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GIOVEDÌ 5
Novembre 2009
Vangelo secondo Luca (15,1-10) |
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Ascolta
In quel tempo, si
avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i
peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi
mormoravano: "Costui riceve i peccatori e
mangia con loro". Allora egli disse loro
questa parabola: "Chi di voi se ha cento
pecore e ne perde una, non lascia le novantanove
nel deserto e va dietro a quella perduta, finché
non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in
spalla tutto contento, va a casa, chiama gli
amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me,
perché ho trovato la mia pecora che era perduta.
Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per
un peccatore convertito, che per novantanove
giusti che non hanno bisogno di conversione. O
quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una,
non accende la lucerna e spazza la casa e cerca
attentamente finché non la ritrova? E dopo
averla trovata, chiama le amiche e le vicine,
dicendo: Rallegratevi con me, perché ho
ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi
dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per
un solo peccatore che si converte".
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Il mese di Novembre è stato
interamente curato da: Barabara Pandolfi |
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Medita
Il testo che leggiamo, apre la grande
sezione delle parabole della misericordia e del
perdono, che è centrale nel Vangelo di Luca. Qui,
infatti, Gesù ci parla del suo amore, della sua
gioia quando "ritrova" l'uomo, che
temeva perduto.
Troviamo subito, però, due gruppi contrapposti:
- i pubblicani e i peccatori che ascoltano
- i farisei e gli scribi che mormorano
I primi trovano gioia nelle parole di Gesù, i
secondi, al contrario, motivo di scandalo.
Perché?
Sembra quasi che Gesù distrugga le sicurezze
religiose e morali dei farisei e degli scribi,
quelle sicurezze che li fanno sentire migliori,
più degni degli altri. Questi non sopportano un
Dio che agisce con misericordia, con gratuità,
perché giudicano i fratelli e se ne distaccano,
senza amarli, senta sentirsi in un comune cammino
di sequela e di vita.
Siamo, spesso, abituati a pensare ai farisei in
modo negativo. Noi ci riconosciamo peccatori
tanto che può venire spontaneo collocarci subito
nell'altro gruppo. Proviamo, però, per un attimo,
a pensare ai nostri giudizi, all'immagine che
abbiamo di Dio ...
Forse è tutto questo che, talvolta, ci blocca
anche nella nostra missione, nell'evangelizzare,
nel vivere con gli altri da fratelli e sorelle,
tutti ugualmente bisognosi della misericordia del
Padre e, dunque, capaci di gioire per ogni suo
atto di perdono.
Forse è questo che rischiamo come comunità
cristiana: chiuderci nei nostri ovili recintati?
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Per
Riflettere |
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Quando, nella mia vita di fede, provo gioia?
Quando partecipo alla gioia del Padre per il suo
perdono e per il cammino dei fratelli/sorelle?

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