Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento



DOMENICA 14 Settembre 2008
Esaltazione della Santa Croce
Vangelo secondo Giovanni (3,13-17)
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In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: "Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chi crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.



Il mese di agosto è stato interamente curato da: Mons. Enzo Lucchesini, vicario episcopale per la vita consacrata
 


Medita


La festa liturgica dell'Esaltazione della Croce ha origine in Oriente; è in relazione con la dedicazione delle basiliche costantiniane erette sul Golgota e sul Sepolcro. Quest'anno, come festa del Signore, prende il posto della ventiquattresima domenica del tempo ordinario. Il tema dell'esaltazione evidenzia come il disegno di Dio abbia mutato uno strumento apparentemente inefficace, un segno di morte, in un segno di liberazione e di vita. Nel primo brano della parola (sarebbe utile rileggerlo) lo scenario è il deserto. Il popolo lo attraversa tra mille difficoltà: fame, sete, serpenti che finiscono per scoraggiarlo. Il rinnovarsi della fede. Il riconoscere il bisogno di Dio, la sua capacità di tirarlo fuori da una situazione disperata, l'affidamento a lui volgendo lo sguardo ad un serpente di rame fatto innalzare nell'accampamento, sarà decisivo per la salvezza. Nell'incontro notturno Gesù si racconta a Nicodemo come colui che deve essere innalzato a sua volta, affinché chi lo riconoscerà nella sua umiliazione come dono efficace del Padre per la salvezza dell'uomo e lo invocherà come datore di vita possa essere liberato da quel serpente velenoso che sempre insidia con la tentazione il cammino. Le parole restano oscure anche per Nicodemo, ma un giorno collaborerà a scendere il Crocifisso dal legno dell'infamia e tutto diventerà più chiaro: il segno, l'evento, il frutto.

Siamo davanti, come ha pregato la colletta, al segno più alto del "mistero d'amore". Solo chi, nel suo cammino quotidiano, guarda al Crocifisso con fede, chi sa stare sotto la Croce di Gesù e quella propria con speranza illuminata, ha detto ancora la colletta, ottiene di godere in cielo i frutti della redenzione", la pienezza della vita. La Croce va contemplata in silenzio, con fede ed amore. Teresa d'Avila insegnava che l'umanità dolente di Gesù è il libro più efficace per imparare l'amore di Dio. Un libro difficile che racconta una storia sublime. Canta il prefazio di questa messa: "Nell'albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell'uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita...per Cristo nostro Signore". Le spiegazioni che cerchiamo di trovare per le nostre croci non ci convinceranno mai se non sapremo scoprire e abbracciare la Sua.



Per Riflettere
 

Perché il dolore, specialmente quello innocente? Perché le tante tragedie che rendono drammatico il cammino dell'umanità? Prima di rispondere ripetiamoci che l'Amore ci ha consegnato il Figlio sulla Croce e aspettiamo pazienti e confidenti che ci venga incontro lo Spirito Consolatore.





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