Ascolta e Medita Marzo 2018
Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi
Crocifissi da Parete e da Tavolo
di San Benedetto, di San Damiano e Tradizionali Produzione Artigianale Nazionale

Libreria Edizioni Paoline

La Via Crucis - Le 14 stazioni
La Via Crucis (dal latino, Via della Croce - anche detta Via Dolorosa) è un rito della Chiesa cattolica con cui si ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota......




VOGLIO CONFESSARMI BENE!
"Ti aiuti la Madonna a riconciliarti con Dio, col tuo prossimo, con te stesso, con la vita" dal Santuario di Montenero - Livorno

Ascolta e Medita Marzo 2018 Questo mese è stato curato da: Michela e Roberto Roncella Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi


Lunedì 12 marzo 2018
Is 65, 17-21; Sal 29
Vangelo secondo Giovanni (4, 43-54)

Santo del Calendario di Oggi:
12 Marzo - San Gregorio di Nissa vescovo




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Preghiera Iniziale


Amo il Signore, perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l'orecchio
nel giorno in cui lo invocavo.
Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi,
ero preso da tristezza e angoscia.
Allora ho invocato il nome del Signore:
“Ti prego, liberami, Signore”.
Pietoso e giusto è il Signore,
il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge i piccoli:
ero misero ed egli mi ha salvato.
(Salmo 114-115)



Ascolta Vangelo


In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Medita


Nonostante la posizione di potere raggiunta, il funzionario del re—in questo racconto solo un padre disperato per la malattia del proprio bambino—va incontro a Gesù con la propria impotenza, a implorare quello che nessun sovrano gli può concedere. È combattuto tra l'esigenza di dover provare qualsiasi strada e lo scetticismo condiviso con la gente di Galilea, continuamente desiderosa di vedere segni e prodigi.
Il pensiero del figlio ha il sopravvento: chiede, insistendo, e la sua fede ottiene l'attenzione e la risposta di Gesù, che non chiude mai la porta alle richieste che provengono dal cuore.
Immaginiamo la speranza, insieme all'angoscia, nel ritorno di questo padre, che non ha con sé il maestro “medico”, ma solo la sua rassicurazione, a cui si è aggrappato con la fede di chi ha poco da perdere. E ci riconosciamo nella sua fragile umanità quando—di fronte alla guarigione che i servi gli annunciano—sente il bisogno di una verifica temporale, di riscontrare una relazione causa-effetto, quasi di tipo scientifico, tra l'attimo in cui Gesù ha parlato e quello in cui la febbre è cessata.
Dio conosce la sua creatura, e accetta infine che la sua capacità di affidarsi passi dall'esperienza limitata dei sensi, vagliata con il filtro della ragione ma alla fine espressa dal cuore. Per questo motivo Giovanni racconta e annota la seconda voce—in un elenco ideale di segni che comincia con l'acqua cambiata nel vino della festa senza fine.

Per Riflettere e Preghiera Finale

Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. […] La fede è fare spazio a questo amore di Dio, è fare spazio alla potenza, al potere di Dio, ma non al potere di uno che è molto potente, al potere di uno che mi ama, che è innamorato di me e che vuole la gioia con me. Questa è la fede. Questo è credere: è fare spazio al Signore perché venga e mi cambi. (Papa Francesco, omelia del 16 marzo 2015)

Vieni di notte, ma nel nostro cuore è sempre notte: e, dunque, vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio, noi non sappiamo più cosa dirci: e, dunque, vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine, ma ognuno di noi è sempre più solo: e, dunque, vieni sempre, Signore.
Vieni, figlio della pace, noi ignoriamo cosa sia la pace: e, dunque, vieni sempre, Signore.
Vieni a liberarci, noi siamo sempre più schiavi: e, dunque, vieni sempre, Signore.
Vieni a consolarci, noi siamo sempre più tristi: e, dunque, vieni sempre, Signore.
Vieni a cercarci, noi siamo sempre più perduti: e, dunque, vieni sempre, Signore,
Vieni, Tu che ci ami: nessuno è in comunione col fratello se prima non è con Te, o Signore.
Noi siamo lontani, smarriti, né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo:
vieni, Signore, vieni sempre, Signore.
(Padre David Maria Turoldo)

Padri della Chiesa - Brani scelti per il mese di Marzo

Pazienza e perseveranza

C’è un precetto salutare del nostro Signore e maestro che dice: « Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvo» (Mt 10,22). E un altro: « Se rimarrete nella mia parola sarete veramente miei discepoli, conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi» (Gv 8,3 1-32).
Bisogna essere pazienti e perseveranti, fratelli carissimi, affinché, dopo essere stati ammessi alla speranza della verità e della libertà, possiamo giungere alla verità e alla libertà vere e proprie.
Il nostro stesso essere cristiani è questione di fede e di speranza, ma perché fede e speranza possano conseguire il loro frutto è necessaria la pazienza. Non perseguiamo, infatti, una gloria per l’immediato, ma una gloria futura.
Attesa e perseveranza sono dunque necessarie per portare a compimento ciò che abbiamo cominciato ad essere e per entrare in possesso di ciò che speriamo e crediamo per divina garanzia.

Cipriano di Cartagine, Elogio della pazienza 13



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