Iniziazione alla vita spirituale
Il digiuno


Un digiuno proporzionato alle tue forze favorirà la tua vigilanza spirituale. Non si può meditare le cose di Dio con uno stomaco rimpinzato, dicono i maestri di spirito. Ad un amico della buona tavola, i segreti meno misteriosi della Santa Trinità, per dir così, rimangono nascosti.

Il Cristo ci ha dato l’esempio con il suo lungo digiuno; quando trionfò del demonio, aveva digiunato per quaranta giorni. Vorresti tu arrivarci a miglior conto? «Ed ecco gli angeli gli si accostarono e lo servirono»; ma soltanto dopo (Mt 4,11).

Il digiuno mette un freno alle chiacchiere, ci dice s.Giovanni Climaco (Scala, grad. 14,34). Esso ti renderà misericordioso e disposto ad obbedire; distrugge i pensieri cattivi ed elimina l’insensibilità del cuore. Quando lo stomaco è vuoto, il cuore è umile. Chi digiuna, prega con uno spirito sobrio, mentre lo spirito dell’intemperante è pieno di immaginazioni e di pensieri impuri.

Il digiuno è un modo di esprimere il proprio amore e la generosità; con esso, si sacrificano i piaceri della terra per ottenere le gioie dei cielo. Una parte eccessiva dei nostri pensieri è requisita dalla preoccupazione della nostra sussistenza e dei piaceri della tavola; noi vorremmo liberarci da questa preoccupazione. Il digiuno appare così come una tappa sul cammino della nostra liberazione e un alleato indispensabile nella lotta contro i desideri egoistici.

Il digiuno è, con la preghiera, uno dei doni più preziosi concessi agli uomini; esso è caro a tutti coloro che ne hanno fatto l’esperienza.

Quando noi digiuniamo, sentiamo crescere la riconoscenza verso Dio che ha dato all’uomo il potere di digiunare. Il digiuno ti dà accesso ad un mondo di cui sospetti appena l’esistenza. Tutti i dettagli della tua vita, tutto ciò che avviene in te e attorno a te, si illumina di una luce nuova. Il tempo che scorre riceve una utilizzazione nuova, ricca e feconda. Durante le veglie, l’assopimento e la confusione dei pensieri fanno spazio ad una grande lucidità di spirito; invece di esasperarci contro ciò che ci contraria, noi l’accettiamo tranquillamente, nell’umiltà e nell’azione di grazie; problemi che sembravano gravi e complessi, si risolvono da se stessi, così semplicemente come un fiore apre la sua corolla. La preghiera, il digiuno e le veglie sono il modo di picchiare alla porta che noi vorremmo ci venisse aperta.

I santi Padri hanno spesso considerato il digiuno come una misura di capacità: se si digiuna molto, è perché si ama molto, e se si ama molto, è perché molto ci è stato perdonato (cf. Lc 7,47). Colui che digiuna molto, riceverà molto.

Tuttavia i santi Padri raccomandano di digiunare con misura: non si deve imporre al corpo una fatica eccessiva perché l’anima stessa ne subirebbe danno. E neppure bisogna mettersi a digiunare troppo presto: ogni cosa richiede una certa assuefazione e ciascuno deve tener conto della sua complessione e delle sue occupazioni. Eliminare certi alimenti sarebbe dannoso: ogni nutrimento è un dono di Dio. Tuttavia è saggio astenersi da quei cibi che appesantiscono e non servono che ad accarezzare il gusto: cibi molto piccanti, carni, alcoolici, ecc. Per il resto, si può mangiare di tutto ciò che si trova a buon mercato ed è facile procurarsi.

Tuttavia, per i Padri, digiunare con misura significa non fare che un solo pasto al giorno, un pasto piuttosto leggero per evitare la sazietà.

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ENZO BIANCHI - 27 gennaio 2004, Giornata della Memoria - Prima edizione BUR Saggi: marzo 2004

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