Icone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Greche Originali Serigrafia su Foglia OroIcone Originali Greche
Copie fedeli e austeri stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzate da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos) con colori autentici e tradizionali con foglio dorato, su tela e legno invecchiato
/ Il Santo del Calendario:

Ascolta e Medita Ottobre 2016 - Questo mese è stato curato da: Benedetta e Adriano Cerri Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi









Catechesi di Papa Francesco Testo Integrale e Video I Sette Doni dello Spirito Santo: Sapienza - Intelletto - Consiglio - Fortezza - Scienza - Pietà - Timore di Dio



Lunedì 17 ottobre 2016
Ef 2, 1-10; Sal 99
Vangelo secondo Luca (12, 13-21)
Sant'Ignazio di Antiochia



Preghiera Iniziale


Vanità delle vanità—dice Qoèlet—
vanità delle vanità, tutto è vanità.
Perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo
dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato.
Anche questo è vanità e sventura.
Allora quale profitto c'è per l'uomo
in tutta la sua fatica e in tutto l'affanno del suo cuore
con cui si affatica sotto il sole?
Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose:
il suo cuore non riposa neppure di notte.
Anche questa è vanità.
(Qoèlet 2, 21-23)


Ascolta Vangelo


In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».






Medita


Nel brano di oggi “uno della folla”, un uomo qualunque—identificabile con ciascuno di noi—chiede a Gesù una cosa assolutamente lecita e sensata: vuole che Lui, il Maestro, dica a suo fratello di spartire l'eredità. Niente di più equilibrato e giusto: l'eredità è di entrambi? Va divisa. Quante lotte tra fratelli per questioni di soldi, quante divisioni ancora oggi per un bottino mal spartito. E Gesù che cosa fa? Risponde a tono: “Sono io forse un giudice o un mediatore, sono forse venuto qui per portare pace tra i fratelli che litigano per l'eredità?”. Domanda retorica, ovvio. E poi passaggio dritto al punto: il problema non è la spartizione equa dell'eredità, il problema è la cupidigia, l'attaccamento alla ricchezza. Il problema non è l'equità, non è la giustizia dei beni terreni, è il cuore. La parabola che subito dopo racconta il Signore mette sempre un po' di inquietudine: forse perché l'uomo sazio di beni, l'uomo che programma la sua vita passo passo, l'uomo che calcola, che sa quanto risparmiare e quanto spendere, che pensa per sé, ecco: quest'uomo siamo noi. Siamo noi quando viviamo in base ai nostri sforzi, quando confidiamo solo sul nostro stipendio (sia esso minimo o abbondante), quando valutiamo tutto in base alle nostre possibilità, quando basiamo le nostre scelte—anche quelle importanti—solo sulle nostre risorse economiche, quando ci dimentichiamo che prima di tutto noi siamo di Dio e tutto è dono Suo. Che non c'è niente in questa vita che ci siamo guadagnati da soli, che Dio dona, Dio toglie. Ma non per cattiveria o per ripicca, ma perché alla fine l'unica cosa che conta è imparare a vivere da figli, nella consapevolezza che i nostri sforzi e i nostri programmi potranno fallire, che potremo subire ingiustizie economiche o sociali, che potremo anche perdere l'eredità che era per noi, ma non perderemo il senso vero e profondo della vita se confideremo nel fatto che Dio ha cura di noi sempre, se impareremo a essere lieti sia nell'abbondanza che nella povertà, se avremo fede in Dio e attaccheremo il nostro cuore solo ed esclusivamente a Lui.






Per Riflettere


Riusciamo a vivere la vita come se niente fosse fino in fondo nostro? A utilizzare i nostri beni con il cuore libero, senza possedere fino in fondo niente e nessuno?


Signore, quando credo che il mio cuore sia straripante d'amore
e mi accorgo, in un momento di onestà,
di amare me stesso nella persona amata, liberami da me stesso.
Signore, quando credo di aver dato tutto quello che ho da dare
e mi accorgo, in un momento di onestà,
che sono io a ricevere, liberami da me stesso.
Signore, quando mi sono convinto di essere povero
e mi accorgo, in un momento di onestà,
di essere ricco di orgoglio e di invidia, liberami da me stesso.
E, Signore, quando il Regno dei cieli si confonde falsamente
con i regni di questo mondo,
fa' che io trovi felicità e conforto solo in Te.
(Santa Madre Teresa di Calcutta)







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