Ascolta e Medita Novembre 2017
Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi

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Ascolta e Medita Novembre 2017Questo mese è stato curato da: Rossella e Davide Salvetti Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi


Lunedì 27 novembre 2017
Dn 1, 1-6.8-20; Dn 3, 52-56
Vangelo secondo Luca (21, 1-4)

Preghiera Iniziale


Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri,
benedetto il tuo nome glorioso e santo.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso,
benedetto sei tu sul trono del tuo regno.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi
e siedi sui cherubini,
benedetto sei tu nel firmamento del cielo.

(Daniele 3, 52–56)

Ascolta Vangelo


In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».


Medita


La vedova povera dà tutto ciò che ha, non tiene per sé neppure ciò che le serve per vivere. Questa persona così umile ci dona due grandi insegnamenti. Intanto ci mostra una solida fede: ella sa che in qualche modo Dio si occuperà di lei, si abbandona completamente alle sue cure, sapendo che il Signore conosce i suoi bisogni e li sa soddisfare molto meglio di quanto possa fare essa stessa. Nella sua povertà essa è libera dal bisogno di aggrapparsi a certezze terrene, perché non teme che Dio si dimentichi di lei (cfr. Lc 12, 6–7). Non ha bisogno di costruire da sé la propria salvezza, perché la sua unica salvezza è il Signore.
Il secondo insegnamento riguarda la fiducia che, anche con il suo poco, Dio saprà fare molto. «A cosa potranno servire al tempio queste due monetine? Non sono forse più utili per me, che non ho nulla?»; così avrebbe potuto pensare la vedova. Ella invece si fida della grandezza di Dio, non confida nel suo giudizio e sente che il suo sacrificio non è inutile. «Dio non ha bisogno dei nostri doni, ma chiede piuttosto l'offerta del nostro cuore», ci propone la liturgia di oggi. Se noi offriamo il nostro cuore, senza riserve, senza paura di fallire, Egli può fare cose grandi.
La nostra umiltà non deve trasformarsi però in una resa inoperosa; la consapevolezza di quanto piccoli siamo di fronte a Dio non deve produrre un rassegnato immobilismo, ma deve piuttosto spronarci a mettere a disposizione quel poco che abbiamo, permettendo così a Dio di esprimere pienamente la Sua grandezza (cfr. 2Cor 12, 9–10), e a lodarlo per le meraviglie che anche attraverso di noi riesce a compiere.


Per Riflettere e Preghiera Finale


Sappiamo fidarci completamente della capacità di Dio di soddisfare a pieno le nostre necessità già ora e per l'eternità, o nelle nostre scelte siamo schiavi del bisogno di assicurarci certezze terrene? Riusciamo a donare quel poco che siamo, convinti che attraverso di noi Dio farà cose grandi?


L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre.
(Vangelo secondo Luca, 1, 46–55)






 


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