![]() | VENERDÌ 5 Settembre 2008 Vangelo secondo Luca (5,33-39) | |
| Passa Parola | ||
In quel tempo, gli scribi e i farisei dissero a Gesù: "I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno orazioni; così pure i discepoli dei farisei; invece i tuoi mangiano e devono !". Gesù rispose: " Potete far digiunare gli invitati a nozze, mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni in cui lo sposo sarà strappato loro; allora, in quei giorni, digiuneranno"- Diceva loro anche una parabola: "Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio; altrimenti egli strappa il nuovo, e la toppa non si adatta al vecchio. E nessuno mette il vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spacca gli otri, si versa fuori e gli otri vanno perduti. Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi. Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: Il vecchio è buono!". | ||
![]() | Il mese di agosto è stato interamente curato da: Mons. Enzo Lucchesini, vicario episcopale per la vita consacrata | |
Dopo le prime chiamate e alcune guarigioni miracolose, Gesù si trova a dover spiegare, in un contesto chiaramente polemico, perché i suoi discepoli non vengano da lui esortati a praticare un'opera penitenziale che tradizionalmente è inculcata ad ogni buon giudeo che attenda la venuta del regno: il digiuno. Il fatto è raccontato da tutti e tre i Sinottici, il che fa pensare che facesse parte di una catechesi comunemente impartita. E' sempre posto dopo la vocazione del pubblicano Levi, chiamato "Matteo"; segue il pasto con i peccatori e la innovativa dichiarazione di Gesù: " non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi". Per rispondere Gesù si serve di un'immagine cara all' A.T. : lui è Dio che sposa il suo popolo per donargli fecondità, gioia. I suoi, perciò, possono essere considerati degli invitati a nozze che al momento stanno banchettando con lui. Ma davanti a loro, e alla Chiesa, stanno i giorni del digiuno, del suo apparente distacco. Giorni di passione, frutto del rifiuto del mondo e della persecuzione. Allora, nell'attesa della venuta definitiva, quando la speranza si farà faticosa, bisognerà pregare e digiunare, come hanno fatto i profeti. Con Gesù, sembra dire la parabola, è finita la prima attesa. Ora l'umanità vive una condizione nuova: Dio si è unito indissolubilmente a lei nell'umanità di Gesù, il tempio in cui Dio abita. Chi riconosce l'opera di Dio deve considerare superati certi atteggiamenti che erano legati alla vecchia condizione. Bisogna scoprire e vivere intensamente la novità, con cuore nuovo e gesti nuovi. Si tratta di cancellare il passato? Certamente no! E' però necessario discernere tra l'opera di Dio che in Gesù si dispiega in un crescendo che genera nella sua morte e risurrezione l'alleanza nuova, ed è fonte di ottimismo, di certezza, e certi modi di vivere. Tra giudaismo e cristianesimo c'è un' indubbia continuità, ma la si accoglie non legandosi al cascame delle tradizioni, ma allo splendore che proviene da Cristo, venuto "a chiamare i peccatori". | ||
![]() | Per Riflettere | |
La tradizione è la Parola che diventa storia nel quotidiano dell'uomo e delle comunità. La tradizione (da "tradere") è missione di ogni cristiano e Dio vuole servirsene. Ma lo Spirito deve guidare sempre il discernimento per riuscire a distinguere quanto nasce dalla Parola e quanto vi si deposita come sovraccarico, frutto di un'interpretazione non fedele dell'uomo. | ||