I DIECI COMANDAMENTI
Vivere nella libertà di Dio - (Pedron Lino)

Secondo comandamento

NON PRONUNCIARE INVANO IL NOME DEL SIGNORE TUO DIO


Il testo dell’Esodo aggiunge a questa proposizione: Perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano (Es 20,7). Nel Deuteronomio il comandamento si limita a proibire lo spergiuro: Non ti servirai del nome del Signore tuo Dio per giurare il falso, poiché il Signore non lascia impunito chi si serve del suo nome per giurare il falso (Dt 5,11).

Il Signore Dio di Israele, si distingue nettamente da tutti i nomi che le popolazioni circostanti davano abitualmente a Dio. Per il popolo d’Israele, Dio si rivela come colui che è presente: Io sono qui.

Il divieto di abusare del nome di Dio è diretto in primo luogo contro la magia, allora molto diffusa in Oriente. Nell’impiego delle formule magiche si riteneva che la cosa più importante consistesse nel conoscere il vero nome della divinità per poterla mettere, con la pronuncia del nome, al proprio servizio.

Inoltre il divieto è rivolto in modo speciale a coloro che invocavano Dio come testimone della verità di un’affermazione falsa.

Questo comandamento è diretto contro una falsa invocazione del nome di Dio per strumentalizzarlo contro la libertà dell’uomo.

L’uso sbagliato del nome di Dio cerca di insidiare, in nome di Dio, la vita e la libertà dell’uomo: cosa che può avvenire in molteplici modi.

Nel nome di Dio si sono condotte guerre terrificanti e pronunciate sentenze spaventose. Si pensi solo alle crociate e ai roghi delle streghe, allo sterminio degli ebrei o di altri popoli. In questo modo il nome di Dio è stato infangato moltissime volte nel corso della storia.

Si è abusato del nome di Dio tutte le volte che lo si è usato come copertura dei propri interessi poco pii. Così ci si è appellati a lui per difendere come volute da Dio le differenze esistenti tra schiavi e liberi, tra ricchi e poveri... e per legittimare le ingiustizie e le infamità dei poteri.

Neppure la Chiesa è al riparo dall’abuso del nome di Dio. Troppo spesso cristiani e uomini di Chiesa tendono a identificare se stessi e il proprio comportamento nella storia presente con la volontà di Dio e a far passare i loro pareri discutibili come parola di Dio.

La tendenza ad abusare di Dio come del realizzatore dei propri desideri è un fenomeno quotidiano, soprattutto nella preghiera. Nella misura in cui le mie suppliche e i miei desideri diventano dei comandi, io faccio della preghiera una pratica di magia. Il non soddisfacimento dei desideri diventa per molti un motivo per licenziare Dio. Essi si comportano come i primitivi che picchiano e gettano via il proprio feticcio quando non si verifica quello che ci si era atteso da lui.

Usare nel modo giusto il nome di Dio significa: impegnarsi nel suo nome a promuovere la dignità dell’uomo sua immagine. Richiamarsi al nome di Dio significa: richiamarsi a lui come garante della vita e della libertà. Santifica il nome di Dio colui che cerca di conoscere e di fare la volontà divina. Non per nulla le due domande del Padre nostro: Sia santificato il tuo nome e Sia fatta la tua volontà vanno strettamente unite.


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