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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
Il Vangelo di ogni giorno con il commento





DOMENICA 8 Novembre 2009
Vangelo secondo Marco (12,38-44)
   



Ascolta


Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: "Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa". Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte.
Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: "In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere".




Il mese di Novembre è stato interamente curato da: Barabara Pandolfi



Medita


Gesù non ama le apparenze vuote, ipocrite, capaci solo di far sembrare l'uomo ciò che non è realmente, nel cuore e nella vita.
Qui la contrapposizione è forte.
Da una parte gli scribi e le folle, dall'altra una povera vedova.
Gettare denaro nel tesoro del tempio, procurava rumore, chi osservava poteva così capire se uno dava molto o poco. Era, insomma, un altro modo di apparire.
La situazione di una vedova al tempo dei profeti e di Gesù era quella della povertà per antonomasia: senza beni perché le donne non ereditavano e non lavoravano per salario, senza protezione, quasi senza diritti.
Proprio questa donna, povera e vedova, dà non "l'apparenza", ma la sostanza, offre, così, col denaro, la sua stessa vita (sopravvivenza) e si affida a Dio.

Dio che vede il cuore e conosce i pensieri segreti dell'uomo, non ha bisogno delle nostre apparenze, ma della sostanza della fede e della vita. Non importa quanto povera sia la nostra condizione, non importa il peccato, ma la generosità nel donare tutto, nel credere che Dio è il Padre che si prende cura di noi.
Affidarsi in fondo, non significa altro che avere fede. Con Giacomo potremmo dire che la fede si riconosce anche da questo, dalla nostra disposizione a vivere affidati alle mani del Padre.



Per Riflettere

In chi o in che cosa ho posto la mia fiducia?
Come essere "generoso" con Dio?

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