Ascolta e Medita Novembre 2017
Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi

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Ascolta e Medita Novembre 2017Questo mese è stato curato da: Rossella e Davide Salvetti Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi


Domenica 5 novembre 2017
Ml 1, 14b-2, 2b.8-10; Sal 130; 1Ts 2, 7b-9.13
Vangelo secondo Matteo (23, 1-12)
Salterio: terza settimana

Preghiera Iniziale


Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.
Io sono tranquillo e sereno
come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l'anima mia.
Speri Israele nel Signore,
ora e sempre.

(Salmo 130)


Ascolta Vangelo


In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».


Medita


Gli scribi e i farisei dovrebbero essere coloro che più degli altri conoscono il volto di Dio; sono coloro che hanno studiato le Scritture e che dovrebbero aiutare i fratelli nel loro cammino verso Dio. Ma la superbia e l'orgoglio sembrano aver chiuso il cuore di molti di loro. Forse, hanno conosciuto il Signore solo a livello intellettuale, ma non c'è stato l'incontro vero che cambia il cuore, che trasforma il nostro agire e che dà senso alla nostra vita. Conoscere, approfondire, studiare il nucleo della nostra fede è fondamentale, si deve sapere ciò in cui si crede per potervi aderire. Ma tutto ciò non può bastare. «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11, 25). Gesù ci invita a mantenere la consapevolezza che per quanto ci affanniamo, rimaniamo sempre piccola cosa di fronte a Dio. Il mistero di Dio è troppo grande perché noi possiamo arrivarci con i nostri strumenti. Egli stesso è la fonte della nostra sapienza e noi non dobbiamo stancarci di chiedergliela, perché Egli si rivela a chi lo cerca con cuore sincero. E se teniamo questo sempre ben presente, allora saremo davvero vicini al Signore e conquisteremo il diritto a sederci nei primi posti e a contemplare il Suo volto. L'incontro con il Signore, poi, non ci lascia indifferenti, ci trasforma rendendoci sempre più conformi a Lui, se sapremo abbandonarci all'azione dello Spirito.


Per Riflettere e Preghiera Finale


Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza. In ogni momento della nostra vita, che ce ne rendiamo conto o no, mostriamo a chi incontriamo un'immagine di Dio. Qual è la testimonianza che portiamo? Mostriamo il volto di amore di Dio, che si fa ultimo con gli ultimi, che per primo ha portato su di sé le conseguenze del peccato, che ha parlato senza ipocrisia? O piuttosto cerchiamo il consenso degli altri, anche quando questo significa venire a patti con ciò in cui crediamo?


Mi chiamate il Redentore e non vi fate redimere.
Mi chiamate la luce e non mi vedete.
Mi chiamate la via e non mi seguite.
Mi chiamate la vita e non mi desiderate.
Mi chiamate il Signore e non mi servite.
Mi chiamate la sapienza e non mi interrogate.
Mi chiamate il Maestro e non mi credete.
Mi chiamate onnipotente e non vi fidate di me.
Se un dì non vi riconosco… non vi meravigliate!
(Iscrizione nel Duomo di Lubecca)






 


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