Ascolta e Medita Novembre 2017
Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi

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Ascolta e Medita Novembre 2017Questo mese è stato curato da: Rossella e Davide Salvetti Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi


Mercoledì 22 novembre 2017
2Mac 7, 1.20-31; Sal 16
Vangelo secondo Luca (19, 11-28)

Preghiera Iniziale


Fammi giustizia, Signore: nell'integrità ho camminato,
confido nel Signore, non potrò vacillare.
Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente.
La tua bontà è davanti ai miei occhi, nella tua verità ho camminato.
Signore, amo la casa dove tu dimori e il luogo dove abita la tua gloria.

(Salmo 25)

Ascolta Vangelo


In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all'altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d'oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d'oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l'avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d'oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.


Medita


Nel racconto di Luca della parabola che anche oggi meditiamo, a differenza di quanto riporta Matteo, Gesù fa riferimento ad un fatto storico del suo tempo, la successione dinastica tra Erode il Grande ed Erode Archelao, le cui circostanze politiche richiedevano l'approvazione di Roma per l'assunzione del titolo di Re dei Giudei. Gesù, che è della stirpe regale di Davide, va avvicinandosi a Gerusalemme, ed è grande l'attesa di chi gli sta intorno per la definitiva affermazione del suo Regno. Il Regno di Dio però non è il Regno di Giuda, e a chi si aspetta che giunto a Gerusalemme prenda il potere per stabilire con la forza il diritto e la giustizia, Gesù indica con questa parabola che c'è un tempo, ed è quello della nostra vita, in cui ciascuno di noi, come i servi, è chiamato ad usare con libertà dei talenti ricevuti da Dio, per farli fruttare e accrescere il tesoro del Cielo, che è l'Amore (1Gv 4, 7). Essere liberi significa dover scegliere, e scegliere comporta la responsabilità di compiere il bene piuttosto che il male. C'è un rischio da correre e una vita da spendere, nella consapevolezza che non ne siamo padroni e che un giorno incontreremo di nuovo Colui che ce l'ha affidata per presentargliene i frutti. Nascondere i talenti per timore di impiegarli significa rendere inutile la vita che ci è stata affidata, rifiutandosi di collaborare alla venuta del Regno; in altre parole rifiutandosi di rispondere all'Amore (1Gv 4, 8): è la scelta di separarsi da Dio, che se definitiva conduce alla morte. Al contrario, chi sceglie di impiegare i propri talenti rende lode al Creatore, non teme (1Gv 4, 18) e riceverà ancor più di quanto ha già ricevuto: dopo la vita terrena avrà infatti la vita eterna (1Gv 2, 25).


Per Riflettere e Preghiera Finale


Sei consapevole di non essere tu il padrone della tua vita? Sei consapevole che i talenti che hai ricevuto non sono solo per te, ma che devi impiegarli a vantaggio del bene comune (1Gv 4, 21)? Riconosci il tuo Signore (1Gv 3, 16)?


Ti ringrazio, mio Dio,
per il dono della libertà.
Tu non ci hai creati servi,
perché ti ubbidissimo per timore,
Tu ci hai creati amici,
perché ti ubbidiamo con amore.
Liberaci dal peccato che ci rende schiavi
con la verità della tua Parola,
perché nella fedeltà è il Tuo Amore.






 


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