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MERCOLEDÌ 31
Marzo 2010
Vangelo secondo Matteo (26,14-25) |
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Ascolta
"Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda
Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse:
"Quanto volete darmi perché io ve lo
consegni?". E quelli gli fissarono trenta
monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione
propizia per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si
avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Dove
vuoi che prepariamo per te, perché tu possa
mangiare la Pasqua?". Ed egli rispose:
"Andate in città da un tale e ditegli:
"Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino;
farò la Pasqua da te con i miei discepoli"".
I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù,
e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici.
Mentre mangiavano, disse: "In verità io vi
dico: uno di voi mi tradirà". Ed essi,
profondamente rattristati, cominciarono ciascuno
a domandargli: "Sono forse io, Signore?".
Ed egli rispose: "Colui che ha messo con me
la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il
Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di
lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio
dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se
non fosse mai nato!". Giuda, il traditore,
disse: "Rabbì, sono forse io?". Gli
rispose: "Tu l'hai detto".
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Il mese di Febbraio è stato
interamente curato da: Massimo Salani
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Medita
Il brano giovanneo di ieri proponeva una
lettura teologica del rinnegamento di Pietro.
Registrava anche quello di Giuda, ma è con
Pietro che Gesù dialoga, coinvolge, cerca (in un
contesto di notte) di offrirgli la luce per
condurlo alla salvezza.
Nella pericope che anticipa il Triduo Pasquale,
Matteo si sofferma sulla figura di Giuda
Iscariota. L'avvicinarsi della Pasqua impone agli
ebrei molti obblighi rituali. La cena è uno di
questi. Parrebbe il luogo meno indicato per
annunciare una nuova rivelazione introdotta da In
verità io vi dico. La tavola da sempre è segno
di comunione e di convivialità. Eppure il
tradimento perpetrato da Giuda poco prima per una
somma di denaro trova nel pasto il suo momento
decisivo. Certo l'Iscariota aveva già venduto il
Salvatore, ma il dialogo con Gesù permetteva
ancora il ripensamento, stimolava la presa di
coscienza del tradimento, la consapevolezza del
peccato.
Giuda rifiuta l'ultima occasione offerta, non
risponde invocando la misericordia del Nazareno
ma nascondendo il suo tradimento (non certo agli
occhi di Gesù) agli altri discepoli. Se
veramente lo riconosceva Rabbì, il Maestro di
salvezza che per tanto tempo aveva frequentato,
non avrebbe mistificato la realtà: sono forse io?
Il Figlio dell'uomo se ne va. Muore sulla croce,
muore per tutti i peccatori. Anche per Giuda,
anche per noi.
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Per
Riflettere |

Crocefisso di
San Damiano in Argento
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Siamo al termine del cammino quaresimale. Giuda
rimane fermo nel rifiutare la salvezza di Gesù.
una via cui nessuno è escluso: non Pietro che,
pur rinnegandolo, guiderà la Chiesa; non i
discepoli che, vinti dalla paura, lasceranno
Gesù. Nemmeno noi, se con umiltà,
riconoscendoci peccatori saremo sempre disposti
ad un continuo cammino di conversione. La meta
finale non è la croce. Questa è un momento per
giungere al Regno di Dio promesso dal Salvatore.
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