro che vi partecipano. Scegli da buon operaio le letture di ordine pratico, perché così facendo renderai superflua la lettura degli altri libri. Piuttosto che sui libri, cerca di aver lumi a contatto con la dura esperienza circa quello che concerne la tua salute. Comunque guardati dal preferire ai trattati ben illuminati dalla potenza dello Spirito quelli ispirati a dottrine false che ottenebrano con le loro parole oscure le anime incapaci di comprenderle.

Come un solo bicchiere spesso basta a far sentire il gusto del vino, così un solo discorso quando si abbia il gusto spirituale affinato basta a rivelare tutto l'atteggiamento e comportamento interiore dell'esicasta. Cerca di farti una vista spirituale sicura nel discernimento, aliena dalla superbia devastatrice che apporta più rovine di ogni altra passione.

Custodisci la lingua se pur devi usarla, perché essa è capace di dissipare ad un tratto il frutto di tante fatiche. Abituati ad un comportamento semplice, perché l'affettazione può macchiare la tua esichia più d'ogni altra cosa. A chi ti viene a trovare offri il puro necessario sia materialmente che spiritualmente. Se si tratta di persone più istruite, dimostriamoci anche noi filosofi tacendo, ma se si tratta di fratelli di simili condizioni apriamo pure la porta della lingua con tutta moderazione, ritenendoli però - mi pare veramente meglio - a noi superiori. Una volta che io volli dissuadere con ogni mezzo persone più giovani che partecipavano alle sinassi da penitenze corporali, ne fui distolto da uno che vegliava l'intera notte affliggendosi con sabbia le carni sotto la veste.

Come son diverse le difficoltà nel parlare della fede nella Trinità increata santa e adorabile o nella venuta nella carne di Uno della medesima gloriosa Monarchia - perché trinitariamente si usa il plurale e monarchicamente il singolare -, così nel parlare delle pratiche che deve compiere chi a Dio vuole salire altro è quel che deve fare l'esicasta e altro quel che deve fare colui che vive sotto ubbidienza. ll santo Apostolo dice: «Chi conosce il pensiero del Signore?»; ed io aggiungo: «Chi conosce il pensiero d'un uomo che vive nell'esichia esteriore e interiore? La forza dell'esicasta sta nella molta preghiera, come la forza di un re nelle ricchezze e nel numero».

Estratto dal libro: GIOVANNI CLIMACO, La scala del Paradiso, ED. CITTA' NUOVA.

 
 

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