Icone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Originali Greche
Copie fedeli e austeri stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzate da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos) con colori autentici e tradizionali con foglio dorato, su tela e legno invecchiato
/ Il Santo del Calendario:

Ascolta e Medita Ottobre 2016 - Questo mese è stato curato da: Benedetta e Adriano Cerri Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi









Catechesi di Papa Francesco Testo Integrale e Video I Sette Doni dello Spirito Santo: Sapienza - Intelletto - Consiglio - Fortezza - Scienza - Pietà - Timore di Dio



Domenica 23 ottobre 2016
Sir 35, 15b-17.20-22a; Sal 33; 2Tm 4, 6-8.16-18
Vangelo secondo Luca (18, 9-14)
Salterio: seconda settimana



Preghiera Iniziale


Nella tua tenerezza, o Dio,
ascolta la nostra preghiera
e dà pace a tutti coloro
che ti confessano la loro miseria:
quando la nostra coscienza ci accusa di peccato,
la tua misericordia,
più grande della nostra coscienza,
ci assicuri il tuo perdono
in Gesù Cristo tuo Figlio,
nostro Signore e Salvatore,
vivente ora e nei secoli dei secoli.
(Comunità monastica di Bose, Preghiera dei giorni)



Ascolta Vangelo


In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».





Medita


Gesù parla di nuovo in parabole, racconta un'altra “storiella”. L'evangelista ci dice anche chi sono i destinatari di questa parabola: «alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri», quelli che in cuor loro sapevano di essere a posto con la propria coscienza, quelli che avevano sempre fatto i bravi. Il Signore conosce i cuori, ciò che ognuno di noi si porta dentro, li trova e li stana e poi ci mostra quanta sporcizia c'è in noi, sotto la maschera della perfezione. Gesù racconta questa parabola anche per noi, ogni volta che—come il fariseo—ci sentiamo cristiani di serie A, cristiani modello, sempre presenti alle celebrazioni liturgiche, sempre pronti al servizio, sempre in prima fila nelle riunioni parrocchiali, e giudichiamo gli altri, i “pubblicani” di turno, quelli che dicono ma non fanno, che si comportano male, che non sono presenti, che non partecipano, che sbagliano. Gesù va dentro al nostro cuore e ci ricorda che quella è la strada maestra: il problema non è quanto preghiamo o quante opere buone facciamo, il problema in tutte le cose è il come. Possiamo passare la vita a fare le cose più belle e buone del mondo, ma se le facciamo per realizzare noi stessi, abbiamo perso tempo. Possiamo anche pregare molto nella nostra vita, senza renderci conto che non abbiamo mai pregato affatto, perché al centro ci siamo sempre stati noi. Il fariseo guarda se stesso e si compiace, non ha bisogno di Dio, crede di farcela da solo. Il pubblicano, l'esattore delle tasse, considerato da tutti un “peccatore pubblico”, si riconosce fragile e peccatore. La sua preghiera dovrebbe diventare la preghiera modello di ogni cristiano: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Non c'è altro che possiamo fare per Dio, se non mendicare la sua misericordia. Davanti a un cuore umile, Dio spalanca le porte, sempre.






Per Riflettere


Diceva un padre del deserto: «Chi riconosce i propri peccati è più grande di chi risuscita i morti; e chi sa confessare i propri peccati al Signore e ai fratelli è più grande di chi fa miracoli nel servire gli altri».

Signore, insegnami a non parlare come un bronzo risonante
o un cembalo squillante, ma con amore.
Rendimi capace di comprendere e dammi la fede che muove le montagne,
ma con l'amore.
Insegnami quell'amore che è sempre paziente e sempre gentile;
mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso;
l'amore che prova gioia nella verità, sempre pronto a perdonare,
a credere, a sperare e a sopportare.
Infine, quando tutte le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro,
che io possa essere stato il debole ma costante
riflesso del tuo amore perfetto.
(Santa Madre Teresa di Calcutta)






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