Ascolta e Medita Novembre 2017
Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi

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"Ti aiuti la Madonna a riconciliarti con Dio, col tuo prossimo, con te stesso, con la vita" dal Santuario di Montenero - Livorno

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Ascolta e Medita Novembre 2017Questo mese è stato curato da: Rossella e Davide Salvetti Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi


Domenica 19 novembre 2017
Prv 31, 10-13.19-20.30-31; Sal 127; 1Ts 5, 1-6
Vangelo secondo Matteo (25, 14-30)
Salterio: prima settimana

Preghiera Iniziale


Il mio bene è stare vicino a Dio,
nel Signore Dio riporre la mia speranza.

(dalla liturgia)

Ascolta Vangelo


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».


Medita


Quanto doveva essere grande la fiducia di questo uomo nei confronti dei suoi servi, se decide di affidare loro i suoi averi; e così fa Dio con noi, si fida a tal punto di ciascuno di noi da consegnarci i suoi beni, ma non dà a tutti in ugual misura, perché ci conosce e non ci chiede nulla che vada al di là delle nostre forze. I doni di Dio sono le nostre capacità umane e spirituali, sicuramente, ma soprattutto la sua Parola; il Signore ci dona i semi, ma siamo noi che dobbiamo distribuirli, farci portatori del Suo messaggio di amore; se non lo faremo, se non moltiplicheremo ciò che abbiamo ricevuto, porteremo danno ai fratelli che Dio ha affidato a noi; il nostro talento, non investito, non potrà portare il suo frutto a coloro che lo aspettano. Quando ci verrà chiesto conto dei beni affidatici, non basterà rispondere che non li abbiamo usati per il male, che non li abbiamo sprecati in azioni malvagie; Dio ci chiede fattiva collaborazione, ci chiede di usare tutto il nostro ingegno per far fruttare il suo investimento su di noi. Ma non dobbiamo cedere alla tentazione di un attivismo fine a se stesso, volto a una soddisfazione personale, a farci sentire importanti agli occhi nostri o degli altri, o peggio ricercare una forma di martirio per cui inseguiamo il sacrificio ad ogni costo, per poterci sentire a posto con la coscienza; se il nostro agire sarà orientato a Dio, sarà Lui stesso a guidarci.


Per Riflettere e Preghiera Finale


Quando il Signore ci chiamerà, cosa potremo mostrargli della nostra vita? Stiamo mettendo a frutto i suoi beni? Ciò che facciamo, è per Lui o per noi stessi? Siamo convinti che ogni uomo ha valore in quanto a ciascuno Dio affida i suoi averi?


Degnati di tenermi alla tua porta, come servo sempre vigile e attento;
mandami come messaggero per il regno ad invitare tutti alle tue nozze.
Non permettere ch'io affondi nelle sabbie mobili della noia,
non lasciarmi intristire nell'egoismo, in pareti strette senza cielo aperto.
Svegliami, se m'addormento nel dubbio e sotto la coltre della distrazione;
cercami, se mi perdo nelle molte strade tra grattacieli d'inutili cose.
Non permettere ch'io pieghi il mio cuore all'onda violenta dei molti;
tienimi alta la testa, orgoglioso d'essere tuo servo.
(Rabindranath Tagore)






 


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