Ascolta e Medita Marzo 2018
Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi
Crocifissi da Parete e da Tavolo
di San Benedetto, di San Damiano e Tradizionali Produzione Artigianale Nazionale

Libreria Edizioni Paoline

La Via Crucis - Le 14 stazioni
La Via Crucis (dal latino, Via della Croce - anche detta Via Dolorosa) è un rito della Chiesa cattolica con cui si ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota......




VOGLIO CONFESSARMI BENE!
"Ti aiuti la Madonna a riconciliarti con Dio, col tuo prossimo, con te stesso, con la vita" dal Santuario di Montenero - Livorno

Ascolta e Medita Marzo 2018 Questo mese è stato curato da: Michela e Roberto Roncella Arcidiocesi di Pisa Centro Pastorale per l'Evangelizzazione e la Catechesi


Martedì 6 marzo 2018
Dn 3, 25.34-43; Sal 24
Vangelo secondo Matteo (18, 21-35)

Santo del Calendario di Oggi:
06 Marzo - Santa Rosa da Viterbo




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Preghiera Iniziale


Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono: e avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore più che le sentinelle l'aurora.
(Salmo 130)



Ascolta Vangelo


In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Medita


In una favola famosa, il protagonista, il Piccolo Principe, osserva il bisogno degli uomini di quantificare ogni cosa, di cercare nella misura analitica il senso delle cose e la norma del vivere. Anche Pietro, nel racconto evangelico, scosso dal continuo richiamo di Gesù alla misericordia e al perdono, sente il bisogno di creare una norma “numerica”, in modo da avere un riferimento certo e sicuramente generoso—sette è un numero elevato—dell'invito al perdono. Possiamo immaginare una contabilità di torti subiti e perdonati, con l'amaro risultato di impedirci di dimenticarli e di avere sempre presenti coloro che ce li hanno inflitti. La risposta di Gesù non si sottrae all'esigenza di quantificare, ma ne sposta i termini, come nel calcolo di un limite, verso l'infinito: settanta volte sette, riportato al nostro tempo finito, vuol dire “sempre”; non c'è più bisogno di contare. Gesù capisce la fatica di chi ascolta nel capire un invito così assoluto, e allora continua, e prova a spiegarne il motivo. Usa ancora i numeri, e ancora in modo iperbolico. Un tale aveva un debito: di quanto, ci viene subito da chiedere? La cifra presentata da Gesù è fuori da ogni orizzonte pratico: centinaia di tonnellate di metallo prezioso sono una quantità incommensurabile, impensabile anche nella casa di un re per un suo ministro. Significano che il debito vale la vita, di cui il padrone—Dio—può disporre a piacere, e che è disposto a condonarci, se lo preghiamo di farlo.
Per contro i cento denari sono una cifra vera, reale, cento giornate di lavoro, e rappresentano i veri debiti che vengono contratti quotidianamente tra noi e che possiamo decidere come gestire: se condonarli o esigerli inflessibilmente. In questa nuova prospettiva, consapevoli del nostro vero debito, come i compagni dei servi del racconto, scopriamo nel dispiacere per la mancanza di misericordia l'ingiustizia del rancore e la possibilità, nel perdono, di somigliare a Dio.

Per Riflettere e Preghiera Finale

Tutti siamo dissipatori di beni non nostri. Quel che abbiamo è frutto di grazia e dei talenti affidatici. Siamo perciò debitori, come quel servo, ed abbiamo accumulato verso il padrone un debito enorme. Come? Anzitutto credendoci padroni di quello che ci è stato solo affidato. […] Se pensiamo alla sproporzione tra quanto ci è affidato e all'avarizia con cui cerchiamo di aiutare gli altri, comprendiamo quale senso abbia per noi la parabola raccontata da Gesù. (Mons. Vincenzo Paglia)

Davanti a te, Padre, ci inviti a ricordare quanti da noi aspettano il perdono.
Sarebbe certo strano che noi chiedessimo a loro
più di quanto tu hai chiesto a noi per perdonarci:
ti è bastato vedere un'ombra di pentimento, un barlume di desiderio,
un passo mosso dalla speranza, per correrci incontro.
Aiuta chi ci avesse fatto del male ad avere in sé ciò che ci hai donato di avere in noi:
e fa' che il nostro amore lo accolga, il perdono lo sani,
la gioia della festa condivisa nella tua casa lo appaghi
oltre ogni misura di dare o avere, di calcoli, di offese o di pretese.
Aiutaci a dire a tutti e a ciascuno, lo sguardo nello sguardo,
che il male è scomparso, che è bello sentirsi amati tutti da te
ed amarci con la semplicità e la fiducia di figli dello stesso Padre, il Padre di misericordia.
(Mons. Bruno Forte)

Padri della Chiesa - Brani scelti per il mese di Marzo

Chiudere la porta del cuore

«Tu, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo» (Mt 6,6). Accennando così che i segreti del nostro cuore sono manifesti solo a lui.
Bisogna pregare Dio dopo aver chiuso la porta: vale a dire che dobbiamo chiudere il nostro cuore, con la chiave mistica, a ogni sentimento malvagio, e a bocca chiusa dobbiamo parlare a Dio con mente pura. Il nostro Dio, infatti, ascolta la fede, non le parole.
Il nostro cuore, dunque, sia chiuso con la chiave della fede contro le insidie dell’avversario e sia aperto solo a Dio; si sa che quello è il suo tempio, perché colui che abita nei nostri cuori è il nostro avvocato nelle preghiere.
Dunque, Cristo nostro Signore, parola di Dio e sapienza di Dio, ci ha insegnato questa preghiera, perché preghiamo così.

Cromazio di Aquileia, Sermone 40,1



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